Mercati, i trader più esperti sono riusciti a prevedere i cali

10 Dicembre 2018, di Daniele Chicca

Un mese fa c’è un indice di analisi tecnica che aveva previsto tutto. Vale la pena affidarsi a questo misuratore del sentiment e delle scelte di investimento della cosiddetta “smart money” se si vuole prevedere anche la direzione che le Borse prenderanno le prossime settimane di fine anno? Secondo alcuni strategist la risposta è affermativa.

Le operazioni di buyback delle società, finanziate a suon di debiti, saranno cruciali per vedere un rimbalzo dei mercati finanziari mondiali: lo scrivevano a novembre gli analisti di Canaccord Genuity, secondo cui la ripresa a intermittenza delle Borse – attualmente in rosso da quattro settimane di fila – poggia su basi poco solide.

Le cosiddette mani forti per esempio, stando a un indicatore del gruppo, non si sono fidate del mini rimbalzo di inizio novembre successivo alle elezioni di metà mandato americane e hanno avuto ragione. Se la situazione rimane immutata, dicevano gli analisti il 7 novembre, allora significa che le Borse potrebbero testare i minimi toccati di recente.

Un eventuale rally dei mercati azionari a fine 2018 dipende fortemente dalle operazioni di acquisto di azioni proprie delle società quotate, scriveva un mese fa l’analista Brian Reynolds di Canaccord Genuity.

Come funziona lo smart index e cosa significa per i mercati

Il cosiddetto smart money index (SMI), inventato dal money manager Don Hays, è rimasto debole anche durante la breve ripresa delle Borse i primi di novembre, risultata in un rialzo del 3,1% dell’indice S&P 500 e del 3,6% per il Dow Jones. Gli indici hanno poi chiuso in calo il mese di novembre dopo il selloff di ottobre. La settimana scorsa, infine, è stata la peggiore da marzo per l’azionario mondiale.

L’avvertimento degli analisti tecnici di Canaccord Genuity doveva dunque servire da presagio di futuri cali e così potrebbe essere anche nelle prossime settimane. I due indici (quello smart money e quello di Borsa), infatti, si stanno muovendo sempre più in parallelo e questa è la dimostrazione di come lo smart money index possa essere utilizzato come un metodo valido per prevedere per tempo le prossime oscillazioni dei mercati.

L’indice smart money funziona così: mette a confronto i flussi in entrata e uscita nei mercati azionari nella prima mezz’ora di scambi e i flussi dell’ultima mezz’ora. L’idea è che i trader più inesperti si facciano prendere dall’emotività nei primi minuti di scambi, mentre quelli con la maggiore esperienza tendono ad aspettare l’ultimo momento utile di scambi per fare le loro mosse. Potendo a quel punto valutare al meglio anche la performance di mercato rispetto ai fondamentali.

Se l’indice SMI scende nettamente in un periodo di ribassi, significa che la smart money sta vendendo e che il trend dei mercati si potrebbe presto invertire. Il discorso vale anche per nel caso diametralmente opposto (le mani forti comprano quando mercato scende potrebbe voler dire che c’è da aspettarsi un rimbalzo). Nel grafico riportato da Reynolds, si vede la performance dell’indice rispetto a diversi archi temporali.

Le tre conclusioni a cui è arrivato l’analista nell’osservare la dicotomia tra l’andamento dello smart money index e quello del mercato azionario sono le seguenti:

  1. L’attività a fine giornata aumenta le chance che i mercati azionari vadano a testare nuovi minimi, prima di riguadagnare slancio.
  2. La seconda è che i buyback saranno particolarmente importanti nel riportare in carreggiata i prezzi di Borsa, e scongiurare una fine della fase rialzista, che dura da nove anni e mezzo
  3. La terza e ultima è che i titoli a maggiore capitalizzazione saranno con tutta probabilità i leader del prossimo rimbalzo, con le azioni small-cap e mid-cap che invece seguiranno a ruota fino al Nuovo Anno.