MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (9/2/05)

9 Febbraio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: in assenza di dati macro i movimenti sui mercati sono comunque stati piuttosto rilevanti sia sul fronte forex che su quello dei tassi di interesse. Il Dollaro ha continuato a rafforzarsi verso Euro raggiungendo la soglia di 1,27 per poi riperdere quota oggi. Un articolo di Berry, noto Fedwatcher, ha richiamato l’attenzione sull’eccessivo ottimismo con cui è stato interpretato il discorso di Greenspan sul tema del deficit di partite correnti, lasciandone intravedere la possibilità dell’inizio di una fase di rientro sebbene in un un’ottica di lungo termine.

Berry ha sottolineato come Greenspan abbia enfatizzato una serie di fattori che rendono il percorso piuttosto articolato e tale da non lasciare ancora spazio ad ipotesi di restringimento del deficit nel breve termine, soprattutto dopo che le proposte di Bush (contenute nello schema di legge finanziaria) per il rientro del deficit di bilancio, hanno registrato critiche piuttosto forti da diversi esponenti del Congresso.

Alla vigilia dell’importante dato sulla bilancia commerciale di dicembre di domani, è da attendersi ancora una giornata piuttosto movimentata sul mercato dei cambi. Sul mercato obbligazionario, l’asta di ieri sul Treasury triennale ha registrato una percentuale di sottoscrizione da parte degli investitori esteri pari al 44%, in calo dal precedente 54%.

Oggi è attesa l’emissione sul tratto quinquennale e domani sul segmento decennale. L’attesa trimestrale di Cisco ha evidenziato profitti raddoppiati nel secondo trimestre. Sono risultate però al di sotto delle attese le stime del fatturato per il trimestre in corso, comportando una perdita di circa il 2% del valore del titolo nell’after hour. John Chambers, Ceo di Cisco, ha però dichiarato di aver rilevato un cauto ottimismo da parte della propria clientela corporate in merito alle decisioni su nuovi investimenti.

Europa: in rialzo la produzione industriale tedesca che a dicembre ha registrato un incremento dell’1,2% m/m, dopo il –1,5% di novembre. A trainare il recupero è stata la produzione di beni durevoli, in linea con quanto emerso dal dato sugli ordinativi. Per rilanciare l’economia, in Germania si sta discutendo sulla possibilità di ridurre le imposte societarie al fine di scoraggiare le aziende a delocalizzare la produzione, anche se l’elevato deficit/Pil del paese rappresenta un grosso ostacolo.

In Francia il ministro delle finanze Gaymard ha confermato le stime dell’esecutivo che si attende una crescita al 2.5% nel 2005 che dovrebbe consentire al paese di riportare il deficit/Pil al di sotto del 3% entro dicembre. Questo dovrebbe consentire all’esecutivo di riprendere la politica dei tagli alle imposte interrotta nell’anno in corso per il biennio 2006-2007.

Relativamente alle aree emergenti, ieri un esponente del Fmi ha dichiarato che la proposta del governo turco di aumentare in modo consistente la spesa pubblica potrebbe ritardare l’accordo su un prestito da 10 Mld $. Secondo il Fmi l’incremento di spesa proposto dall’esecutivo non sarebbe ricompreso nella finanziaria per il 2005, che rappresenta la base dell’accordo sul prestito annunciato lo scorso dicembre.

Asia-Pacifico: nel primo giorno del capodanno lunare cinese, con diverse tra le maggiori borse della regione chiuse per festività, l’indice azionario nipponico Nikkei 225 ha chiuso in ribasso dello 0,15%, mentre l’indice generale Topix ha registrato un lieve rialzo, con buona performance dei titoli dei servizi finanziari, della siderurgia e dell’estrazione mineraria.

I titoli tecnologici nipponici hanno risentito delle vendite su Trend Micro (-5,68%), produttore di software anti-virus individuato a dicembre da Microsoft come il fornitore per proteggere MSN Hotmail, vendite indotte dall’annuncio da parte del gigante americano dell’acquisizione di un produttore di software anti-virus concorrente.

Sempre in Giappone, per domani è atteso il dato preliminare per gennaio degli ordinativi di macchinari industriali, particolarmente interessante per verificare l’entità della correzione dopo l’exploit del dato di novembre, che aveva registrato una impennata dell’11% sul mese, su base destagionalizzata, con gli ordinativi core che erano cresciuti addirittura del 19,9%. Il dato core, che riguarda gli ordinativi privati domestici ad esclusione di quelli delle aziende della cantieristica navale e della produzione di elettricità, è considerato il miglior indicatore prospettico per la spesa in beni capitali delle imprese, anticipando, negli anni recenti, la relativa componente del PIL di circa un trimestre.

Commodity: restano sotto i 46 $/b le quotazioni del greggio in attesa della pubblicazione di oggi dei dati sulle scorte di greggio Usa che il consensus di mercato vede in aumento. Attese in calo invece le scorte di distillati. A tranquillizzare gli operatori sono giunte anche le parole del ministro del petrolio dell’Arabia Saudita secondo cui il paese continuerà a produrre 9 Mln b/g al fine di soddisfare la domanda e stabilizzare i prezzi del greggio.

Il ministro ha inoltre aggiunto che nei prossimi quattro anni il paese si propone di aumentare la capacità a 12,5 Mln b/g. Smentite le voci di quanti pensavano ad un taglio della produzione Opec prima della riunione del 30 marzo. Il presidente Opec ha infatti dichiarato che al momento non vi è alcuna necessità di consultarsi prima dell’incontro per un eventuale taglio. Ricordiamo che nell’ultima riunione conclusasi a quote invariate, i paesi membri avevano avanzato la possibilità, in caso di bisogno, di tenere una teleconferenza per un’eventuale riduzione dell’output.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)