MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (8/2/05)

8 Febbraio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: il piano di bilancio da 2570 Mld$ presentato da Bush al Congresso prevede, al fine di accelerare il rientro del deficit, la riduzione di finanziamenti, dall’agricoltura all’assistenza ai poveri, ed un rallentamento delle spese per la difesa. Il budget non include la richiesta di 80 Mld$ per la guerra in Iraq ed Afganistan, ed i costi della parziale privatizzazione della previdenza sociale.

Per l’anno fiscale 2005 la Casa Bianca proietta un disavanzo di bilancio di 427 Mld$ (3,5% del Pil), che nel 2006 dovrebbe ridursi a 390 Mld$ (3% del Pil) e nel 2007 a 312 Mld$. Quest’anno la crescita dovrebbe attestarsi al 3,6% mentre nel 2006 al 3,5%. Il tasso di inflazione è atteso al 2,4% e 2,3% nel 2005 e 2006 rispettivamente ed il tasso di disoccupazione in media dovrebbe attestarsi al 5,3%.

Ieri Gramlich, membro votante della Fed, parlando circa dello stato di salute dell’economia ha dichiarato che la situazione sta migliorando, con il mercato del lavoro che malgrado migliori a ritmi modesti si sta movendo nella giusta direzione. Secondo Gramlich, gli Usa devono effettuare aggiustamenti per mantenere i conti pubblici sotto controllo e riguardo alla politica monetaria ha dichiarato di essere uno tra quelli che hanno votato a favore di incrementi moderati dei tassi di interesse. In serata Bies, altro membro votante del Fomc, ha aggiunto che gli Usa continuano ad attrarre un “tremendo ammontare” di investimenti dall’estero, riuscendo per tale via a far fronte al deficit di partite correnti.

Europa: l’indice Bloomberg dei responsabili di acquisti, ha evidenziato un calo a gennaio delle vendite al dettaglio dell’intera area euro. L’indice (49,9 da 50,6) infatti dopo la pausa di dicembre ha registrato la quinta flessione in sei mesi, scendendo sotto la soglia che separa la zona di espansione da quella di contrazione. Il calo è da attribuire all’elevato tasso di disoccupazione che avrebbe impedito la crescita della spesa al consumo.

Il calo del Pmi è stato in particolare guidato dall’italia, che ha visto le spese scendere per il sesto mese consecutivo a 46,7 da 47, mentre in Francia si registra il primo aumento in sei mesi a 50,1 da 49. Infine in Germania si è registrato un rallentamento a 51,6 da 54,8. Oggi è attesa la pubblicazione del dato preliminare sulla produzione industriale tedesca di dicembre che, considerato il rialzo registratosi a dicembre dall’indice Ifo e degli ordinativi industriali potrebbe registrare un miglioramento.

Asia-Pacifico: in Asia, stamani, gli indici azionari sono in territorio positivo, con le eccezioni del Nikkei 225, che ha chiuso in lieve ribasso, e dello S&P ASX 200 australiano, che ha interrotto la recente successione di massimi storici. In Giappone, il dato di dicembre della spesa in termini reali delle famiglie composte da più di una persona è risultato in calo del 2,5% rispetto al mese precedente, su base destagionalizzata, calo minore di quanto temuto dagli economisti, portando la variazione annuale a –3,5%.

I dati sulle condizioni monetarie e creditizie nell’arcipelago in gennaio sono risultati in linea con le attese, mentre già ieri erano state rese note riserve ufficiali di attività estere per l’equivalente di $841Mld a gennaio, in lieve diminuzione rispetto al mese precedente. Nell’ambito del sondaggio governativo Economic Watchers svolto nel mese di gennaio, l’indice delle aspettative sulle condizioni economiche tra 2-3 mesi è aumentato rispetto al mese precedente, portandosi in prossimità del livello soglia di 50, con l’indice delle condizioni correnti anch’esso aumentato.

Nella settimana in corso, per il Giappone sarà interessante verificare, l’entità della correzione negli ordinativi di macchinari industriali, dopo l’exploit fatto registrare in novembre di un incremento di quasi il 20% sul mese.

Commodity: sulla scia del miglioramento climatico negli Usa e sulle conclusioni del G-7, le quotazioni petrolifere continuano a perdere terreno (nell’ultima settimana le quotazioni sono scese del 6%). Nel documento finale, i ministri delle finanze e i banchieri centrali hanno infatti chiesto un aumento della produzione e quindi delle scorte di energia nel medio periodo, ed una maggiore efficienza energetica e maggiori investimenti nel settore. Inoltre un funzionario dell’industria petrolifera irachena ha dichiarato che entro pochi giorni sarà ripristinata l’attività dell’oleodotto transturco Kirkuk-Ceyhan, fermo da metà dicembre. Tuttavia il perdurare dell’instabilità politica potrebbe tenere ancora sotto tensione il mercato petrolifero.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)