MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (6/12/04)

6 Dicembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: i dati sul mercato del lavoro Usa del mese di novembre erano tenuti ad una conferma del forte incremento occupazionale registrato ad ottobre. Le attese sono state in gran parte deluse. I fattori che avevano maggiormente contribuito alla buona performance di ottobre si sono nettamente ridimensionati. Di seguito li elenchiamo: 1)settore costruzioni: dopo una variazione di occupati ad ottobre di 65.000 unità (riviste da 71.000) pari al massimo dal marzo del 2000, si è passati a +11.000. Il venir meno dell’effetto uragani ha pertanto prodotto un impatto evidente; 2)settore governativo: anche in questo caso l’apporto ha segnato un drastico ridimensionamento (da +24.000 a +8.000), con una variazione che si è nuovamente collocata (per la prima volta nel secondo semestre) al di sotto della media degli ultimi 10 anni pari a +19.000;3)assunzioni a carattere temporaneo: sono risultate in netto calo (da +51.000 a+9000).

Sono stati rivisti al ribasso anche i dati di ottobre (da 337k a 303k) e settembre (da 139k a 119k). Inoltre è mancato anche l’apporto positivo del settore retail che anzi ha segnato una variazione negativa (-16.200). Nell’ambito dell’household survey rileviamo inoltre un nuovo rialzo della durata media della disoccupazione (da 19,6 a 19,9 settimane). Nel complesso pertanto il forte dato di ottobre si è rivelato per ora non strutturale. Si sta assistendo indubbiamente ad un recupero dei posti di lavoro ma in modo meno che proporzionale rispetto alla crescita dell’economia. Pertanto, si può parlare di una crescita occupazionale sub ottimale (c.d. sub-par labor market recovery).

Secondo il report trimestrale sui mercati finanziari pubblicato dalla Banca per i Regolamenti Internazionali, vi sarebbe stato ad agosto un calo della domanda di asset Usa come conseguenza della diversificazione in Euro portata avanti da banche centrali asiatiche oltre che da esportatori di petrolio.

Europa: scendono le vendite al dettaglio dell’area euro che a novembre hanno registrato un calo dello 0,2% a/a dal –0,5% di ottobre rivisto al ribasso. Il volume totale delle vendite su base annua è cresciuto in Francia (+2,3% a/a da 0,5%), mentre è sceso in Germania (-1,1% a/a da 2,4%). Rallenta la crescita del settore dei servizi dell’intera area. A novembre il Pmi servizi è sceso a 52,6 da 53,5 di ottobre e al minimo da agosto 2003, risentendo negativamente dell’apprezzamento dell’euro che rende le aziende poco competitive. L’indice relativo all’occupazione passa a 50,5 ad indicare come le aziende continuano ad assumere ma ad un ritmo moderato. In Italia l’indice, pur scendendo a 53,1 da 54,4, rimane sopra la soglia dei 50 per il diciassettesimo mese consecutivo. In particolare il sottoindice relativo all’occupazione cala da 51,6 a 51,1 mentre quello delle aspettative sale da 69,7 a 70,8.

In settima è attesa la pubblicazione dell’indice tedesco Zew, che dovrebbe fornire qualche indicazione sull’andamento economico dei prossimi mesi. Sempre in Germania sarà pubblicato il dato sulla produzione industriale di ottobre, che dovrebbe confermare la debolezza economica del paese. Infine giovedì la Bce pubblica il bollettino mensile che non dovrebbe apportare informazioni aggiuntive rispetto a quanto già dichiarato da Trichet nella conferenza stampa successiva alla riunione delle autorità monetarie.

Asia-Pacifico: miste le maggiori borse della regione, con l’indice azionario Nikkei 225 in calo dello 0,84% e l’indice Kospi 100 a Seoul in calo dell’1,42%, con penalizzazione dei titoli delle grandi aziende esportatrici, sull’onda del deludente dato occupazionale dagli USA venerdì e del rinnovato movimento di indebolimento del Dollaro, movimento che rende le merci asiatiche meno competitive sulla piazza statunitense.

In Giappone, tra i settori del Topix (-0,62%) l’unico a chiudere in terreno positivo è stato quello dei servizi bancari, con Goldman Sachs che ha innlzato il proprio giudizio su Mitsui Trust (+4,88%), settima maggiore banca dell’arcipelago, da ‘in-line’ ad ‘outperform’, mentre il titolo di Toyota Motor, che realizza gran parte dei propri utili operativi in Nordamerica, ha perso l’1,79%. Sempre in Giappone, in mancanza oggi di dati macroeconomici di rilievo, l’attenzione degli osservatori è proiettata sul dato della spesa in ottobre delle famiglie di lavoratori, in pubblicazione domani, e sulla seconda lettura del PIL reale nel terzo trimestre dell’anno, che verrà rilasciata mercoledì: l’attesa è per una revisione al rialzo di quest’ultimo, dopo il buon aumento della spesa in beni capitali nel trimestre.

Commodity: perde l’1,64% il prezzo del petrolio sulla scia del calo dei timori di una scarsa offerta invernale. Le quotazioni del Brent, per la prima volta da luglio, sono scese sotto i 39 $/b. Le temperature superiori alla norma, unite ai buoni dati sulle scorte petrolifere hanno determinato, nella settimana conclusasi il 3 dicembre, un calo delle quotazioni di circa il 15%.

L’attesa dei mercati è ora rivolta alla riunione Opec del 10 dicembre, in cui si dovrebbero decidere le quote produttive per il primo trimestre 2005. L’organizzazione però ha già fatto sapere che se le quotazioni resteranno su livelli elevati, i paesi membri continueranno a produrre oltre la quota stabilita nell’ultima riunione e quindi non sono attesi cambiamenti nelle quote produttive. Secondo indiscrezioni del WSJ l’Opec potrebbe portare il tetto massimo di tolleranza del prezzo del basket di riferimento a quota 30$/b dagli attuali 28.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)