MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (5/11/04)

5 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: Il tasso di crescita annualizzato della produttività del settore non agricolo del terzo trimestre si è attestato sul livello più basso degli ultimi due anni. Inoltre è stato sensibilmente (da 2,5 a 3,9%) rivisto al rialzo il dato del trimestre precedente. Si è anche registrato un incremento del costo del lavoro unitario ai tassi più elevati dal settembre del 2003.

Il calo della produttività potrebbe comportare un aumento delle assunzioni seppure in modo lieve, il che determinerebbe un incremento del costo del lavoro e di conseguenza possibili penalizzazioni in termini di margini aziendali. Dopo la ufficializzazione della vittoria di Bush, gli operatori sono tornati a focalizzarsi sui driver principali dell’economia, primo fra tutti il petrolio. Il forte calo di ieri ha portato l’indice S&P500 in prossimità dei massimi del 2004.

Meno forte invece l’effetto sui bond i cui tassi rimangono su livelli ancora relativamente contenuti, in attesa dei dati sul mercato del lavoro di oggi. In tal caso predomina la prudenza degli operatori dopo i dati degli ultimi 4 mesi che non hanno evidenziato incrementi significativi degli occupati. Sul mercato forex il tema del deficit di partite correnti risulta il driver principale alla base dell’attuale fase di indebolimento che ha portato il Dollar Index ai minimi degli ultimi 9 anni.

Rogoff (capo economista del Fmi) e Obstfeld (professore di economia all’università della California) hanno pubblicato un report sul sito del NBER in cui hanno evidenziato i rischi di un ulteriore deprezzamento del Dollaro, dichiarando che la situazione attuale presenta dei parallelismi con gli inizi degli anni ’70, quando fu abbandonato il sistema di B. Woods.

Europa: Nella conferenza stampa successiva alla riunione della Bce, che ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse, Trichet ha ribadito i pericoli derivanti dal caro petrolio soffermandosi questa volta non solo sulla crescita ma anche sull’inflazione. Il capo della Bce ha infatti ribadito che l’elevato prezzo del greggio rappresenta una grossa incognita per l’andamento del ciclo economico che dovrebbe continuare a crescere anche il prossimo anno malgrado le maggiori insidie.

Relativamente ai prezzi Trichet ha dichiarato che l’andamento del petrolio genera pressioni sull’inflazione che è destinata a rimanere sopra il 2% per un periodo di tempo più lungo delle attese. Oltre ad un effetto diretto del petrolio il rischio è che ci sia un effetto indotto dagli aumenti tariffari per cui diventa molto importante essere vigili sulla dinamica salariale. Dichiarazioni preoccupate anche sul continuo apprezzamento dell’Euro.

Sebbene Trichet non abbia fatto un riferimento esplicito alle possibili ripercussioni che tale dinamica potrebbe avere sulla crescita, ha dichiarato che le autorità monetarie non gradiscono movimenti violenti sul mercato valutario, dicendosi rassicurato dalle dichiarazioni di Snow sul mantenimento di una politica del dollaro forte. Dal lato macro gli ordinativi industriali tedeschi hanno deluso le attese evidenziando un calo della componente domestica. A conferma della debolezza della domanda interna anche il disaggregato che ha mostrato una contrazione su base annua sia dei beni di consumo (-3,6%) che dei beni capitali (-1,6%).

Asia-Pacifico: in rialzo oggi le maggiori borse dell’area, con le eccezioni di Shanghai e Wellington, sulla scia del forte ribasso del prezzo del greggio e della buona performance ieri delle borse nordamericane. In Giappone, l’indice azionario Nikkei 255 ha guadagnato l’1,06%, terzo rialzo consecutivo, con acquisti sui titoli della distribuzione commerciale e dei servizi finanziari e vendite sul comparto estrattivo e dell’energia: tra i grandi nomi, Nippon Oil ha ceduto il 2,45%, mentre il sottoindice del Topix per il settore estrattivo ha ceduto l’1,94%.

Benché le previsioni di ripresa per l’economia nipponica da parte di governo e banca centrale rimangano ottimistiche, i dati macroeconomici continuano a deludere: le spese per consumi delle famiglie sono diminuite dell’1,9% in settembre, rispetto ad un’attesa mediana di –0,1%, portando la variazione tendenziale annua a –1%, mentre il dato preliminare per settembre dell’indice degli indicatori anticipatori ha segnalato un calo in linea con le attese, al 30% dal 65% di agosto.

Commodity: scendono sotto i 49 $/b le quotazioni del greggio dopo che l’Opec per il sesto mese consecutivo ha alzato la produzione e sulla scia del rialzo delle scorte petrolifere Usa che nelle ultime sei settimane sono cresciute del 7,5%. Secondo il Dipartimento dell’Energia, i paesi membri del Cartello ad ottobre hanno alzato la produzione dello 0,5% a 30,61 Mln b/g, il livello di output più alto dal 1979.

Relativamente ai metalli, salgono le quotazioni del rame dopo che i lavoratori della miniera cilena, posseduta dalla Phelds Dodge Corp., secondo produttore al mondo, hanno comunicato l’inizio di uno sciopero a partire da oggi L’indebolimento del dollaro ha favorito le quotazioni aurifere salite ieri oltre i 430 $/oncia, valore che non si registrava dal 1988.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)