MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (30/11/04)

30 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: in una giornata di relativa maggiore tranquillità sul mercato forex, il mercato obbligazionario è nuovamente diventato protagonista, con un marcato rialzo dei tassi che ha portato il segmento decennale ai livelli massimi dagli inizi del mese di agosto. La penalizzazione ha interessato maggiormente i Treasuries rispetto agli analoghi titoli europei ed è iniziata in corrispondenza dell’inizio dell’apertura dei mercati Usa.

Le ragioni alla base di tale andamento sono collegate all’aspettativa di una settimana che potrebbe evidenziare buoni dati macro, a partire dalla fiducia dei consumatori di oggi. Gli operatori speculativi inoltre, in base al report Cftc, al 23 novembre hanno ancora incrementato le posizioni nette lunghe sul comparto decennale, a differenza di tutti gli altri segmenti di curva. Di conseguenza è verosimile immaginare che proprio tale segmento di curva presenti maggiori margini di profit taking.

Sul mercato azionario il Nasdaq ha segnato il nuovo record dalla fine di gennaio, grazie anche all’ennesimo contributo positivo di Apple (+6%), le cui stime in termini di prezzo obiettivo sono state incrementate da diverse case di investimento in modo considerevole. Penalizzato invece l’indice S&P500 in seguito principalmente alla performance negativa del comparto dei rivenditori al dettaglio, in seguito all’andamento calante di Wal-Mart (-3,92%) dopo la revisione al ribasso delle stime di vendite di novembre.

Europa:i dati relativi alle città campione italiane hanno evidenziato un’inflazione sostanzialmente stabile a novembre a fronte di un incremento mensile dello 0,2% il tendenziale annuo si è posizionato tra l’1,9 ed il 2% rispetto al 2% di ottobre. In disaggregato è emerso un ulteriore calo della componente relativa agli alimentari, la quinta consecutiva, ed un proseguimento del trend discendente sulla componente relativa al tempo libero e alla ristorazione.

In forte crescita i prezzi alla produzione in seguito al forte incremento della componente energetica che è cresciuta del 2,8% m/m. Il dato comunque dovrebbe essere destinato a rallentare nei prossimi mesi ed in particolare nei primi mesi del 2005 quando l’effetto confronto sarà particolarmente positivo.

In Francia in peggioramento la fiducia dei consumatori che a novembre è scesa ai minimi degli ultimi 4 mesi. Sempre in Francia, nello stesso mese è risultata in calo anche la fiducia dal lato business, in seguito ai timori sulle possibili ripercussioni sull’export determinate dall’apprezzamento dell’Euro. Infine il tasso di disoccupazione francese di ottobre è rimasto fermo al 9,9%, il livello più elevato dal mese di febbraio 2000.

Asia-Pacifico: in rialzo oggi le maggiori borse della regione, con l’eccezione di quella di Tokio, dove l’indice azionario Nikkei 225 ha chiuso in calo dello 0,72%, con la variazione dei titoli dell’informatica e delle vendite al dettaglio a contribuire per il 15% del declino.

Deludenti i dati pubblicati oggi sulla congiuntura giapponese, tali da far temere alcuni che l’espansione economica, durata sei semestri, sia già giunta al termine. Il dato preliminare per ottobre della produzione industriale ha registrato a sorpresa un calo dell’1,6% sul mese, su base destagionalizzata, portando la variazione tendenziale annua a –1,1%, al di sotto delle attese. Gli ordinativi nel settore edilizio sono aumentati dello 0,2% a/a per lo stesso mese, da +9%. Le famiglie di lavoratori nipponiche, sempre in ottobre, hanno diminuito le proprie spese dell’1,2% m/m, su base destagionalizzata, a fronte di un tasso di disoccupazione salito a sorpresa nel mese al 4,7%, con un rapporto tra posizioni disponibili e candidati invece migliorato a 0,88 (effetto ‘scoraggiati’).

L’indice della fiducia delle piccole imprese nell’arcipelago è sceso in novembre a 48,9, da 49,5, confermando, insieme ai dati sulla produzione, come le aziende abbiano assunto un atteggiamento difensivo di fronte all’incertezza circa l’andamento futuro della domanda, sia domestica che internazionale. Alcuni economisti hanno comunque suggerito come la variazione nella produzione possa essere stata amplificata dagli effetti dei terremoti e dei tifoni in ottobre.

Commodity: una fuga di gas ha costretto alla chiusura due piattaforme della Statoil ASA, principale compagnia petrolifera norvegese, riducendo del 7% circa la produzione petrolifera dell’intero paese. La notizia ha portato le quotazioni petrolifere in prossimità dei 50 $/b. A ciò si è inoltre aggiunta la dichiarazione dell’Iran, secondo cui l’Opec dovrebbe riportare la produzione nei limiti delle quote ufficiali.

Salgono le quotazioni del rame dopo che l’aumento domanda statunitense e cinese, ha generato un calo delle scorte del metallo. Il livello delle scorte, monitorato dal London Metal Exchange, quest’anno è sceso dell’86%, il livello più basso dal 1996.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)