MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (29/11/05)

29 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – USA: le vendite di case esistenti di ottobre sono calate del 2,7% m/m su base destagionalizzata. I prezzi, in media ed in mediana, hanno continuato a registrare un sensibile rialzo. Allo stesso tempo però è aumentato il tempo di permanenza dell’invenduto passato da 4,6 a 4,9 mesi. Il dato pertanto si aggiunge ad altri inerenti il settore immobiliare segnalanti un rallentamento della lunga fase di crescita contestuale dei prezzi e delle negoziazioni.

Sul mercato azionario i principali indici hanno chiuso in calo, soprattutto con riferimento al Nasdaq Composite (-1,04%). All’interno del Dow Jones sono stati penalizzati principalmente i titoli delle grosse catene di distribuzione: i dati sulle vendite durante il ponte del Thanksgiving Day sono stati positivi ma allo stesso tempo il valore del fatturato è rimasto pressoché invariato rispetto allo stesso periodo del 2004 in seguito ai forti sconti praticati. Nell’ambito dei paesi emergenti segnaliamo che in Argentina il presidente Kirchner ha sostituito il ministro dell’economia Lavagna con Felisa Miceli.

Forte l’impatto sui mercati con un calo dell’indice Merval di oltre il 4% ed un sensibile deprezzamento del Peso verso Dollaro. Nel frattempo, il Brasile ha annunciato di voler procedere all’emissione di 500Mln$ di titoli con scadenza 2034.

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Europa: in assenza di dati macro di rilievo l’attenzione degli operatori rimane focalizzata sulla riunione della Bce in calendario per giovedì prossimo, riunione che dovrebbe concludersi con un incremento di 25 pb del tasso di riferimento. Cattive notizie per i conti pubblici italiani. Secondo lo studio pubblicato dal Cer sia il deficit che il debito pubblico sono destinati a crescere fino al 2008 compreso, quando il disavanzo toccherà il 4,8% del Pil ed il debito il 110,6%.

A preoccupare il Cer sarebbe soprattutto il drastico calo dell’avanzo primario (+0,5% nel 2005 e +0,3% nel triennio 2006-2008) in un contesto in cui i tassi di interesse stanno tornando a salire. Infine ieri la Slovacchia è entrata nell’ERM-II con lo scopo di adottare la valuta unica europea tra due anni, nella migliore delle ipotesi.

In seguito alla notizia, la corona, che adesso dovrà oscillare in una banda compresa tra il +/-15% intorno alla parità centrale di 38,455 per Euro, si è apprezzata di oltre il 2% nei confronti della valuta unica e di quasi il 3,5% nel vs $.

Asia-Pacifico: il ribasso delle borse statunitensi di ieri ha, stamattina, condizionato gli indici azionari asiatici, calati dai massimi degli ultimi cinque anni: in una seduta nel complesso tranquilla, il Nikkei 225 ha ceduto lo 0,4%, mentre l’indice generale Topix è comunque riuscito a chiudere in territorio positivo, segno che alcune parziali delusioni dal fronte macroeconomico non hanno mutato la prospettiva congiunturale agli occhi degli investitori.

Lo Yen, invece, dopo il dato sulla produzione industriale nipponica, ha perso buona parte del repentino guadagno del giorno precedente, avvenuto a seguito del dato sulle vendite di case esistenti negli USA. In Giappone, in ottobre, la produzione industriale è aumentata meno delle attese, con un +0,6% m/m, su base destagionalizzata, con le aziende che hanno preferito decumulare le scorte (-1,7% m/m) piuttosto che aumentare la produzione stessa, il che potrebbe fornire le basi per un’ulteriore espansione di quest’ultima nel prossimo futuro.

Sorpresa negativa, per lo stesso mese, anche dal tasso di disoccupazione, inaspettatamente aumentato al 4,5%, anche per via delle nuove persone messesi a cercare attivamente un’occupazione, con un rapporto impieghi/candidati che è invece aumentato. Buone notizie dalle spese ordinarie delle famiglie di lavoratori dipendenti, aumentate più delle attese, sempre in ottobre.

Commodity: la ricerca di investimenti alternativi ha portato il prezzo dell’oro in prossimità dei 500 $/oncia, livello massimo dall’87. Secondo il World Gold Council la domanda di oro da parte del Medio Oriente nel terzo trimestre è cresciuta del 38%.

L’acquisto di oro da parte degli investitori è guidato anche dalla necessità di coprirsi dall’accelerazione dei prezzi energetici e di diversificare il loro portafoglio. La domanda di petrolio infatti cresce solitamente nell’ultima parte dell’anno a causa dell’aumento della richiesta di combustile da riscaldamento. Intanto, l’attesa di temperature per i prossimi giorni piuttosto miti stanno guidando il calo dei prezzi petroliferi (-2,3%) e di heating oil (-3,17%).

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