MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (28/04/04)

28 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: il dato sulla fiducia dei consumatori è risultato superiore al consensus di mercato posizionandosi a quota 92,9 da 88,5. Si è registrato un incremento della componente prospettica (da 91,3 a 94,5) ma è stata soprattutto la componente corrente (da 84,4 a 90,6, valore massimo dall’agosto del 2002) a spiegare il recupero di fiducia rispetto al mese precedente. In tal caso il miglioramento della percezione corrente è spiegata in gran parte dalla buona percezione delle condizioni del mercato del lavoro: ad esempio l’hard to get job index si è posizionato ai livelli minimi dal novembre del 2002 a quota 27,6% da 29,9%.

Il dato nel complesso ha pertanto evidenziato buone indicazioni in vista della pubblicazione dei non farm payrolls del 7 maggio, attualmente atteso a quota +175.000. Ciò nonostante la reazione del mercato non è stata consequenziale: il Dollaro si è indebolito vs. Euro, le borse hanno chiuso pressoché invariate ed i mercati obbligazionari hanno recuperato le iniziali perdite. Tale andamento potrebbe essere segnaletico del fatto che gli operatori hanno già incorporato nei prezzi dati macro positivi, almeno per quanto concerne quelli attesi da qui al 7 maggio. Pertanto potrebbero prevalere nel brevissimo termine logiche più legate al profit taking.

Un sondaggio effettuato dall’istituto ISM ha evidenziato come sia sensibilmente aumentata la percentuale dei produttori (sia dal lato dei servizi che del comparto manifatturiero) disposta ad incrementare l’organico. Il ministro dell’economia argentino ha dichiarato che il paese presenterà entro giugno il piano di ristrutturazione del debito.

Euro: in occasione della presentazione del rapporto annuale della Bce di fronte alla commissione per gli Affari Monetari dell’Europarlamento, Trichet ha smorzato le attese di un eventuale taglio dei tassi di interesse, ribadendo che la crescita è destinata ad accelerare, con un’inflazione sotto controllo.

La domanda interna dovrebbe essere sostenuta nei prossimi mesi da un aumento dei redditi reali disponibili e da una crescita degli investimenti, sostenuti da un buon andamento degli utili societari. Riguardo all’inflazione il target della Bce rimane sotto al 2% per l’anno in corso anche se Trichet ha ammesso la possibilità di un’accelerazione del tendenziale nei prossimi mesi a causa dei rialzi dei prezzi delle materie prime e di alcune tariffe in alcuni paesi membri.

Particolare attenzione è stata posta sulla situazione dei conti pubblici. Trichet ha ribadito l’importanza di attenersi ai dettami del Patto di Stabilità, criticando Francia e Germania per aver violato tali regole.

Continuiamo a ritenere che la Bce manterrà un atteggiamento cauto sui tassi di interesse, in attesa di segnali più chiari dal lato crescita ed inflazione. Nelle ultime due settimane infatti i segnali sono stati particolarmente contrastanti almeno per quanto riguarda la crescita.

Dopo il deludente dato di gennaio, il surplus di bilancia commerciale dell’intera area euro a febbraio è cresciuto sensibilmente e per quanto riguarda gli indicatori anticipatori, l’Ifo di aprile è risultato migliore delle attese, aiutato appunto da un miglioramento della domanda estera, fattore che per i prossimi mesi potrebbe aiutare la crescita, visto che la domanda per consumi continua a rimanere depressa nelle principali economie dell’area. In tal senso un’ulteriore minaccia potrebbe essere rappresentata da un’eventuale accelerazione dei prezzi delle materie prime.

Jap: la produzione industriale di marzo è cresciuta su base tendenziale del 7,7% da 6,7% di febbraio. Tra le sottocomponenti, si evidenzia il rialzo del settore manifatturiero (7,7% a/a da 6,6%) e dei metalli non ferrosi (3% a/a da –9%). Debole la domanda interna con le vendite al dettaglio scese a marzo del 2,3% a/a, dal +1,8% del mese precedente.

È iniziato oggi il meeting della BoJ da cui, secondo le prime anticipazioni, è emerso che le autorità sarebbero intenzionate a non modificare l’attuale politica monetaria almeno fino a quando il tasso di inflazione non si stabilizzerà. Il board della BoJ vede per l’anno fiscale 2004 una crescita del Pil del 3,1% ed un calo dei prezzi dello 0,2%. L’anno fiscale in corso rappresenterebbe pertanto il settimo anno consecutivo di deflazione.

Commodity: sostenuto il prezzo del greggio in attesa della pubblicazione del report settimanale sulle scorte petrolifere statunitensi. Scendono i prezzi del rame e del palladio dopo che uno dei principali consumatori, la Cina, sta cercando di introdurre nuove misure per rallentare la crescita economica.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)