MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (27/07/04)

27 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: il settore immobiliare continua ad evidenziare una buona performance. Le vendite di case esistenti hanno registrato un rialzo del 2,1% a giugno su base annuale, spingendo i prezzi ai massimi storici (+5,2% in media). Il settore delle case esistenti rappresenta l’85% di tutto il comparto immobiliare. Si tratta comunque di dati relativi al mese di giugno.

Gli operatori stanno attendendo dati relativi al terzo trimestre, il primo dei quali giungerà oggi con riferimento alla fiducia dei consumatori, attesa su livelli prossimi ai massimi degli ultimi 2 anni. Si tratta di un dato rilevante, come sempre molto importante per avere una visione più chiara sulle condizioni anche del mercato del lavoro i cui dati sono attesi il prossimo 8 agosto.

Nel frattempo, le attese di un rallentamento dell’economia stanno continuando a spingere al ribasso le borse, con l’indice S&P500 ai minimi del 2004 ed il Nasdaq ai minimi degli ultimi 10 mesi. Sul mercato obbligazionario vi è il timore di un calo della domanda di Treasury da parte degli investitori asiatici : la verifica vi sarà soprattutto in occasione dell’asta sul 2 anni Treasury da 24 Mld$ attesa per domani.

Europa: in lieve accelerazione l’inflazione tedesca: secondo i dati preliminari, pubblicati sulla base dell’andamento dei prezzi nei laender tedeschi, a luglio l’inflazione ha registrato un incremento congiunturale dello 0,3%, portando il tendenziale all’1,8%, dall’1,7% di giugno. Il dato ha risentito negativamente del rialzo del petrolio e del surriscaldamento dei prezzi del settore ristorazione durante la stagione estiva.

In deterioramento la bilancia delle partite correnti, con l’avanzo che a maggio, calcolato in termini aggiustati per la stagionalità, ha registrato un calo a €5,8Mld dagli €8,8Mld di aprile, dato quest’ultimo già frutto di una revisione al ribasso della stima preliminare. Poco variato il saldo dei movimenti di capitale: per quanto riguarda la voce investimenti diretti dall’estero, a maggio in area euro si è registrata un’uscita netta di €0,7Mld, dopo la fuoriuscita di €2,9Mld di aprile. Infine, dal lato societario ieri la finlandese Nokia ha subito il taglio di outlook da parte di S&P che ha portato la prospettiva sul rating della società a ‘negativo’ da ‘stabile’, a causa del peggioramento delle prospettive di utili e fatturato per il leader mondiale dei cellulari.

Asia-Pacifico: alle 8:00 di stamane le principali borse asiatiche si presentavano contrastate, con Taiwan (+1,25%), Singapore (+0,75%), Seoul (+0,26%) e Hong Kong (+0,16%) in rialzo, mentre a Tokio l’indice Nikkei 225 segnava un perdita dell’1,15%, una volta di più trainato al ribasso da settore tecnologico e sulla strada di chiudere una quarta seduta negativa consecutiva, portando la perdita da inizio mese a quasi il 7%.

A pesare su titoli come Advantest (-3,59%) e Tokyo Electron (-2,42%) sono stati soprattutto i timori che le società tecnologiche nipponiche durante questa settimana rivedano al ribasso le proprie previsioni di utili e fatturato per il secondo semestre, sulla base dell’aumento delle scorte di magazzino e di un diminuito pricing power.

Sempre in Giappone, il calo delle vendite dei grandi magazzini ha segnato un’accelerazione in giugno, facendo registrare una variazione tendenziale annua di –5,7% dal –2,4% del mese precedente, così come reso noto ieri, mentre rimane ottimistica la percezione della forza del ciclo economico, con il tasso di rendimento sul titolo governativo decennale in rialzo per il quarto giorno negli ultimi cinque.

Commodity: in lieve calo il prezzo del greggio, sebbene le quotazioni restino superiori ai $41/b in attesa di nuovi dati proveniente dagli USA sulla consistenza delle scorte petrolifere. In lieve calo il prezzo del rame, dopo che i lavoratori della miniera di La Caridad del Grupo Mexico hanno votato a favore della continuazione dello sciopero, precedentemente interrotto perché considerato illegale. Ancora in calo il prezzo dell’oro, dopo il rafforzamento del Dollaro contro Euro dovuto probabilmente più a movimenti tecnici che a motivi strutturali.