MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (22/11/04)

22 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’atteso incontro del G20 si è concluso formalmente con un comunicato finale in cui è stato fatto riferimento alla necessità del rientro del deficit di bilancio Usa, oltre a ribadire l’ottimismo sulla crescita in ottica 2005. Pertanto nessun riferimento all’andamento del tasso di cambio. Allo stesso tempo Bush, intervenendo al forum APEC (Asia Pacific Economic Cooperation) si è limitato a ribadire che gli Usa sono a favore di un Dollaro forte senza fare riferimento in questo caso al fatto che il valore della valuta Usa deve essere demandato al mercato. Si tratta di un elemento di rilievo visto che allo stesso forum era presente il primo ministro giapponese Koizumi. L’omissione da parte dei Bush è stata in sostanza letta come un’implicita tolleranza verso l’ipotesi di interventi sul forex da parte del Giappone, così come dichiarato da diversi esponenti governativi nipponici. Infine il discorso di Greenspan dello scorso venerdì, ha sottolineato la necessità di agire tempestivamente per riequilibrare il deficit di partite correnti insieme a quello di bilancio, dal momento che ad un certo punto il consueto finanziamento offerto dagli investitori esteri, in primo luogo le banche centrali, potrebbe attenuarsi.

In sintesi, l’insieme di questi fattori fanno emergere un atteggiamento sempre più evidente da parte degli Usa teso a tollerare la debolezza del biglietto verde cercando unicamente di evitarne un deprezzamento troppo rapido e pertanto incontrollabile. Lo stesso Greenspan ha anche rilasciato dichiarazioni in merito ai tassi d’interesse che hanno sorpreso non poco gli operatori. Il capo della Fed ha testualmente dichiarato: “il rialzo dei tassi è stato preannunciato con così tanto anticipo e in così tante forme che chiunque non si fosse opportunamente coperto sarebbe desideroso di incorrere in perdite”. Di conseguenza sono stati nuovamente penalizzati i Treasuries, in misura molto più forte rispetto ai bond europei. La settimana si preannuncia scarna di dati macro e sostanzialmente dimezzata, in vista della festività del Thanksgiving Day del prossimo giovedì.

Europa: il Pil francese del terzo trimestre dell’anno ha registrato un marcato rallentamento con un incremento dello 0,1%, dal +0,6% del trimestre precedente. In disaggregato è emersa una contrazione dei consumi (-0,1% t/t, dal +0,5% del trimestre precedente) e degli investimenti (-0,5%, dal +1,3%), mentre rimangono sostenute le esportazioni (+0,8%, dal +0,9%). Il rallentamento della domanda interna rappresenta un ulteriore fattore di rischio per la crescita del paese nei prossimi mesi quando le esportazioni potrebbero risentire negativamente del sensibile apprezzamento dell’Euro.

I primi segnali di debolezza della domanda estera stanno emergendo anche in Italia, che ha assistito a settembre al rallentamento delle vendite e gli ordinativi industriali a seguito di un peggioramento della domanda estera. Nel caso degli ordinativi si tratta del secondo mese consecutivo in cui la domanda estera ha registrato un calo (-2,2% m/m, dal –0,3% di agosto). In flessione anche la fiducia dei consumatori in Belgio. Il dato di novembre ha evidenziato una lettura di –7, dal –6 di ottobre con un deterioramento delle aspettative sulla situazione finanziaria per il prossimo anno da parte delle famiglie.

Tra i dati in calendario per la settimana meritano attenzione il disaggregato del Pil tedesco del 3° trimestre, l’indice Ifo che, alla luce del calo dello Zew, dovrebbe mostrare una flessione ed i dati sui prezzi dei laenders tedeschi.

Asia-Pacifico: la combinazione del Q&A che ha visto protagonista Greenspan venerdì scorso, della continuazione dell’indebolimento generalizzato del Dollaro e del balzo, ancora venerdì, del corso del petrolio WTI a New York, con chiusura negativa dell’azionario statunitense, sembra poter essere considerata la causa dietro il calo delle maggiori borse della regione stamani, con le sole borse di Shanghai (+0,14%) e Shenzen (+0,49%) a spingersi in territorio positivo. In Giappone, l’indice azionario Nikkei 225 ha ceduto il 2,11%, maggior calo da tre mesi a questa parte.

Gli investitori sembrano particolarmente preoccupati dell’effetto che la volatilità del cambio USD/JPY potrà avere sui bilanci degli esportatori, anche alla luce dell’impressione, emersa durante il G20 nel fine settimana, che la Cina non sia pronta a considerare l’abbandono della parità fissa dello Yuan nei confronti del biglietto verde. Unico dato macroeconomico nipponico, oggi, quello delle spese di Ottobre nei convenience store, il cui calo è rallentato a –0,9%, dal –1,8% del mese precedente. La borsa di Tokio rimarrà chiusa domani per festività nazionale.

Commodity: torna a salire il prezzo del petrolio su timori che il calo delle temperature in Europa potrebbe aumentare la domanda per il gasolio da riscaldamento. Il calo delle temperature ha infatti favorito l’incremento dei prezzi del gas che la scorsa settimana sono cresciuti del 9,6%. Salgono anche le quotazioni dell’oro dopo che il forte indebolimento del dollaro ha reso gli acquisti in euro più convenienti. Segnaliamo che lo scorso giovedì è stato introdotto sul Nymex il primo Etf sull’oro (denominato StreetTracks Gold Trust), sponsorizzato dal World Gold Council, che consente di operare direttamente sul sottostante. Parte del rialzo dell’oro delle ultimissime giornate potrebbe essere attribuito ad operazioni di copertura del nuovo strumento. La Banca di Francia ha annunciato l’accordo con il Ministero delle Finanze per la vendita di 500-600 tonnellate di oro delle sue riserve nei prossimi 5 anni, senza però specificare quando inizierà la vendita. I proventi della vendita saranno investiti in strumenti finanziari ed i profitti per il bilancio statale.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)