MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (22/03/04)

22 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: la scorsa settimana si è conclusa con un sensibile calo dei principali indici azionari. Si è trattata della seconda settimana terminata in negativo, un evento che non accadeva dallo scorso mese di novembre.

Il mix di tensioni geopolitiche e di incertezze sul fronte macro hanno rappresentato un fattore negativo per le borse. E’ stato penalizzato soprattutto il comparto tecnologico e più in particolare quello dei semiconduttori: il relativo indice di comparto di Filadelfia (il c.d. Sox), ha chiuso la giornata con una perdita superiore al 3%.

Anche il comparto petrolifero ha registrato un sensibile calo: l’indice di settore ha chiuso in calo di oltre il 2%, pur in presenza di un livello del prezzo del petrolio situato ancora sui livelli massimi dall’inizio della guerra in Iraq. Questa mattina, la notizia dell’uccisione dello sceicco Yassin, uno dei leader spirituali del movimento palestinese Hamas, ha ancor più acuito i timori di attentati terroristici.

Secondo alcune anticipazioni di stampa, il report sull’economia mondiale del FMI (in pubblicazione ufficiale il prossimo 21 aprile), conterrebbe una previsione di tassi fermi da parte della Bce a fronte invece di un possibile rialzo dei tassi da parte della Fed. Lo stesso Fmi, starebbe per rivedere al rialzo le stime di crescita 2004 degli Usa (da 3,9 a 4,5%) e del Giappone (da 1,4% a 3,2%).

In settimana il calendario macro propone come principali eventi la pubblicazione del dato finale del Pil Usa del quarto trimestre oltre che il dato finale dell’indice della fiducia dei consumatori dell’università del Michigan. In quest’ultimo caso si tratta di un evento piuttosto importante in quanto potrebbe evidenziare l’eventuale impatto sui consumatori Usa dei recenti attentati in Europa. Il dato inoltre si colloca alla vigilia della pubblicazione del più generale indice di fiducia del 30 marzo p.v.

Euro: la prima tornata delle elezioni regionali tenutasi ieri in Francia, si è conclusa con un calo dei consensi del governo conservatore, a favore del partito socialista. I primi risultati ufficiosi emersi dagli exit polls hanno infatti mostrato un buon risultato dell’opposizione con il 40% circa dei consensi, mentre il partito del Presidente Chirac è riuscito ad ottenere solamente il 34% dei voti.

Buono il traguardo raggiunto dall’estrema destra che ha avuto circa il 17% dei consensi. Le elezioni sono considerate un test importante per la presidenza Chirac, tanto che una sconfitta pesante del partito conservatore potrebbe comportare anche un rimpasto di governo mettendo a rischio la figura del primo ministro Raffarin.

Il risultato definitivo sarà reso noto solo alla conclusione della seconda tornata elettorale che si terrà domenica prossima. Pochi i dati di rilievo attesi durante la settimana, ad eccezione del business e del consumer confidence italiano e i dati preliminari sui prezzi al consumo in Germania. I dati sulla fiducia potrebbero continuare a calare rimanendo in linea con quanto accaduto negli altri paesi dell’area.

Venerdì in Belgio il consumer confidence è sceso a marzo a –3, da –1 di febbraio. Relativamente all’inflazione, venerdì Issing ha smentito le indiscrezioni giunte la scorsa settimana circa una possibile revisione al rialzo delle stime di inflazione per l’area Euro nel 2005 che rimangono comprese tra l’1,3 e l’1,4%.

Jap: continuano le tensioni sul mercato dei cambi. Le dichiarazioni del vice ministro delle Finanze, Mizoguchi, secondo cui le autorità monetarie continueranno ad evitare le eccessive fluttuazioni del cambio hanno sostenuto le quotazioni dello Yen che restano intorno a 107 contro dollaro. Secondo alcuni traders, il governo nipponico che la scorsa settimana aveva fatto intendere che avrebbe modificato la sua politica degli interventi, appare ancora restio a far scendere lo Yen a quota 105 contro dollaro.

Commodity: in lieve calo le quotazioni petrolifere scese sotto i 38 $/b dopo le dichiarazioni dei ministri del Qatar e Venezuela secondo cui l’Opec potrebbe posticipare i tagli previsti per il 1° aprile. Intanto si avvicina la data del prossimo incontro Opec (31 marzo), il cui esito è alquanto incerto. Da un lato emergono preoccupazioni relative agli elevati livelli che il prezzo del greggio ha raggiunto, dall’altro vi sono i timori per l’atteso calo della domanda nel secondo trimestre.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)