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MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (21/4/05)

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USA: i prezzi al consumo di marzo hanno evidenziato variazioni mensili superiori alle attese mediane, soprattutto con riferimento alla parte core. Se sul dato complessivo ha inciso significativamente la componente energetica, sulla parte core invece i settori che maggiormente hanno contribuito alla consistente variazione positiva sono stati quello dei trasporti, del settore alberghiero e dell’abbigliamento.

Con riferimento al settore alberghiero, la vibrazione è stata del 3,9%, la più elevata da quando viene rilevata tale componente. Verosimilmente il rialzo potrebbe ricollegarsi all’arrivo anticipato della Pasqua nel mese di marzo. Ferguson membro votante della Fed, commentando il dato e pur evidenziando la necessità di una maggior attenzione sulla dinamica dei prezzi, ha comunque invitato ad un’attenta lettura delle sottocomponenti, dichiarando che la variazione del Cpi di marzo potrebbe essere stata determinata da fattori erratici e volatili. Anche il Beige Book ha dedicato ampio spazio al tema prezzi evidenziando come le pressioni siano aumentate sebbene al momento i prezzi nel complesso rimangano moderati.

Inoltre diverse aziende hanno segnalato un incremento del pricing power, sebbene in alcuni distretti (ad es. Cleveland) si assista ad un contenimento del meccanismo di trasmissione sui consumatori finale mediante una riduzione dei margini.

Nel complesso il quadro economico delineato dal report della Fed è positivo sul tema crescita, lasciano aperta la possibilità di un ulteriore rialzo di 25bps nel prossimo Fomc del 3 maggio con statement sostanzialmente invariato. La reazione dei mercati al richiamo dell’attenzione sui prezzi si è focalizzata sulle ripercussioni in chiave crescita. Di conseguenza i tassi sono ancora scesi, il Dollaro si è deprezzato e l’indice S&P500 ha segnato un nuovo minimo da novembre.

Europa: deludenti i dati italiani sul fatturato industriale e sui nuovi ordinativi. Le vendite a febbraio hanno registrato una flessione dell’1,3% su base mensile con un tendenziale in calo dello 0,2%. In lieve rialzo gli ordinativi industriali (+0.7% m/m, dal –5.3% di gennaio), trainato dalla componente estera (+2.6%) mentre continua a contrarsi quella interna (-0.1%). Deludenti anche i dati sulla bilancia commerciale dell’area Euro di febbraio.

Sebbene il saldo abbia registrato un miglioramento secondo i dati aggiustati per la stagionalità, in disaggregato è emerso che le esportazioni si sono contratte ed il miglioramento è da imputare esclusivamente ad una riduzione delle importazioni, fenomeno strettamente correlato con la debolezza della domanda interna.

Secondo quanto riportato da FT Deutschland sia l’Economist Intelligent Unit che l’istituto tedesco IW starebbero temendo la possibilità di una deflazione per la Germania. A preoccupare i due centri di ricerca sarebbe la forte debolezza della domanda interna. Il rischio per tale scenario risiede nella forza dell’Euro, nei moderati incrementi salariali, nel mancato pagamento del lavoro straordinario e nei tagli degli stabilizzatori sociali.

Infine, secondo un articolo riportato da FT, qualora il referendum francese del 29 maggio si concludesse con la vittoria del no, il paese potrebbe tornare di nuovo alle urne per esprimere per la seconda volta la sua preferenza in proposito.

Asia-Pacifico: in generale negativi, stamani, i maggiori indici azionari della regione, con modesti progressi solo per quelli di Seoul, Taipei e Singapore.

A Tokio, l’indice Nikkei 225 ha chiuso in calo dello 0,94%, recuperando nel pomeriggio parte delle perdite della mattina in una seduta ad alti volumi, con i titoli del trasporto marittimo, del commercio al dettaglio e del petrolio e carbone tra i più penalizzati, mentre in calo sono risultate anche le azioni delle grandi aziende esportatrici, con gli investitori nuovamente timorosi per le prospettive della rimozione dell’accomodamento monetario statunitense e comunque incerti nell’attesa dei molti bilanci di grandi gruppi nipponici, per l’anno fiscale conclusosi lo scorso 31 marzo, in pubblicazione la prossima settimana. Il calo della borsa ha favorito il reddito fisso nipponico, con il tasso decennale governativo ai minimi da marzo 2004.

Sempre in Giappone, l’avanzo di partite visibili in marzo è aumentato a ¥1,044Mld, su base destagionalizzata, in linea con le attese, grazie soprattutto ad un aumento delle esportazioni.

In Cina, dopo la pubblicazione del PIL per il primo trimestre, ieri, oggi è stato reso noto un tasso di disoccupazione del 4,2% per lo stesso periodo, mentre l’indice dei prezzi alla produzione nel mese di marzo è aumentato del 5,6% a/a, in accelerazione rispetto al 5,4% a/a del mese precedente.

Commodity: deludenti i dati sulle scorte di greggio statunitensi che nella settimana conclusasi il 15 aprile sono scese di 1,8 Mln di barili, il primo calo dopo nove settimane di rialzi. Scendono anche le scorte di benzine (-1,5 Mln di barili), mentre invariate restano quelle di distillati.

Le quotazioni petrolifere dopo aver toccato il massimo di 53,10 $/b hanno chiuso la sessione a 52,44 $/b di poco superiore alla chiusura precedente. La debolezza del dollaro continua a sostenere le quotazioni dei metalli, il cui settore nell’indice Crb guadagna l’1,27%.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)