MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (21/1/05)

21 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’indice pubblicato della Fed di Filadelfia relativo al settore manifatturiero ha evidenziato a gennaio un marcato calo, posizionandosi al livello minimo dal mese di luglio 2003. Il calo ha interessato in particolare la componente nuovi ordinativi e quella consegne. Molto forte il rialzo registrato dai prezzi pagati che hanno raggiunto il livello massimo dal 1980.

E’ pur vero che sono aumentati anche i prezzi ricevuti dalla clientela ma l’incremento non è stato della stessa entità: mentre la percentuale di coloro che hanno segnalato un incremento dei prices paid è stata pari al 66%, solo il 31% ha invece segnalato livelli più elevati di prices received. L’attenzione sulla componente prezzi è molto elevata da parte degli operatori dopo i richiami di quasi tutti gli esponenti della Fed su tale fattore che potrebbe essere decisivo per le prospettive di politica monetaria.

Combinando le indicazione desunte dall’indice della Fed prima citato insieme con quelle derivanti dal Beige Book, emerge ancora un’assenza sostanziale di potere sui prezzi da parte delle aziende sebbene vi siano lievi segnali di miglioramento. Il dato sui leading indicators di dicembre ha evidenziato una variazione mensile in linea con le attese pari a +0,2%, che ha rappresentato la seconda variazione positiva dopo ben 5 variazioni consecutive negative.

L’incremento è stato determinato soprattutto dall’apporto positivo della componente prospettica della fiducia dei consumatori insieme con il rialzo dei prezzi del mercato azionario. L’indice tendenziale ha registrato un lieve calo (da +1,1% a +1%), evidenziando una fase di stabilizzazione dopo il forte calo iniziato dal mese di marzo 2004.

Europa: il bollettino mensile della Bce ha ribadito come attualmente l’inflazione rimane sotto controllo grazie ad un calo dei prezzi del greggio ed alla mancanza di spinte derivanti dalla dinamica salariale. Nel medio periodo secondo la Bce i rischi sono collegati ad un eccesso di liquidità del sistema che potrebbe generare spinte sull’inflazione attraverso la crescita dei prezzi del settore immobiliare.

Il report ribadisce quindi come la banca centrale al momento continui a ritenere opportuno di mantenere i tassi di interesse invariati ma per la seconda parte dell’anno la variabile rilevante per un eventuale cambio di view sarà l’Euro. Al momento infatti le condizioni monetarie rimangono neutrali grazie alla forza della valuta unica, ma un suo indebolimento consistente e duraturo (con un Euro tra 1,10 ed 1,15 contro dollaro) porterebbe ad un allentamento monetario eccessivo rispetto a quanto richiesto per sostenere una crescita non inflativa.

Come nelle attese è stata rivista al rialzo la stima dell’inflazione in area Euro nel mese di dicembre (al 2,4% dal 2,2% precedente), ma il dato depurato dalla componente energetica ha mostrato una dinamica molto più contenuta (1,9%), con incrementi che hanno interessato i settori di intrattenimento, cultura, hotel e ristoranti. Tuttavia si tratta di aumenti legati al periodo natalizio, di fondo il dato resta compatibile con l’ipotesi di rallentamento delle spinte inflative.

Torna in negativo la bilancia commerciale italiana che ha chiuso il mese di novembre a –244 Mln€ in peggioramento rispetto a +594 Mln€ di ottobre, con esportazioni in crescita del 13,5% a/a e le importazioni del 16,9% a/a. I dati hanno risentito sia del rafforzamento dell’euro che ha inciso sull’export sia dell’aumento dei prezzi petroliferi e delle commodities che ha penalizzato le importazioni.

Asia-Pacifico: il Nikkei 225 ha oggi chiuso la quarta seduta consecutiva in calo, perdendo lo 0,41%, con il titolo Sony che ha ceduto il 3,04% dopo che il secondo maggiore produttore al mondo di elettronica di consumo aveva annunciato il giorno precedente di aver ridotto le proprie previsioni per l’utile operativo nell’anno fiscale in corso di ben il 31%, sulla scorta dell’andamento avverso dei prezzi di televisori, lettori DVD ed altri prodotti.

Sempre in Giappone, il governo ha ufficialmente riaffermato la propria previsione dell’1,6% per la crescita del PIL reale nell’anno fiscale che inizia ad Aprile, numero che era stato reso noto una prima volta in dicembre, con una crescita del PIL nominale attesa all’1,3% ed un indice dei prezzi al consumo che dovrebbe registrare un lieve aumento nel periodo, sancendo la fine della deflazione che dura da cinque anni.

A rinvigorire un po’ gli ottimisti sulla tenuta della crescita nipponica, l’indice del livello di attività nel settore dei servizi per il mese di novembre ha sorpreso in positivo, registrando un aumento dello 0,4% sul mese, mentre il corrispondente indice per tutti i settori è avanzato dello 0,3% sul mese. Ricordiamo come diversi economisti abbiano individuato nella crescita dei servizi ai consumatori un fattore essenziale per l’aumento della domanda interna e la riduzione della vulnerabilità della paese a shock esterni.

Commodity: continuano a scendere i prezzi petroliferi, con le quotazioni del Wti che hanno perso l’1,3%. L’aumento oltre le attese delle scorte petrolifere statunitensi unito alla pressoché stabilizzazione dei distillati e ad un possibile taglio della produzione da parte dell’Opec, cosa che sembra improbabile con un prezzo prossimo ai 50 $/b, hanno determinato un calo delle quotazioni che avevano toccato i 49,5 $/b.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)