MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (20/5/05)

20 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA:i leading indicators del mese di aprile hanno evidenziato una variazione negativa su base mensile.
Dopo le revisione al ribasso della serie dati dei mesi scorsi, è emersa una sequenza di ben quattro mesi con variazione mensile negativa. Il tendenziale ha ancora seguito il trend calante iniziato dal mese di marzo ’04 arrivando a –1,1% da –0,9%.

Delle 10 sottocomponenti che compongono l’indice, i contributi negativi sono arrivati dalle aspettative dei consumatori, dalla pendenza della curva dei tassi, dai prezzi azionari, dal tasso delle consegne e dall’aggregato monetario M2.

Il dato segnala la possibilità di un rallentamento della crescita nei prossimi mesi. Nei mesi scorsi era già emersa una sequenza negativa anche più lunga (5 variazioni mensili negative da giugno ad ottobre ’04) di quella iniziata da gennaio di quest’anno, ma i dati consuntivi (alla luce anche della revisione al rialzo attesa per il pil del primo trimestre) sono stati discordanti rispetto alle indicazioni fornite dai leading indicators.

In ogni caso, alla luce anche della lunga durata del trend calante dell’indicatore in esame in termini tendenziali (a partire dal mese di marzo ’04), nel trimestre in corso si potrebbe assistere ad un rallentamento dell’economia.

L’indice della Fed di Filadelfia relativo al settore manifatturiero si è posizionato ai livelli minimi dall’agosto del 2003. L’indice è comunque rimasto in territorio positivo per il 24esimo mese consecutivo, segnalando che la maggioranza degli interpellati è propensa ad immaginare un miglioramento dell’attività. Nelle domande speciali è emerso che i produttori risentono meno delle pressioni derivanti dal rialzo del prezzo delle materie prime per la fissazione dei prezzi dei loro prodotti.

Europa:molto deludenti i dati sulla produzione industriale dell’area Euro per il mese di marzo. A fronte di un calo mensile dello 0,2%, dal –0,6% a sua volta rivisto al ribasso di febbraio, il tendenziale si è contratto dello 0,1%, tornando in negativo per la prima volta dal settembre del 2003.

Sostanzialmente sotto controllo l’inflazione. I dati definitivi sull’indice dei prezzi al consumo armonizzato hanno evidenziato un tendenziale stabile al 2,1%. Merita attenzione l’andamento del dato core che ad aprile è cresciuto dell’1,4% a/a, dall’1,6% di marzo, a conferma che le tensioni sui prezzi continuano a giungere dalla componente energetica. Nell’ipotesi di una calmierazione dei prezzi delle materie prime, in particolare del greggio, è lecito ipotizzare una moderazione dell’indice generale nei prossimi mesi.

Il Fmi, per bocca di Rato, ha ribadito che nel caso in cui la situazione congiunturale dovesse ulteriormente deteriorarsi, la Bce dovrebbe essere pronta a tagliare i tassi di interesse. Alla luce della debolezza congiunturale continua a preoccupare la situazione dei conti pubblici. Secondo un’intervista rilasciata da S&P’s al Financial Times la rigidità della spesa pubblica e le politiche di tassazione nei paesi dell’Unione potrebbero comportare un incremento degli squilibri fiscali. I paesi a maggior rischio sarebbero il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Germania e l’Italia.

Asia-Pacifico:l’indice Nikkei 225 è tornato a scendere, oggi, cedendo lo 0,36%, in una giornata caratterizzata da modesti cali per molte piazze della regione, cali interpretabili, in parte, come una pausa di riflessione degli investitori dopo i forti guadagni di giovedì.

Non sembra avere impattato sull’azionario nipponico, né sul valore esterno dello Yen, l’esplicitazione da parte della Banca del Giappone, al termine della riunione mensile di politica monetaria, della possibilità che, nel prossimo futuro, il livello dei depositi delle istituzioni finanziarie presso la banca centrale scendano sotto l’obiettivo operativo ¥30.000-¥35.000Mld, semplicemente riconoscendo il diminuito appetito per la liquidità da parte del sistema bancario privato. Il mercato sembra quindi aver correttamente interpretato il comunicato come un aggiustamento tecnico, piuttosto che come un cambiamento di indirizzo di politica monetaria, che resta estremamente accomodante.

La Cina ha annunciato l’aumento dell’imposizione tariffaria sulle proprie esportazioni su 74 categorie di prodotti tessili e dell’abbigliamento, a partire da giugno, al fine di rabbonire soprattutto i paesi occidentali, preoccupati della forza competitiva dei prodotti stessi.

In Corea del Sud, il PIL reale è cresciuto nel primo trimestre dell’anno meno delle attese, registrando un aumento dello 0,4%, su base destagionalizzata, portando l’incremento tendenziale annuo a 2,7%.

Commodity:ancora in calo le quotazioni petrolifere, scese ieri sotto i 47 $/b.

Tuttavia in mattinata i prezzi del greggio sono tornati a salire dietro la speculazione che l’Opec potrebbe tagliare la produzione di greggio qualora le scorte dovessero continuare a crescere troppo velocemente.
Il ministro del petrolio del Kuwait ha ribadito che il Cartello sta pompando 30 Mln b/g e continuerà a farlo fino al 15 giugno, quando i ministri si riuniranno a Vienna.

Anche il governo venezuelano si è mostrato più propenso ad un taglio dell’output piuttosto che ad un aumento. In una dichiarazione il Venezuela ha infatti dichiarato di non essere favorevole ad un aumento delle quote produttive.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)