MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (20/04/04)

20 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: in rialzo il leading indicators che a marzo ha registrato un incremento dello 0,3% m/m, dallo 0% di febbraio.

Segnali contrastanti continuano a giungere dal mercato del lavoro. In disaggregato infatti il dato ha evidenziato un contributo negativo del numero di settimane medie lavorate, mentre è stato positivo il contributo dei nuovi sussidi alla disoccupazione. In calo anche gli ordinativi di beni capitali al netto delle spese per la difesa, considerato una buona proxy degli investimenti fissi da parte delle aziende.

Oggi non ci saranno grossi spunti dal lato macro ma c’è attesa per il discorso che di Greenspan. In realtà l’appuntamento della settimana sarà l’audizione di fronte al Congresso di domani, in cui il capo della Fed terrà un discorso sull’economia, mentre oggi non dovrebbero emergere grossi spunti per il mercato dal momento che il capo della Fed terrà una conferenza sul sistema bancario.

Dal lato societario 3M ha pubblicato utili superiori alle attese ed in crescita del 44% rispetto ad un anno prima. La società ha inoltre innalzato le previsioni di utile per l’intero anno, aspettandosi per il secondo trimestre risultati migliori delle attuali stime di Wall Street. Deludenti i risultati di Fannie Mae, la maggior fonte di finanziamento per mutui ipotecari negli USA, che ha annunciato un calo dell’utile complessivo del 2,1% rispetto ad un anno prima a seguito di svalutazioni. L’utile operativo in realtà è aumentato più delle attese.

Euro: dopo le anticipazioni sulle stime del Fmi anche l’Ocse ha presentato le sue stime che saranno pubblicate ufficialmente l’11 maggio. Secondo l’Ocse, Francia, Germania, Italia e Portogallo nel 2005 potrebbero registrare un rapporto deficit/Pil superiore al 3%.

Secondo il rapporto, l’Italia, che già nell’anno in corso sforerà il tetto fissato dal Patto di stabilità con un deficit/Pil al 3,4%, nel 2005 potrebbe registrare uno sbilancio pubblico pari addirittura del 4,3% del Pil. Meno preoccupante la situazione di Germania, Portogallo e Francia con uno squilibrio atteso nel 2005al 3,2% per i primi due paesi ed al 3,5% per l’ultimo. Se così fosse, per la Germania si tratterebbe comunque del quarto anno consecutivo di sforamento dei dettami del patto di Stabilità.

Migliore delle attese il dato sulla produzione industriale dell’area euro. A marzo, i volumi produttivi sono cresciuti dello 0,1% m/m da -0,3% del mese precedente. Sul dato pesa la forte contrazione registrata dall’output tedesco nel mese in considerazione (-1% m/m). Tuttavia malgrado il buon dato, l’economia europea continua a presentare delle difficoltà nella ripresa come testimoniato dalla revisione delle stime di crescita dei principali organismi internazionali. La stessa Buba nel suo bollettino mensile ha evidenziato come nel primo trimestre dell’anno la Germania sia cresciuta di un modesto 0,25%, rendendo difficile il raggiungimento del target dell’1,5-2% stimato dal governo. Per oggi è attesa la pubblicazione dello Zew tedesco che ci fornirà delle indicazioni circa la crescita economica dei prossimi mesi.

Jap: restano positive le prospettive di crescita del paese. Il Leading Indicator, un indice che fornisce buone indicazioni sull’evoluzione economica dei prossimi mesi, a febbraio è stato rivisto al rialzo a quota 80 rispetto a 77,8 preliminare febbraio ed al 50 finale di gennaio.

Torna a crescere l’azionario di Tokyo con il Nikkei che sfiorato i 12 mila punti sulla scia della chiusura positiva del Nasdaq e delle buone prospettive per il settore informatico. Il rialzo dell’azionario ha penalizzato il mercato dei bond con il rendimento sul 10 anni che dopo quattro giorni di discesa è tornato a crescere posizionandosi a 1,55% da 1,5%.

Commodity: sostenute le quotazioni petrolifere sulle tensioni geopolitiche e sui timori per il basso livello delle scorte americane. Tuttavia la rassicurazione da parte dell’Arabia Saudita, che avrebbe garantito le forniture necessarie, ha riportato i prezzi del greggio sotto i 38 $/b. Tornano a salire le quotazioni del rame favorite da movimenti tecnici e dall’attesa di una ripresa dell’economia statunitense.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)