MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (19/1/06)

19 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – USA: l’indice dei prezzi al consumo di dicembre ha registrato un calo dello 0,1% su base mensile destagionalizzata, grazie soprattutto al ridimensionamento dei prezzi energetici (-2,2% m/m). Al netto di quest’ultima componente l’indice ha segnato un incremento in linea con le attese portando la variazione tendenziale annua al 2,2% dall’2,1%. Nel 2005 la componente energetica ha segnato una variazione annua sostanzialmente pari a quella del 2004.

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Nel 2005 però il petrolio ha contribuito per circa il 50% del rialzo dei prezzi energetici a fronte dell’80% dell’anno precedente, a testimonianza di come il Cpi abbia risentito di un incremento distribuito in modo più omogeneo tra le principali componenti energetiche, prima fra tutte il gas naturale. Il dato di dicembre sui prezzi, conferma come al momento le pressioni inflattive siano contenute. Di tale avviso sono stati anche Bies e Lacker.

Quest’ultimo ha però richiamato l’attenzione sulla necessità di rimanere vigili sull’eventuale ripresa delle pressioni inflattive, in quanto i rischi di trasmissione dei rialzi dei prezzi energetici non sono stati ancora del tutto fugati. Lo stesso Lacker ha dichiarato che occorrerà effettuare almeno un ulteriore rialzo dei tassi. A novembre sono stati ancora piuttosto corposi gli acquisti netti di asset Usa da parte di investitori stranieri, sebbene il saldo sia risultato in calo rispetto al record del mese precedente. Il Beige Book della Fed ha confermato la fase di continuazione della crescita con pressioni inflattive in aumento. Sul fronte corporate sono state accolte in modo molto negativo le trimestrali di Apple ed Ebay, a causa di un outlook al di sotto delle attese per il trimestre in corso.

Europa: giornata movimentata ieri sul mercato obbligazionario europeo. La dichiarazione di Bini Smaghi all’agenzia MF-Dow Jones, successivamente smentita, secondo la quale l’attuale tasso di riferimento della Bce sarebbe eccessivamente basso rispetto al potenziale di crescita ha generato vendite su tutte le scadenze. Il movimento è rientrato solo parzialmente dopo che lo stesso Bini Smaghi ha negato quanto riportato da MF-Dow Jones. Il componente del consiglio direttivo della Bce ha precisato di non aver effettuato nessun commento sui tassi di interesse e che ogni decisione di politica monetaria verrà presa dalla Bce sulla base dei dati disponibili. Nella serata poi le dichiarazioni di Issing e Noyer hanno fatto tornare tra gli investitori il timore di un nuovo rialzo dei tassi in tempi brevi.

Intanto migliora la produzione industriale di novembre per l’intera area Euro. Sebbene il dato sia risultato migliore delle attese, parte del rialzo è da imputare al comporto energetico, comparto che potrebbe correggere nei prossimi mesi. Chiudono in calo seppur con perdite più contenute rispetto ai minimi di giornata i principali listini azionari. Sulle borse hanno pesato i deludenti risultati di Intel e Yahoo! con il comparto tecnologico risultato tra i peggiori dell’Eurostoxx 600 insieme al comparto assicurativo ed automobilistico.

Asia-Pacifico: dopo tre sedute di forti ribassi la borsa giapponese torna in positivo. L’indice Nikkei ha chiuso la sessione guadagnando il 2,3%, recuperando in parte le perdite registrate da inizio settimana in seguito allo scandalo finanziario che ha investito il provider Internet Livedoor, sotto inchiesta per aggiotaggio e false comunicazioni societarie. Sul fronte macroeconomico il Governo nipponico, nel suo bollettino mensile continua a mantenere positiva l’idea di una continuazione della fase di crescita del paese. L’unico cambiamento apportato rispetto al bollettino di dicembre riguarda il settore commerciale. Il surplus commerciale è infatti visto in aumento, anziché stabile come riportato a dicembre.

Commodity: le quotazioni petrolifere restano in prossimità dei 66 $/b dietro i timori che le scorte mondiali potrebbero essere insufficienti a soddisfare un’eventuale riduzione delle forniture dall’Iran dopo la disputa sul programma nucleare. La Francia ieri ha rifiutato la proposta iraniana di riaprire i colloqui con l’Unione Europea. Hanno contribuito al rialzo anche la notizia secondo cui la Russia avrebbe ridotto le forniture europee di gas a causa del freddo che ha investito il paese, e le continue minacce di sabotaggi in Nigeria. Oggi è attesa la pubblicazione dei dati sulle scorte di greggio statunitensi. Anche se i dati risultassero sotto il consensus, non dovrebbero avere effetto sull’andamento dei prezzi petroliferi.

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