MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (19/03/04)

19 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: la scorsa giornata è stata densa di avvenimenti macro e, ancora una vota, geopolitici. Nel primo caso vi sono state notizie più positive sul fronte del mercato del lavoro: i sussidi settimanali si sono posizionati al livello minimo (336.000) degli ultimi 3 anni ed inoltre, nell’ambito della rilevazione effettuata dalla Fed di Filadelfia sul settore manifatturiero, il 73,2% degli intervistati ha dichiarato che negli ultimi 3 mesi si sono resi disponibili nuovi posti di lavoro.

L’89,2% inoltre ha affermato di avere difficoltà nel reperire personale adeguato per ricoprire le posizioni richieste. Tali segnali non eliminano però i timori di una c.d. jobless recovery. Il dato settimanale infatti si è rivelato spesso molto volatile. Dall’altra parte i produttori spesso si sono mostrati piuttosto prudenti nell’incrementare l’organico in assenza di elementi che possano far immaginare una ripresa dell’economia strutturale e duratura anche con riferimento al secondo semestre.

Non a caso, lo stesso indice della Fed di Filadelfia, pur permanendo in territorio positivo per il decimo mese consecutivo, è risultato sensibilmente in calo rispetto al mese precedente (da 31,4 a 24,2) anche con riferimento alla componente a 6 mesi (da 51,4 a 36,7). Infine le minute della riunione della Fed del 28 gennaio (quando fu adottata la nuova dizione “paziente” in luogo di “considerevole periodo di tempo” sul tema tassi) hanno evidenziato un atteggiamento meno ottimista sul mercato del lavoro rispetto al precedente Fomc.

Il cambiamento di tenore di linguaggio sui tassi è stato spiegato con l’esigenza di maggiore flessibilità per la banca centrale, in modo da poter essere pronta a mutamenti di politica monetaria qualora ve ne fosse bisogno. La citata cautela sul mercato del lavoro, evidenzia però come un eventuale rialzo dei tassi della Fed non sia imminente. Il dato sui prezzi alla produzione di gennaio ha evidenziato un incremento soprattutto nella parte generale (+0,6%) a causa soprattutto del rialzo della componente energia. Il dato è stato pubblicato con notevole ritardo rispetto a quanto prefissato in precedenza. Anche per la successiva pubblicazione della rilevazione di febbraio, non è stata ancora definita una data precisa. Infine, ieri, il timore di attentati sull’Eurostar Parigi Londra, ha nuovamente riproposto le tensioni geopolitiche al centro dell’attenzione, con un sensibile indebolimento del dollaro.

Euro: Ieri il presidente dell’Ifo tedesco Sinn ha ribadito che le aspettative di crescita per l’economia tedesca e per l’area Euro rimangono comunque positive. L’istituto con sede a Monaco, ha confermato infatti una crescita tedesca all’1,8% nel 2004, ribadendo quanto già dichiarato lo scorso dicembre. Qualche preoccupazione potrebbe giungere dal cambio.

Secondo Sinn l’attuale livello dell’Euro è eccessivamente sopravvalutato e dalle evidenze statistiche emerge che con una valuta unica ad 1,30 vs $ le esportazioni sono molto penalizzate. Il calo delle esportazioni sta penalizzando molti paese dell’area Euro. In Italia a gennaio, malgrado la riduzione consistente del deficit commerciale, si è assistito ad un ulteriore calo delle esportazioni (-5,8% a/a, da –4,3% di dicembre).

Il dato è stato negativo non solo perché ha confermato il calo delle merci esportate ma anche perché ha evidenziato una sensibile diminuzione delle importazioni (-6%, da –5,4%), a conferma della debolezza della domanda. Ieri l’Euro ha continuato a recuperare contro dollaro in seguito alla notizia dell’allarme bomba sull’Eurostar che collega Londra a Parigi, che ha rinnovato i timori di un attentato terroristico di origine islamica.

Jap: Yen ancora sotto pressione. Durante la notte la valuta nipponica ha registrato un lieve indebolimento contro dollaro che alcuni trader attribuiscono ad un possibile intervento della Boj. Tuttavia lo Yen dopo aver superato i 107 contro dollaro è nuovamente sceso a 106,8. Le minute della Boj relative alla riunione del 4-5 febbraio evidenziano come l’istituto centrale ed il mercato dei cambi si attendano un indebolimento del dollaro e, secondo alcuni membri, l’effetto della forte volatilità del cambio sull’economia continuerà ad essere monitorata attentamente. Sul mercato obbligazionario le buone prospettive economiche penalizzano i titoli di stato con il rendimento sul 10 anni che è salito per il quinto giorno consecutivo.

Commodity: le tensioni geopolitiche unite ai timori che la quantità di greggio disponibile non riuscirà a soddisfare la domanda, sostengono le quotazioni petrolifere che si attestano intorno ai 38 $/b. Relativamente al mercato dei preziosi le quotazioni aurifere sono salite a oltre i 410 $/oncia.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)