MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (18/1/05)

18 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: dopo la chiusura dei mercati Usa di ieri, inizia oggi realmente la settimana finanziaria, con diversi importanti appuntamenti sia sul fronte macro che su quello societario. Oggi è atteso il c.d. TIC (Treasury International Capital) report, che fornisce indicazioni in merito agli acquisti netti di asset Usa da parte di investitori stranieri.

La scorsa pubblicazione di ottobre aveva evidenziato il valore più basso nel corso da un anno. Il dato andrà monitorato soprattutto con riferimento a due sottocomponenti: gli acquisti da parte dei c.d. officials ossia le banche centrali estere insieme con la variazione degli acquisti netti relativi ai soli Treasuries.

Tali informazioni potranno fornire un quadro aggiornato sul comportamento degli investitori esteri (in particolare le banche centrali) come finanziatori del debito pubblico Usa, essendo quest’ultimo per circa la metà in mano a stranieri. Oggi sono attese anche importanti trimestrali tra cui quella di Ibm.

Infine segnaliamo i discorsi da parte di due membri votanti della Fed, Santomero e Stern. Questi ultimi potrebbero fornire elementi di rilievo in merito alla possibilità che la Fed acceleri o meno il processo di rialzo dei tassi. Gli ultimi dati sul Ppi dovrebbero aver attenuato in parte le preoccupazioni sui prezzi, anche se i dati più importanti sul Cpi saranno in pubblicazione domani.

Europa: dopo l’intervista rilasciata ieri da Schroeder è entrata nel vivo la discussione nella riunione dell’Eurogruppo iniziata ieri sera e continuerà oggi nell’incontro del consiglio dell’Ecofin a 25. Il tema è ovviamente la riforma del Patto di Stabilità e gli schieramenti in proposito sono contrapposti.

Da un lato i paesi più piccoli e più virtuosi che spingono per mantenere regole più rigorose in tema di conti pubblici, dall’altra i paesi più grandi con grossi squilibri fiscali (in particolare Germania, Francia, Italia, Grecia e Portogallo) che stanno cercando di rendere più flessibili i dettami del Patto. Sostanzialmente la proposta di revisione è orientata a tenere maggiormente in considerazione le politiche di crescita nella definizione di deficit eccessivo e a limitare i poteri di Bruxelles sulle politiche di bilancio nazionali.

Dal lato macro, l’inflazione italiana di dicembre è stata confermata al 2% a/a dall’1,9% di novembre. Il 2004 si è così chiuso con un’inflazione media annua del 2,2%, il dato più basso dal 1999. L’incremento di dicembre è da attribuire ai rincari di tabacchi e trasporti, scendono invece le comunicazioni e gli esercizi pubblici.

Asia-Pacifico: in territorio negativo molte borse della regione, anche per i rinnovati timori circa i possibili riflessi sulla domanda globale per consumi dell’alto costo dell’energia. Dopo aver guadagnato l’1,13% nelle precedenti due sedute, l’indice azionario nipponico Nikkei 225 ha ceduto lo 0,56% sull’onda di prese di beneficio e di una generale cautela nell’attesa dei dati societari dagli USA.

In Giappone, l’unica informazione macroeconomica di rilievo, oggi, è costituita dalla revisione al rialzo del dato di novembre dell’indice degli indicatori anticipatori, indice supposto prevedere l’andamento congiunturale dell’economia nipponica da tre a sei mesi nel futuro, portato a 36,4 dalla stima preliminare di 30, in progresso rispetto al 18 del mese precedente, con un livello superiore a 50 ad indicare espansione ed uno inferiore ad indicare rallentamento o contrazione.

L’indice delle condizioni correnti è stato anch’esso rivisto al rialzo, con il dato per novembre portato a 60, dalla precedente stima di 44,4. Queste revisioni, combinate con la recente sorpresa positiva degli ordinativi di macchinari industriali nello stesso mese, tenderebbero a ridurre il pessimismo circa la tenuta congiunturale della crescita nipponica.

Commodity: oltre i 49 $/b il prezzo del greggio che ha raggiunto il livello più alto delle ultime sette settimane. Sulle quotazioni pesano il calo delle temperature nell’area Nord-Est degli Usa, il possibile taglio della produzione da parte dell’Opec nella riunione del 30 gennaio ed i possibili sabotaggi prima delle elezioni in Iraq nella stessa giornata.

Relativamente ai membri del Cartello ricordiamo che nell’ultima riunione si erano già accordati a procedere con un taglio della produzione di 1 Mln b/g a partire dal 1° gennaio al fine di evitare una sovrapproduzione e quindi un calo dei prezzi nel periodo post-inverno. Tuttavia se i prezzi del greggio continueranno a rimanere elevati e comunque superiori ai 40 $/b difficilmente l’Opec voterà a favore di un taglio.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)