MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (18/06/04)

18 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’indice della Fed di Filadelfia sul settore manifatturiero ha evidenziato un rialzo passando a giugno da 23,8 a 28,9. I sottoindici relativi ai prezzi (sia pagati che ricevuti) hanno registrato un calo (rispettivamente da 59,6 a 51,9 e da 29,1 a 26,3). E’ risultata in calo anche la sottocomponente occupazionale (da 22,6 a 16,8).

Molto forti invece i nuovi ordinativi, passati da 18,3 a 24. Il settore manifatturiero pertanto evidenzia segnali di miglioramento e sembra ben assorbire il generale incremento dei prezzi generato soprattutto dal rialzo della componente energetica. Un segnale positivo per gli operatori che cercano di comprendere gli effetti sull’economia di un prezzo del petrolio che sembra nuovamente riprendere il trend al rialzo.

I leading indicators di maggio hanno registrato a una variazione mensile superiore alle attese (+0,5% vs consensus di 0,4%) con però un calo del tendenziale annuo (da 4,9% a 4,4%). Quest’ultimo elemento andrà monitorato nei prossimi mesi. I leading indicators infatti presentano una elevata capacità anticipatrice (con un lag temporale di circa 6 mesi) del futuro trend della produzione industriale. Se il dato di ieri fosse confermato si potrebbe prefigurare un rallentamento della produzione nel corso del quarto trimestre.

Segnaliamo infine un articolo di John Berry (noto periodista Usa vicino agli ambienti Fed) sulle future mosse della Fed, secondo cui la maggioranza dei membri del Fomc sarebbe propensa a rialzi di 25 bps solo in 2 o 3 dei 4 meeting successivi al 30 giugno. Ricordiamo che le aspettative di mercato sono invece orientate per un ciclo di rialzi omogeneo di 25 bps per ciascun incontro della Fed.

Europa: il vertice dei 25 leader della UE riuniti a Bruxelles non ha raggiunto alcun accordo sul successore di Prodi, rimandando ogni decisione ad oggi. Tra i candidati vi è il belga Verhofstadt (sostenuto da Francia e Germania) e l’inglese Patten (sostenuto da Gb e Italia).

Sembra invece che sia stato raggiunto un accordo sulla Costituzione dell’Unione, che dovrebbe essere annunciato oggi. La questione più ardua, del meccanismo di voto nei Consigli dei ministri Ue, dovrebbe prevedere una doppia maggioranza con il 55% dei Paesi che rappresentino il 65% della popolazione. Dovranno però essere risolte oggi le ultime difficoltà relative ai poteri della Commissione nella sorveglianza anti-deficit, e all’inserimento delle radici cristiane nel preambolo della Carta.

Dal lato macro la produzione industriale dell’area euro del mese di aprile ha evidenziato una crescita del tendenziale dell’1,7% dall’1,8% del mese precedente, a sua volta rivisto al rialzo dall’1%. Il dato ha confermato quanto emerso già dai dati relativi alle principali economie dell’area, avvalorando l’ipotesi di una crescita economica graduale.

In Svizzera dopo quattro anni e sette riduzioni, la Banca nazionale ha annunciato ieri un rialzo dello 0,25% del tasso di interesse (ora allo 0,5%). La decisione è stata presa in seguito ai segnali di miglioramento dell’economia.

Asia-Pacifico: in calo il Nikkei sull’onda di rinnovati timori che le banche centrali di Cina e USA possano rallentare la crescita globale agendo aggressivamente sui tassi di interesse.

Nelle minute della riunione della Banca del Giappone del 28 aprile, pubblicate ieri, il possibile surriscaldamento dell’economia cinese, e l’eventuale risposta restrittiva della People’s Bank of China (oggi ne è atteso il meeting), emergono come le maggiori minacce alla ripresa economica nipponica.

A questo si va ad aggiungere il timore che il maggior prezzo del petrolio, in crescita ieri a New York, ed i conseguenti maggiori costi per le imprese manifatturiere finiscano per erodere gli utili di quest’ultime. Il declino borsistico ha beneficiato i titoli governativi, con un calo di sette punti base del rendimento del benchmark decennale, calo propiziato anche dai commenti del ministro delle finanze che ha definito ‘indesiderabile’ un aumento troppo rapido dei rendimenti a lungo termine ed ha dichiarato che il governo continuerà ad osservare ‘attentamente’ la loro evoluzione.

Negative anche le altre principali borse asiatiche. Continua inoltre il calo dell’azionario cinese.

Commodity: si riaccendono le tensioni sul petrolio, in seguito agli attentati agli oleodotti in Iraq. Ad aggiungersi alle tensioni internazionali, i lavoratori del settore petrolifero in Norvegia, terzo maggior esportatore di petrolio, hanno dichiarato uno sciopero a partire da oggi, con conseguenti riduzioni della produzione, a seguito del fallimento della negoziazione tra sindacati e datori di lavoro in materia pensionistica.

In aumento anche i prezzi dei metalli che, a fronte della riduzione delle scorte e di una domanda forte, unitamente a quotazioni correnti ritenute basse da alcuni osservatori, potrebbero continuare il movimento al rialzo nel prossimo futuro.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)