MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (17/5/05)

17 Maggio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA:in calo gli acquisti netti di asset negoziati in Usa da parte di investitori non residenti (da 84 a 45,7MLd$), posizionatisi al valore più basso dall’ottobre del 2003.

Il dato complessivo è stato condizionato in modo rilevante dalle transazioni effettuate dai c.d. “Official” al cui interno sono ricomprese le banche centrali. In questo caso il saldo netto è risultato negativo (-14,4Mld$, primo valore negativo dall’agosto del 2003), in seguito principalmente a vendite nette di Treasuries per 15Mld$.
Stabile invece il saldo da parte dell’altra categoria di investitori (c.d. private). All’interno dei detentori di Treasuries si è sostanzialmente stabilizzato l’ammontare di Treasuries detenuto da Giappone e Cina (quest’ultimo in lieve calo).
In netto aumento invece l’ammontare di Treasuries detenuti dai “Caribbean banking centers” (a marzo rappresentano il terzo detentore straniero di Treasuries) nell’ambito dei quali sono ricompresi i Treasuries detenuti dagli hedge funds.

In sintesi: 1) per la prima volta nell’arco di circa 1,5 anni, le banche centrali estere sono risultate venditrici nette di Treasuries; 2) nell’ambito dei Treasuries aumenta il ruolo svolto dagli hedge funds, che, essendo tipicamente investitori speculativi, presentano posizionamenti molto mutevoli.

Secondo quanto emerso da un sondaggio tra economisti effettuato dalla Fed di Filadelfia, le stime di crescita per il 2005 sono state riviste dal 3,6 al 3,4%. Secondo tale sondaggio la fase di rallentamento dovrebbe interessare però solo il primo semestre.

Europa:il dato finale sui prezzi armonizzati al consumo per l’Italia ha evidenziato, ad aprile, un’accelerazione con il tendenziale salito al 2,2%, dal 2,1% di marzo.

A pesare sul dato sono state principalmente la sottocomponente abbigliamento in seguito alla revisione dei listini e delle utenze.
Il dato comunque rimane compatibile con la stima di un tendenziale per l’area Euro al 2.1% ad aprile, dato che sarà diffuso giovedì prossimo.

Oggi pochi i dati in calendario. Merita attenzione l’audizione di Siniscalco al senato, in cui verrà esposta la situazione dei conti pubblici italiani alla luce dei recenti e deludenti dati sulla crescita.

Asia-Pacifico:in Giappone, oggi, la sorpresa positiva della crescita economica nel primo trimestre 2005, ultimo trimestre fiscale 2004, ha sì indotto oggi un’apertura in rialzo del Nikkei 225, un aumento dei tassi di interesse a lunga ed un apprezzamento dello Yen nei confronti del Dollaro, con il tasso di cambio sceso brevemente sotto quota 106,6, ma non è riuscita a sostenere l’umore degli investitori troppo a lungo, con lo Yen che è stamani tornato intorno a 107,2 nei confronti del biglietto verde, i tassi tornati al punto di partenza ed il Nikkei che ha finito per chiudere in calo dell’1,11%.

L’aspettativa mediana degli economisti intervistati da Bloomberg News per il PIL reale nipponico nel primo trimestre era pari a +0,6% sul trimestre, su base destagionalizzata. Noi ci attendevamo una crescita più modesta della mediana; il dato preliminare ha, invece, spiazzato tutti facendo registrare una crescita di ben l’1,3% sul trimestre, sempre su base destagionalizzata, con un tasso di crescita annualizzato pari al 5,3%, maggior ritmo di espansione dal primo trimestre 2004.

Ragionando sempre in termini reali e destagionalizzati, dietro l’exploit ci sono soprattutto i consumi privati delle famiglie, tornati ad aumentare dal secondo trimestre 2004, aiutati anche dai cospicui bonus distribuiti a Dicembre e dall’aumento degli impieghi a tempo pieno, nonché gli investimenti privati in capitale fisso, ai quali devono aver contribuito i congrui utili aziendali, con le due componenti cresciute rispettivamente dell’1,2% e del 2% sul trimestre.

In calo sono, invece, risultati gli investimenti pubblici, così come gli investimenti residenziali e, cosa che probabilmente ha finito per preoccupare gli investitori, le esportazioni nette hanno sottratto lo 0,1% alla crescita, con le esportazioni diminuite dello 0,2% e le importazioni aumentate dello 0,5%.

Altro motivo di preoccupazione per la sostenibilità dell’espansione e, soprattutto, per la crescita degli utili aziendali, può essere rinvenuto nella dinamica dei prezzi, con il deflatore del PIL diminuito di ben l’1,2% a/a, con un declino dello 0,5% sull’anno per la componente consumi privati a fronte di un aumento del 3,3% per la componente importazioni.

Commodity:sostanzialmente stabili le quotazioni del greggio, e dell’indice generale delle materie prime CRB, dopo le flessioni della settimana precedente.

Sul greggio, che scambia intorno al minimo degli ultimi tre mesi, è atteso il bollettino mensile dell’Opec che dovrebbe evidenziare un incremento di output da parte del cartello.

Anche il prezzo a termine del rame tratta in prossimità dei minimi degli ultimi tre mesi sulla speculazione che l’incremento delle scorte possa in parte controbilanciare la forte domanda cinese, il maggiore consumatore del metallo industriale.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)