MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (17/11/04)

17 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: i prezzi alla produzione del mese di ottobre in termini di indice generale hanno registrato la più elevata variazione mensile dal 1990, risultando al di sopra delle attese anche con riferimento alla componente core. Gran parte del forte rialzo dell’indice generale è da attribuire al rialzo del prezzo del greggio che si è riflesso in un incremento del prezzo della benzina (+17,3%), del combustibile da riscaldamento (+17,9% m/m) e dell’elettricità (+2,3%).

Più in generale è stato forte l’impatto del rialzo delle materie prime: il relativo indice PPI al netto della componente energetica ed alimentare ha segnato un recupero del 5,4%. Ricordiamo che nel mese di ottobre, l’indice CRB sulle commodity ha segnato il record degli ultimi 23 anni.

Infine è da segnalare anche il recupero dei prezzi alla produzione nel settore delle costruzioni (+2,7%), verosimilmente influenzati dall’effetto uragani. In sostanza, il Ppi è stato notevolmente inficiato dal rialzo delle commodity che però non ha evidenziato effetti sul Ppi core che in termini tendenziali, sceso dall’1,9 all’1,8%. In tal caso potrebbe trattarsi dell’effetto del basso potere sui prezzi da parte delle aziende, il che dovrebbe comportare una contrazione dei margini. Gli acquisti netti di asset Usa da parte degli investitori esteri (c.d. TIC report) sono risultati pari a 63,4Mld$ a settembre.

Nell’after hour è risultata migliore delle attese la trimestrale di Hewlett Packard: il titolo ha guadagnato circa l’8%. Oggi l’attenzione è concentrata sull’indice dei prezzi al consumo, in particolare nella parte core. Nell’ambito dei paesi emergenti segnaliamo che è attesa la riunione della banca centrale brasiliana, che potrebbe rialzare i tassi di 50bps al fine di contenere le spinte inflative.

Europa: si mantengono cauti i 5 saggi tedeschi che ieri hanno diffuso le prime anticipazioni sulla crescita attesa per l’anno in corso e per il 2005.
Secondo il Consiglio dei 5 la Germania dovrebbe rallentare il prossimo anno registrando una crescita dell’1,4%, dall’1,8% atteso per l’anno in corso. Colpisce soprattutto l’attesa per il 2005 che rimane abbondantemente al di sotto rispetto a quella stimata dal governo tedesco che si attende una crescita all’1,7%. A preoccupare i saggi sarebbe soprattutto l’elevato prezzo del petrolio che potrebbe continuare ad impattare negativamente sulla crescita del paese. Il rapporto annuale, da cui emergeranno ulteriori dettagli, sarà diffuso oggi alle 11,30.

Anche Hurley, membro del consiglio della Bce ha espresso le sue preoccupazioni sulla crescita. Secondo Hurley il Pil mostra segni di rallentamento superiori alle attese, attribuendo il fenomeno all’eccessiva forza dell’Euro ed al caro petrolio.

Intanto prosegue il dibattito sulla riforma del Patto di Stabilità. Ieri nella discussione tra i ministri finanziari dell’Unione è stata ribadita la volontà di dare maggior peso al debito/Pil nella procedura di deficit eccessivo, principio su cui l’Italia ha espresso il suo dissenso. Ricordiamo che l’Italia è il paese con il più grosso rapporto debito/Pil all’interno dell’unione che, per l’anno in corso, dovrebbe attestarsi in prossimità del 106%.

Asia-Pacifico: la borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in calo con il Nikkei a -0,27%. La buona performance del settore tecnologico non è stata sufficiente a fare terminare la seduta in terreno positivo, hanno prevalso le vendite sui titoli delle società esportatrici che subiscono la forza dello yen.

Continua la forza dello Yen che per la prima volta da aprile è sceso sotto 105 contro $, spingendo molti operatori a pensare che la soglia di intervento delle autorità potrebbe essere 103. Il governo nipponico, nel consueto report mensile, per la prima volta negli ultimi 17 mesi ha rivisto al ribasso le prospettive della seconda economia mondiale, citando l’indebolimento delle esportazioni e la fase di stallo della produzione industriale.

In Cina rallentano gli investimenti nelle aree urbane che ad ottobre sono cresciute del 26,4% dal 27,9% di settembre, grazie alla riduzione del credito imposto dal governo in alcuni settori.

Commodity: scende in prossimità del livello più basso degli ultimi due mesi il prezzo del greggio in attesa dei dati sulle scorte petrolifere statunitensi che il consensus di mercato vede in rialzo.

L’aumento delle importazioni, attribuibile al ripristino dell’attività nel Golfo del Messico danneggiato dagli uragani, la ripresa della produzione in Iraq e le condizioni climatiche piuttosto favorevoli rendono verosimile un aumento delle importazioni e quindi del livello delle scorte.

Tra i preziosi, nuovo record degli ultimi 16 anni da parte dell’oro, posizionatosi oltre i 441 $/oncia. In tal caso ha inciso il dato sul Ppi Usa che ha aumentato i timori di tensioni sui prezzi rendendo più verosimile la permanenza di tassi reali a breve termine nulli per un periodo di tempo prolungato.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)