MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (17/09/04)

17 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’atteso dato sull’indice dei prezzi di agosto non ha evidenziato spinte inflative, risultando addirittura sotto le attese nella parte core. Il contenimento dei prezzi, è stato reso possibile soprattutto da un calo del prezzo della benzina (-1,4% m/m) e ad un aumento moderato dei prezzi delle auto (+0,1%).

Risulta pertanto confermata la view espressa da Greenspan secondo cui, malgrado il rialzo del prezzo del petrolio, l’inflazione e le aspettative d’inflazione sono risultate in calo. Di conseguenza la Fed non dovrebbe subire pressioni dal lato prezzi nella conduzione della politica monetaria, che pertanto dovrebbe proseguire a ritmo moderato, verosimilmente in due stadi, con una fase di pausa collocabile nel Fomc di dicembre.

Gli acquisti netti di asset Usa da parte di investitori stranieri sono risultati a luglio pari a 64Mld$, in calo dai 74 di giugno. Si tratta del sesto mese consecutivo in cui il saldo finale risulta in calo rispetto al mese precedente. Nel mese di luglio il dato ha risentito particolarmente del calo degli acquisti di Treasuries, il cui saldo netto è passato da 40,5 a 22,4Mld$. Tale indicazione risulta essere rilevante per il possibile effetto negativo che tale trend potrebbe avere sul Dollaro dal momento che il saldo netto degli acquisti di asset Usa si sta sempre più avvicinando al valore mensile del deficit commerciale che ha raggiunto i 50Mld$. La diminuzione degli afflussi di capitale verso gli Usa potrebbe comportare un indebolimento del Dollaro, soprattutto nella fase post elettorale, quando il problema del rientro del deficit tornerà alla ribalta.

L’indice della Fed di Filadelfia relativo al settore manifatturiero di settembre è risultato in calo sia nella parte corrente che in quella prospettica a 6 mesi. Il dato corrente si è posizionato sui livelli minimi dal luglio del 2003. In miglioramento la componente nuovi ordinativi e quella occupazionale mentre invece quella relativa ai prezzi pagati ha raggiunto il livello record dal 1989. Il dato, insieme ai buoni dati sul Cpi core, ha portato i tassi decennali Usa a toccare i nuovi livelli minimi dal mese di aprile.

Europa: i dati sull’inflazione dell’intera area Euro hanno confermato ad agosto un tendenziale stabile al 2,3%, confermando come per il momento le pressioni inflative rimangano sotto controllo. A tale proposito Trichet ieri ha ribadito che la Bce continua a rimanere vigile sull’inflazione ma ha confermato che al momento non sussistono pericoli di una spirale prezzi salari, lasciando trasparire come al momento non sussistano le condizione per una variazione della politica monetaria.

Lo stesso Fmi, secondo quanto citato da FT Deutschland, nel world outlook in pubblicazione a fine mese, starebbe per raccomandare alla Bce di mantenere tassi fermi almeno fino a quando non miglioreranno le condizioni della domanda interna in modo da rendere la crescita robusta e sostenibile.

Continuano ad essere evidenti le diverse prospettive di crescita all’interno dei principali paesi dell’area Euro. Mentre in Francia il ministro delle finanze ha dichiarato di attendersi una crescita di almeno il 2,5% sia nel 2004 che nel 2005, in Germania l’istituto Ifo ha dichiarato che la ripresa dell’economia tedesca proseguirà l’anno prossimo senza grosse accelerazioni, a causa di una domanda interna ancora molto debole sebbene in parte bilanciata dalle esportazioni.

Asia-Pacifico: le notizie poco incoraggianti provenienti dall’economia statunitense spingono molti operatori a pensare che le esportazioni giapponesi, motore trainante dell’economia, potrebbero rallentare impattando negativamente sulla crescita del paese. Tale sensazione ha favorito il mercato obbligazionario spingendo al ribasso i rendimenti sul titolo a 10 anni.

Importante sarà la pubblicazione del 1° ottobre del Tankan report, che potrebbe evidenziare un calo della fiducia delle imprese e quindi favorire nuovamente il mercato obbligazionario. Se da un lato si assiste ad un recupero dei titoli governativi, dall’altro continua il calo del mercato azionario con il Nikkei arrivato in prossimità degli 11 mila punti, penalizzato soprattutto dai titoli legati all’export come Tokyo Electron e Nissan.

Commodity: scende il prezzo del petrolio dopo la notizia che l’uragano Ivan ha risparmiato le piattaforme petrolifere della Luisiana. Ricordiamo che i tre quarti circa della produzione petrolifere statunitense deriva dagli oleodotti del Golfo del Messico, che in occasione dell’arrivo dell’uragano hanno dovuto evacuare le piattaforme. La ripresa dell’attività petrolifera degli oleodotti potrebbe determinare un calo delle quotazioni, sebbene sul mercato continuino a pesare le notizie provenienti dal fronte geopolitico.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)