MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (16/3/05)

16 Marzo 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: le vendite al dettaglio del mese di febbraio hanno evidenziato una variazione mensile inferiore alle attese a fronte però di una sensibile revisione al rialzo del dato del mese precedente. Tutti i principali settori hanno registrato una variazione positiva eccetto quello delle costruzioni (-1,3%). Nel mese di gennaio gli acquisti netti di asset Usa da parte di investitori esteri sono ammontati a 91,5Mld$, il secondo valore storicamente più elevato. Positivo il contributo dei Treasuries con particolare riferimento alla categoria degli investitori privati piuttosto che dei c.d. officials nell’ambito dei quali rientrano le banche centrali.

Il Giappone ha evidenziato un ammontare totale di Treasuries securities di 710,6 Mld$, il valore più basso dal mese di luglio. Nel complesso il dato ha stemperato i timori di minori afflussi di capitali negli Usa, con particolare riferimento ai Treasuries, sebbene l’andamento evidenziato dal Giappone (principale detentore mondiale di titoli del debito pubblico Usa) andrà monitorato nei prossimi mesi per verificarne il carattere strutturale, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni di Koizumi.

Sui mercati azionari è stata piuttosto marcata la penalizzazione del comparto dei semiconduttori con l’indice Sox che ha perso circa il 2%. Sui mercati obbligazionari continua l’allargamento del differenziale dei tassi Usa-Euro che sul comparto decennale ha raggiunto 87bps. Il timore del rialzo dei tassi Usa sta penalizzando anche i titoli dei paesi emergenti testimoniato dall’allargamento dell’indice Embi+ spread.

Europa: continua a contrarsi la produzione industriale italiana, che nel primo mese del 2005, secondo il dato aggiustato per i giorni lavorativi, ha registrato una flessione dell’1,5% a/a, dal –3,1% di dicembre. In disaggregato è stata confermata la sensibile debolezza dei beni di consumo durevoli (-7,9%) che hanno registrato l’ottavo calo consecutivo su base annua e dei beni strumentali (-4,6%) in calo per il settimo mese consecutivo.

All’interno dei settori industriali, performance molto negative sono state registrate dal comparto delle pelli e calzature (-11,7% m/m) e da quello delle macchine ed apparecchi meccanici (-8,7% m/m). In lieve miglioramento l’indice Zew che, a marzo, è cresciuto per il quarto mese consecutivo, grazie ad un miglioramento degli ordinativi e delle esportazioni. Da evidenziare comunque come in disaggregato è emerso un calo della situazione corrente mentre migliorano le aspettative e per questo necessiterà di altre letture prima di poter affermare un miglioramento della fase congiunturale dell’economia tedesca.

Sempre in Germania Weber, il presidente della Buba ha dichiarato che il 2005 sarà un anno di crescita modesta per il paese e per questo sarà difficile contenere il deficit pubblico al di sotto della soglia del 3%. Se così fosse, il 2005 sarebbe il 4° anno consecutivo in cui la Germania non tiene fede ai dettami del Patto di Stabilità.

Oggi è atteso il dato sul Cpi dell’area Euro che a febbraio dovrebbe attestarsi al 2%, dall’1,9% di gennaio. Il rialzo del tendenziale dovrebbe essere temporaneo, grazie ad un effetto confronto molto positivo a marzo (+0,7% m/m a marzo 2004).

Asia-Pacifico: Seduta positiva alla borsa di Tokyo. La Banca del Giappone, nella mensile Bank’s View, ha sostenuto che l’economia nipponica sta mostrando segni di ripresa grazie ad un miglioramento delle esportazioni e della produzione che sta rispondendo ad un calo delle scorte di materiale elettronico.

La BoJ ha continuato a mantenere invariata la sua politica monetaria ribadendo che non sarà effettuato alcun cambiamento almeno fino a quando non si avranno segnali concreti di miglioramento della deflazione. Dal lato macro, il dato finale per gennaio dell’indice degli indicatori anticipatori è sceso a 54,4 da 55, con l’indice delle condizioni correnti per lo stesso mese rimasto pressoché invariato a 90 da 89,9.

In Cina, gli investimenti fissi hanno registrato un incremento del 24,5% a/a a febbraio, un valore ben superiore alle stime mediane degli economisti ed al target governativo del 16%.

Commodity: pressoché invariate le quotazioni petrolifere in attesa della riunione Opec di oggi. Secondo le prime anticipazioni, i paesi sarebbero propensi ad aumentare la quota produttiva, sebbene non sia ancora noto quando procedere con l’incremento. I membri sono infatti divisi tra coloro che vorrebbero l’aumento il prossimo mese e coloro che invece lo preferirebbero a maggio. Oggi inoltre sono attesi i dati sulle scorte statunitensi attese in calo.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)