MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (16/09/04)

16 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: la produzione industriale del mese di agosto è risultata al di sotto delle attese. Il dato è stato però influenzato dal calo del settore utilities (-2,4% m/m) a sua volta inficiato negativamente dal ridimensionamento della produzione di energia elettrica (-2,8%) determinato da temperature stagionali al di sotto della media. Tale effetto potrebbe essere temporaneo. Pertanto il dato è stato letto soprattutto nella componente manifatturiera che invece è risultata in rialzo dello 0,5%, lasciando aperta la possibilità che il rallentamento possa essere temporaneo secondo l’interpretazione di Greenspan. Inoltre è stato rivisto al rialzo il dato di luglio.

Allo stesso tempo le scorte industriali hanno segnato una variazione superiore alle attese con un recupero del rapporto scorte vendite (da 1,31 a 1,32). L’interpretazione attribuita a tale andamento è stata generalmente positiva, ipotizzando che l’accumulo di scorte sia dovuto ad una maggiore fiducia nella ripresa della domanda. Di conseguenza si è assistito ad un lieve calo del mercato obbligazionario ed un rafforzamento del Dollaro. Riteniamo però che, come già segnalato per le scorte all’ingrosso, l’accumulo potrebbe essere indesiderato in quanto derivante da un brusco calo della domanda. Non a caso le scorte sono aumentate soprattutto nel settore retail (+0,7% m/m) e, nell’ambito di quest’ultimo, soprattutto nel comparto auto (+1,8%).

Ricordiamo che proprio in tale settore le vendite di agosto sono state particolarmente deludenti al punto che sia Ford che Gm hanno annunciato tagli alla produzione per il quarto trimestre. Segnaliamo inoltre che il tasso di utilizzo impianti è rimasto sì invariato in termini generali, ma è calato di circa l’1% nel settore semiconduttori. In Brasile, la banca centrale ha rialzato di 25bps i tassi di riferimento, il primo rialzo degli ultimi 19 mesi, dichiarando di essere disposta a proseguire su tale strada per i timori di spinte inflative determinate dal rialzo del prezzo del petrolio e dall’incremento della domanda.

Europa: forte frenata della produzione industriale italiana. A luglio il dato aggiustato per i giorni lavorativi ha evidenziato un calo dell’1,2% a/a, rispetto al +0,1% di giugno. In disaggregato è emerso un calo della produzione dei beni di consumo, con gli alimentari che si sono contratti del 6,5% e gli articoli in pelle dell’11,5% a conferma di come la domanda interna rimanga ancora molto debole e di come le esportazioni potrebbero rallentare nei mesi a venire a causa di una moderazione della crescita mondiale. Dal lato prezzi confortanti i dati relativi al costo del lavoro per l’intera area Euro.

In base alle prime anticipazioni il secondo trimestre dell’anno ha evidenziato un rallentamento del tasso di crescita del costo del lavoro passato al 2,2% a/a, dal 2,7% del primo trimestre. Il dato conferma come al momento non ci siano pericoli di una spirale prezzi salari, avvalorando l’ipotesi che le spinte inflative derivanti dall’offerta siano destinate ad esaurirsi. A tale proposito i dati relativi ai prezzi al consumo per l’area Euro di agosto dovrebbero confermare un tendenziale invariato al 2,3%.

Relativamente alla crescita ieri l’agenzia di rating Fitch ha diffuso le sue stime confermando un Pil in accelerazione per l’intera area Euro nel 2005 (al 2% dall’1,8% del 2004), attesa in controtendenza rispetto all’economia globale che per il prossimo anno dovrebbe assistere ad un rallentamento congiunturale.

Asia-Pacifico: i timori di un rallentamento economico del paese, hanno spinto molti investitori ad indirizzare la loro attività verso il mercato obbligazionario, penalizzando quello azionario. L’asta sul titolo a 20 anni di oggi ha infatti registrato la domanda più elevata degli ultimi sette anni (bid-to-cover 4,26 da 3,32) e con solo il 13% circa collocati al prezzo più basso. Dubbi circa l’effettiva ripresa economica del paese sono stati manifestati anche dagli investitori esteri che nella settimana conclusasi il 10 settembre hanno ridotto fortemente i loro investimenti in asset nipponici. Gli acquisti netti esteri di stocks, sono infatti scesi a 41,8 Mld Yen, circa un quinto dei 206,2 Mld della settimana precedente. Poco incoraggiante anche il dato finale di luglio del leading indicator sceso a 60 da 66,7 di giugno, il valore più basso da gennaio.

Commodity: come nelle attese l’Opec si è accordata ad aumentare formalmente il target ufficiale di produzione di 1 Mln b/g, a partire dal primo novembre 2004, lasciando invariata la banda di riferimento del prezzo del paniere (22-28 $/b), sebbene il prezzo abbia superato il target da diversi mesi.

Il 6 dicembre prossimo, inoltre, i produttori si incontreranno nuovamente per un vertice straordinario in Egitto, in cui potrebbero essere ridiscusse le quote. La produzione petrolifera dell’Opec (Iraq escluso) salirà quindi a 27 Mln b/g, anche se dal punto di visto pratico non cambi molto, considerato che i paesi stanno già producendo oltre l’attuale livello. La decisione non ha provocato alcuna reazione sul mercato. Più rilevante l’impatto della pubblicazione dei dati sulle scorte statunitensi scese di 7,1 Mln di barili, con un calo anche di quelle di benzine (1,6 Mln di barili), insieme con i timori per i possibili danni alle raffinerie causate dall’uragano Ivan

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)