MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (15/10/04)

15 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: la bilancia commerciale Usa di agosto ha evidenziato un ennesimo allargamento del deficit che si è collocato a quota 54Mld$, in prossimità del record storico di giugno pari a 55Mld$. Le importazioni hanno registrato un sensibile incremento (+2,5%) trainate soprattutto dal petrolio (+11,3%). Sostanzialmente invece invariate le esportazioni (+0,1%). Ha segnato un nuovo record il deficit verso la Cina posizionandosi a quota 15,4Mld$.

Il rialzo del prezzo del greggio continua a rappresentare il principale focus degli operatori. Oggi è atteso un discorso di Greenspan interamente focalizzato sul tema. I timori sulla crescita alimentati dal prezzo del greggio continuano a supportare i bond e a penalizzare le borse.

Ieri il Dow Jones si è posizionato sui minimi degli ultimi 2 mesi, al di sotto di quota 10.000 punti. Particolarmente forte è stata la perdita segnata da General Motors (-5,96%). In tal caso ha inciso negativamente la riduzione delle stime di profitto per il 2004. Inoltre i dati del terzo trimestre hanno evidenziato un andamento non positivo nel settore auto dove ha continuato ad allargarsi la perdita registrata dall’unità europea. S&P ha tagliato il rating sul debito portandolo al più basso livello dell’investment grade. Di conseguenza General Motors rappresenta ora il titolo con più basso rating all’interno dei 30 del Dow Jones.

Oggi il calendario dei dati macro si presenta molto denso. Il dato principale da monitorare è rappresentato dalle vendite al dettaglio di settembre, soprattutto nella parte al netto del settore auto.

Europa: la Bce nel suo bollettino mensile ha ribadito quanto espresso da Trichet nella conferenza stampa del 7 ottobre, soffermandosi in particolare sull’impatto negativo che il caro petrolio potrebbe avere sulla crescita. La stessa commissione europea nel diffondere le stime di crescita ha ribadito come nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno il Pil dell’area Euro non subirà accelerazioni, attendendosi variazioni per entrambi i trimestri dello 0,5% t/t in media, invariati rispetto al secondo.

Ieri i dati sul Pil del secondo trimestre hanno infatti confermato un incremento dello 0,5%, dal +0,7% rivisto al rialzo del primo trimestre. In disaggregato è emerso un rallentamento della spesa per consumi (+0,3%, dal +0,5%) ed una sensibile accelerazione della spesa pubblica (+0,5% t/t, dal +0,1%). Dal lato societario, Nokia ha annunciato un calo dell’utile del 20% a causa della battaglia sui prezzi finalizzata al recupero delle quote di mercato.

Asia-Pacifico: poco variate le borse della regione, con l’indice azionario nipponico Nikkei 225 che più di altri ha patito la chiusura negativa di Wall Street del giorno prima, chiudendo in calo per la sesta seduta consecutiva (-0,47%), anche sull’onda dei nuovi record del prezzo del petrolio. Bene i titoli del settore del ferro e dell’acciaio, male quelli del settore bancario.

A preoccupare gli investitori circa la tenuta delle esportazioni della regione ha contribuito la sudcoreana Samsung Electronics (-1,58%), secondo maggiore produttore di chip al mondo, che ha reso noto un rallentamento nella crescita del reddito, con l’utile operativo per il terzo trimestre che ha deluso le attese, soprattutto per via della fiacca dinamica dei prezzi di semiconduttori e schermi piatti nel periodo.

In Giappone, il dato per agosto dell’indice degli indicatori anticipatori è stato rivisto al ribasso a 65, pur in crescita rispetto al 60 di luglio, continuando a segnalare espansione per i prossimi mesi, mentre l’indice delle condizioni correnti per lo stesso mese si è attestato a 35. Notizie non entusiasmanti anche dalle vendite dei grandi magazzini di Tokio in settembre, diminuite del 5,1% a/a, dal calo del 2,7% a/a del mese precedente. Dalla Cina si registra un incremento degli investmenti diretti effettivi dall’estero in settembre, con il dato cumulato dall’inizio dell’anno salito del 21,01% rispetto allo stesso periodo del 2003.

Commodity: nuovo record del petrolio che ieri ha raggiunto i 54,88 $ al barile, il prezzo più elevato dal 1983, quanto il contratto ha iniziato ad essere scambiato, dopo la diffusione dei dati sulle scorte statunitensi. Le scorte di petrolio da riscaldamento sono infatti scese del 2,3%, generando timori che l’offerta possa essere insufficiente proprio all’inizio della stagione invernale. Qualche segnale positivo, ma insufficiente per calmierare le spinte sul prezzo del greggio è giunto dalle scorte di petrolio, cresciute di 4,2 Mln di barili.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)