MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (14/10/04)

14 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: il continuo rialzo del prezzo del greggio aumenta i timori di ulteriore allargamento del deficit commerciale a causa del conseguente aumento del valore delle importazioni. Oggi è atteso il dato sulla bilancia commerciale di agosto quando il prezzo del greggio si è posizionato mediamente sul livello di 45$/b dai circa 41 in media a luglio. E’ la principale ragione alla base del consensus di mercato che stima un deficit commerciale in allargamento a quota 51,4Mld$, il secondo maggior livello dopo il record di 55Mld$ di giugno.

A mercati chiusi sono state pubblicate le trimestrali di Apple e Novellus. Nel primo caso i risultati sono stati molto positivi con utili per azione che hanno nettamente battuto al rialzo le stime degli analisti. Il titolo ha guadagnato circa il 7% nell’after hour. I buoni risultati sono stati possibili soprattutto grazie al buon andamento delle vendite del riproduttore di musica digitale iPod. Apple è il terzo miglior titolo all’interno dei 500 dell’indice Standard&Poor’s.

Diversa accoglienza invece è per la trimestrale di Novellus, il terzo maggior produttore di apparecchiature per semiconduttori negli Usa. Il titolo ha perso circa il 6%. In tal caso i dati consuntivi di periodo sono risultati positivi, evidenziando il più elevato livello di profitti degli ultimi 3 anni. Sono però state deludenti le prospettive delineate dal Ceo Richard Hill, che ha stimato un calo delle vendite nel trimestre in corso a causa di un calo del computer spending.

Sul fronte corporate segnaliamo il downgrading di Fitch (da BBB+ a BBB) sul debito di General Motors a causa della contrazione dei margini insieme con l’aumento degli oneri previdenziali. Fitch ha mantenuto l’outlook negativo. Anche Moody’s ha indicato la possibilità di una revisione al ribasso di un notch del rating del colosso automobilistico Usa.

Europa: dopo i deludenti dati sulla produzione industriale francese e tedesca anche la produzione industriale italiana ad agosto ha registrato un brusco calo. L’indice, calcolato tenendo conto dei giorni lavorativi, è sceso del 3,5 a/a, dopo il –0,8% di luglio. Sul dato ha pesato negativamente l’andamento del settore abbigliamento (-14,1%) e di quello dei trasporti (-16,6%), penalizzati dalla debolezza della spesa per consumi a causa del caro petrolio.

L’impatto dell’elevato prezzo del greggio sulla crescita è stato evidenziato anche dal capo della banca centrale spagnola e membro della Bce Caruana, il quale ha ribadito come il pericolo maggiore per il raggiungimento di una crescita media nel 2004 per l’intera area Euro al 2% va individuato nel caro petrolio. Dalle ultime evidenze infatti il rialzo del prezzo del greggio ha avuto il maggior impatto sulla crescita mentre il riflesso sull’inflazione è stato moderato.

Dopo i dati di Germania ed Italia ieri anche in Francia i prezzi al consumo hanno registrato un rallentamento nella crescita (+2,2% a/a, dal +2,5% di agosto). Il rallentamento è da imputare all’effetto dell’accordo raggiunto tra il ministro delle finanze Sarkozy e le grandi catene di distribuzione. Il piano prevedeva una riduzione media dei prezzi dei beni di largo consumo di un 2% a settembre, al fine di rivitalizzare la domanda interna.

Asia-Pacifico: in sostanziale flessione le borse della regione, con i titoli del settore minerario penalizzati dalla brusca discesa dei prezzi delle materie prime. L’indice azionario Nikkei 225 ha oggi chiuso in calo dell’1,44% a Tokio, con l’indice generale Topix (-1,23%) che ha segnato il quinto calo consecutivo e con decise vendite su titoli come Toho Zinc (-8,5%) e Nippon Mining (-7,52%).

La fiducia dei consumatori è scesa in settembre dagli alti livelli del mese precedente, con le famiglie nipponiche più preoccupate per le proprie prospettive occupazionali e reddituali anche per via delle politiche di riduzione dei costi delle imprese, tra cui la sostituzione di lavoratori a tempo indeterminato con più economici lavoratori a contratto. L’effetto del caro-petrolio comincia a farsi sentire sui prezzi alle importazioni, il cui tendenziale annuo è stato di +8,7% in settembre, dal 5,3% a/a di agosto, anch’esso rivisto al rialzo.

Commodity: dopo aver toccato il massimo storico a 54,45 $/b il prezzo del petrolio ha leggermente rintracciato rimanendo comunque al di sopra dei 53,5 $ al barile. Oggi sono attesi i dati sulle scorte petrolifere Usa, che secondo il consensus di mercato potrebbero salire di 900.000 barili. Non è escluso tuttavia che i dati presentino un ulteriore calo, sebbene in misura inferiore a quello precedente, attribuibile ai danni provocati dagli uragani.

Scendono le quotazioni dei principali metalli, in particolare quelle del rame, attribuibili ad una minore domanda cinese. Secondo il Lisbona-based International Copper Study Group, a luglio i consumi cinesi sono scesi del 21% a/a. L’elevato livello delle scorte, ai massimi da luglio 2003, contribuisce invece al calo dei prezzi dell’alluminio. Tra gli altri metalli scendono anche zinco e piombo.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)