MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (14/09/04)

14 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: sui mercati finanziari continua il trend delle ultime giornate con rialzo dei mercati azionari e lieve calo dei tassi di interesse. Gli operatori, da un lato stanno ritrovando maggiore ottimismo sul settore dei semiconduttori (il Sox nelle ultime 3 giornate ha guadagnato circa l’11%) e dall’altro sono però anche attenti all’eventuale prolungamento della fase di rallentamento del ciclo economico che potrebbe portare la Fed a mantenere i tassi fermi nel Fomc di novembre o dicembre, soprattutto dopo le dichiarazioni di Susan Bies della scorsa giornata.

Alcune case di investimento come Citigroup hanno anche aumentato la quota di azionario del portafoglio raccomandato alla propria clientela, portandola dal 55 al 60% a scapito invece della quota di cash, portata dal 10 al 5%. Oggi il dato sulle vendite al dettaglio di agosto si presenta particolarmente importante. Il mese di agosto ha presentato risultati deludenti sia nel settore auto che in quello della grande distribuzione. Pertanto, laddove risultasse migliore del consensus potrebbe stemperare il clima di maggiore pessimismo sulle prospettive economiche che hanno portato i tassi decennali nuovamente vicini ai minimi già sperimentati ad inizio mese a quota 4,09%.

Continuiamo a mantenere una view cauta sull’economia, ritenendo possibile per ora un rallentamento esteso nel tempo. Ieri la Boeing ha comunicato che gli ordinativi di aerei di agosto sono stati pari a 20 vs. i 75 di luglio. Il dato assume una rilevanza particolare sul dato degli ordinativi di beni durevoli che a luglio hanno beneficiato proprio della performance positiva del settore aereo che ha registrato una variazione del 100% m/m. Il dato riportato da Boeing potrebbe incidere negativamente sugli ordinativi di agosto attesi per il 24 settembre p.v.

Europa: la Francia si conferma come l’economia più brillante tra i principali paesi dell’intera area Euro. La produzione industriale francese di luglio è cresciuta dello 0,2% m/m, dal +0,5% rivisto al rialzo di giugno, registrando così il terzo incremento mensile consecutivo. Il dato è stato trainato dall’incremento di produzione dei beni alimentari (+1,9%) e dei macchinari. Prosegue l’ottimismo delle autorità circa la crescita.

Trichet in occasione del meeting dei G10, ha ribadito come la maggior parte degli indicatori punti ad un rafforzamento congiunturale nel terzo trimestre dell’anno, in linea con l’andamento dell’economia mondiale, anche se i conti pubblici rimangono un fattore di rischio. Trichet ha ribadito l’importanza del rispetto delle regole dettate dal Patto di Stabilità da parte dei paesi membri, ripetendo come sia fondamentale mantenere le regole esistenti pur ammettendo la possibilità di apportare miglioramenti.

Una delle proposte presentate recentemente dal capo della Commissione europea è quella di correlare il deficit/Pil al debito/Pil limitando in particolare la spesa di quei paesi con un debito/Pil al di sopra del 60% in particolare Francia ed Italia.

Asia-Pacifico: le minute relative alla riunione di agosto, conclusasi lasciando la politica monetaria invariata, ha evidenziato la preoccupazione dei membri per l’elevato prezzo del greggio che potrebbe erodere i profitti delle aziende.

Il Ministro dell’economia Tekenaka ha infatti dichiarato che il mantenimento dei prezzi petroliferi su un livello elevato per lungo tempo potrebbe danneggiare le aziende e quindi la crescita del paese. Malgrado il rialzo del prezzo del petrolio le autorità non vedono tuttavia nel breve periodo un miglioramento della deflazione. Intanto la produzione industriale di luglio è rimasta invariata al 5,9% a/a rispetto alla prima lettura, evidenziando però un rallentamento rispetto a giugno quando l’incremento è stato dell’8,9% a/a.

All’interno si è evidenziato un forte calo delle scorte (-3,7% a/a da 1% di giugno), confermando i timori da parte delle aziende di un rallentamento economico del paese.

Commodity: continua la corsa del petrolio in risposta alla minaccia rappresentata dal ciclone Ivan, che secondo i meteorologi dovrebbe essere il più forte degli ultimi 20 anni, per gli impianti del Golfo del Messico e in Florida. Le tensioni geopolitiche, le cattive condizioni climatiche ed il basso livello delle scorte continuano a condizionare l’andamento del mercato che rimane quindi vulnerabile a possibili aumenti soprattutto con l’avvicinarsi della stagione invernale, che comporta un aumento stagionale della domanda di greggio. La disponibilità dell’Opec di alzare il target di produzione di un milione di barile e la banda di riferimento del prezzo del paniere, non potrebbe comunque riuscire a stabilizzare il mercato petrolifero, soggetto a continui shocks esterni.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)