MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (13/05/04)

13 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: il dato sulla bilancia commerciale di marzo ha registrato un nuovo livello record del deficit a quota 46MLd$, in seguito soprattutto all’elevato livello del prezzo del petrolio ed all’aumento della domanda interna grazie al supporto della politica fiscale. In particolare il deficit verso i Paesi Opec ha raggiunto il nuovo livello record posizionandosi a quota 5,5Mld$. In rialzo anche il disavanzo verso la Cina (da 8,3 a 10,4 Mld$). Le importazioni hanno registrato un incremento del 4,6% a fronte di un rialzo dell’export del 2,6%. Il dato potrebbe portare ad una revisione al ribasso della stima preliminare del Pil deprimo trimestre che in prima pubblicazione è risultata pari a +4,2% t/t annualizzata.

L’asta sui Treasuries a 5 anni da 15Mld$ ha registrato un buon rapporto di copertura complessivo della domanda (2,64%). Ha però deluso la quota di sottoscrizione da parte degli investitori esteri che è scesa al 34,6% dal precedente 41,4%. Probabilmente è diminuita la domanda da parte delle banche centrali asiatiche.

Oggi è attesa l’asta sul 10 anni. Saranno pubblicati anche i dati sulle vendite al dettaglio di aprile e non è da escludere un dato superiore alle attese medie degli analisti che risultano piuttosto caute a causa del temuto calo della domanda di auto e del settore delle costruzioni. Nel frattempo è stato notevole il recupero delle borse Usa nelle ultime due ore di contrattazione: i principali indici che stavano registrando perdite prossime al 2%, sono riusciti a chiudere sostanzialmente invariati. In tal caso è stato soprattutto il settore finanziario a guidare il recupero.

Il settore dei semiconduttori e’ stato invece penalizzato con un calo del Sox dell’1,75%. Probabilmente gli investitori che escono dai mercati azionari asiatici si stanno riposizionando negli Usa privilegiando però i settori maggiormente legati alla crescita interna del Paese.

Euro: dopo il Pil francese anche quello tedesco ha superato le attese di mercato. Il dato preliminare del primo trimestre ha infatti evidenziato un rialzo dello 0,4% t/t da 0,3% del 4° trimestre 2003, con una crescita tendenziale dello 0,7% da 0,1%. Si è trattato del risultato migliore degli ultimi tre anni. Il risultato è stato favorito dalla forte crescita delle esportazioni, legata alla ripresa dell’economia mondiale che ha compensato la debolezza della domanda interna. Il mese di marzo ha infatti impattato positivamente sulla bilancia commerciale sia tedesca che francese facendo registrare un forte rialzo delle esportazioni nette. Oggi sarà infine pubblicato il dato sul Pil italiano.

Sul fronte prezzi, in Francia il cpi di aprile ha registrato un incremento del 2,1% a/a confermando quanto già registrato nelle altre principali economie dell’area a causa soprattutto degli elevati prezzi del petrolio. Relativamente ai conti pubblici, oggi al vertice franco-tedesco, indetto per cercare un’armonizzazione delle politiche fiscali delle imprese all’interno dell’Ue, potrebbe anche essere discussa la possibilità di una modifica del tetto del 3% deficit/Pil. Il primo ministro tedesco, Schroeder, ha infatti dichiarato che in Europa si inizia a discutere se è giusto considerare il limite del 3% come unico criterio economico adeguato da utilizzare.

Jap: la chiusura negativa del Nikkei (-2,95%), ai minimi dal 26 febbraio, ha penalizzato il mercato valutario con lo Yen che ha raggiunto 114 contro dollaro. Sull’azionario hanno pesato i dati negativi sugli ordinativi industriali che a marzo sono cresciuti di solo 0,2% a/a da 9,3% di marzo. Relativamente al mercato dei cambi nel report rilasciato dal Ministero delle Finanze sono stati resi noti gli interventi dell BoJ sul forex fino al mese di aprile. Ne risulta che l’ultimo intervento sul Dollaro/Yen è avvenuto il 16 marzo. Da allora la BoJ è stata assente dal mercato.

Commodity: le tensioni geopolitiche, il basso livello delle scorte di benzine statunitensi e l’allarme lanciato dall’Aie, secondo cui quest’anno la domanda di greggio toccherà i massimi dal 1988 e le scorte potrebbero non riuscire a far fronte all’elevata domanda da parte della Cina e dei paesi industrializzati, hanno spinto le quotazioni del WTI in prossimità dei 41 $/b.

Alcuni membri Opec si sono mostrati favorevoli ad un rialzo di produzione, altri come il Venezuela contrari. L’organizzazione tuttavia dovrebbe incontrarsi in veste del tutto informale ad Amsterdam prima della riunione del 3 giugno. Un rialzo della produzione potrebbe comunque non avere gli effetti desiderati dato che alcuni paesi stanno già producendo più della loro quota fissata nell’ultima riunione.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)