MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (12/4/05)

12 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: in assenza di dati macro l’attenzione è stata focalizzata su Ford, dopo la forte revisione delle aspettative di utili per il 2005 ed il 2006. Per l’anno in corso è stato anzi stimato il raggiungimento del break-even nell’ipotesi più favorevole, in termini di pre-tax profits.

Il titolo ha perso circa il 5% in chiusura. Sia Standard & Poor’s che Fitch hanno rivisto l’outlook sul debito di Ford portandolo a negativo. Ricordiamo che la prima agenzia di rating ha un giudizio sul debito superiore di un notch rispetto all’investment grade. Il giudizio invece di Fitch si colloca tre notch al di sopra di tale soglia. Dopo l’ammissione del momento difficile da parte di General Motors è dunque seguita anche Ford, a testimonianza di come il problema della concorrenza soprattutto dei produttori nipponici interessi l’intera industria automobilistica Usa.

Gli operatori temono che GM e Ford possano diventare due eccellenti fallen angels, ossia società il cui giudizio passa dall’investment grade al junk bond, comportando la necessità da parte dei gestori di disinvestire una buona parte dei titoli di tali aziende detenuti in portafoglio. Sulla scia di tale preoccupazione si è registrato un allargamento dei corporate spreads ed un parallelo rafforzamento dei Treasury in termini di asset swap ma anche rispetto ai titoli europei.

Oggi l’attenzione è concentrata su due pubblicazioni : 1) la bilancia commerciale di febbraio, che potrebbe offrire lo spunto per riproporre come motivo di interesse il tema del deficit di partite correnti; 2) le minute del Fomc del 22 marzo, ossia quello in cui nel comunicato successivo sono state esplicitamente menzionate le spinte inflative. In quest’ultimo caso sarà importante verificare se vi sono elementi per ipotizzare un aumento dei fautori di un’accelerazione della politica monetaria restrittiva nel Fomc.

Europa: la produzione industriale francese di febbraio ha registrato una flessione mensile superiore alle attese che ha portato il tendenziale anno al +1,2%, dal 2,7% a sua volta rivisto al ribasso di gennaio, e confermando così il trend calante dell’output.

In disaggregato il dato ha evidenziato una flessione di tutte le sottocomponenti ad eccezione di quella energetica (+2,6% m/m), con la contrazione più marcata registrata dall’industria alimentare (-1.6%M/m) e quella dei beni intermedi (-1.7%). Il calo di febbraio non ha interessato solo la produzione industriale francese ma anche quella di altri paesi.

In Irlanda il dato ha registrato un calo del 4,8% a/a, in Grecia dell’1,5% a/a, e considerando la deludente lettura dell’output tedesco, l’ipotesi di un rallentamento della produzione industriale dell’intera area sembra ormai confermata.

Asia-Pacifico: misti, stamani, gli andamenti dei maggiori indici azionari della regione, con il Nikkei 225 che ha chiuso in calo dello 0,64%, anche per via del movimento di rafforzamento dello Yen, che incide sulla competitività delle merci da esportazione nipponiche, e del sia pur modesto rialzo del prezzo del petrolio dai minimi da cinque settimane: il Giappone importa la quasi totalità del proprio fabbisogno petrolifero.

Sempre in Giappone, i prestiti erogati dalle banche in marzo sono diminuiti del 2,6% rispetto ad un anno prima, registrando il minor declino da quando la Banca del Giappone ha cominciato a redigere la serie nel 2001, mentre la più importante misura dell’offerta di moneta, quella comprendente circolante, depositi bancari e certificati di deposito, è aumentata nello stesso mese del 2,1% a/a.

In Cina, ieri, è stata pubblicata la bilancia commerciale di marzo, con l’avanzo cumulato dall’inizio dell’anno salito all’equivalente di $13,5Mld, dai $10,9Mld dello stesso periodo del 2004, con un aumento sia delle esportazioni che delle importazioni. Le esportazioni cinesi stanno beneficiando di una situazione valutaria favorevole, dell’esternalizzazione sul territorio cinese di attività produttive da parte di altri paesi e della progressiva rimozione del sistema di quote nel comparto tessile, ma la loro forza inevitabilmente crea tensioni anche a livello politico, con i legislatori statunitensi che già discutono della possibilità di imporre ulteriori tariffe fintantoché la Cina manterrà l’attuale politica valutaria dello Yuan debole.

Proprio stamani, il primo ministro cinese ha confermato l’impegno del governo di Pechino nell’approdare ad un meccanismo di formazione del tasso di cambio basato sulle forze di mercato, pur sottolineando la necessità di considerare le attuali condizioni dell’economia nazionale.

Commodity: continua a scendere il prezzo del petrolio dietro la speculazione che le raffinerie statunitensi riusciranno a sostenere la domanda di benzine che solitamente aumenta nel periodo estivo.

L’Opec inoltre ha dichiarato che, malgrado il recente calo delle quotazioni petrolifere, è seriamente disposta ad aumentare la produzione di altri 500.000 barili. I fondi di investimento continuano a guidare le quotazioni del rame che ha raggiunto nuovamente i massimi degli ultimi 16 anni.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)