MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (12/05/04)

12 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: continua sui mercati la fase di stabilizzazione sia dei mercati obbligazionari che di quelli azionari che del forex, dopo i violenti movimenti verificatisi dopo la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro.

Ieri è stata pubblicata la trimestrale di Cisco che ha evidenziato buoni dati con riferimento al terzo trimestre, con utili in crescita del 23% a fronte di un aumento del fatturato del 22%. Il Ceo Chambers inoltre ha stimato un range medio del fatturato del quarto trimestre al di sopra delle attese di mercato. La società Usa inoltra ha annunciato l’intenzione di assumere 1000 unità nel corso dell’anno. In precedenza Cisco aveva dichiarato che avrebbe incrementato l’organico al raggiungimento del livello di fatturato pari a 700.000$ per unità lavorativa. Malgrado i buoni dati, il titolo nell’after hour ha perso circa il 2%. Secondo alcuni analisti è risultato particolarmente penalizzante la notizia del forte impiego di fondi per il buyback di azioni (ben 3Mld$ nel corso del trimestre).

Nel frattempo l’Ocse ha migliorato le stime di crescita Usa portandole da 4,2% a 4,7%. Santomero, membro non votante della Fed, ha confermato l’intenzione della banca centrale di procedere ad un rialzo graduale dei tassi. Al momento non si è detto preoccupato dall’inflazione. Eventuali motivi di tensione potrebbero derivare più dal costo del lavoro che da quello delle commodities.

Infine l’asta sul 3 anni Treasuries si è conclusa con una buona percentuale di domanda (circa 45%) da parte degli investitori stranieri. Oggi è atteso il dato sulla bilancia commerciale: il deficit a marzo potrebbe ancora allargarsi a causa di due fattori che dovrebbero avere sostenuto le importazioni: aumento della domanda interna e incremento del prezzo del petrolio.

Nell’ambito dei paesi emergenti segnaliamo che la produzione industriale brasiliana ha registrato a marzo una variazione dell’11,9%, pari all’incremento maggiore degli ultimi 3 anni.

Euro: l’Ocse nell’outlook presentato ieri a Parigi ha tagliato le stime di crescita per l’Italia portandole allo 0,9% dall’1,6% stimato a novembre, pari al più basso tasso di crescita nell’ambito del G7.

Secondo l’Ocse, gli effetti negativi sull’export derivanti dall’apprezzamento dell’Euro, dovrebbero essere più marcati in Italia rispetto agli altri Paesi dell’area Euro. Il deficit/Pil dovrebbe raggiungere il 3,1% nel 2004, contro la previsione del governo del 2,9%. L’Ocse chiede quindi misure restrittive di bilancio senza le quali il deficit nel 2005 potrebbe raggiungere il 3,9%.

Relativamente all’intera area euro Cotis, capo economista dell’Ocse, afferma che a fronte di una forte crescita americana (4,7% nel 2004 e 3,7% nel 2005), giapponese (3% 2004 e 2,8% 2005) e cinese, l’Europa resterà al traino con un ritmo di crescita piuttosto lento (1,6% nel 2004 e 2,4% nel 2005). La causa è da riportare alla debolezza della domanda interna e della spesa delle famiglie.

Migliore delle attese il dato sul Pil francese che nel primo trimestre è cresciuto dello 0,8% t/t dallo 0,7% del trimestre precedente. Si è trattato del risultato migliore degli ultimi due anni. Oltre le attese anche il dato sul cpi tedesco che ad aprile è cresciuto dell’1,6% a/a (il livello più elevato degli ultimi 2 anni), in seguito ad i rialzi registrati nel settore gas, acqua ed elettricità (1,3% a/a da 0,8%), sanitario (19,4% da 16,7%) e trasporti (2,1% da 0,2%).

Jap: migliora la fiducia dei consumatori. Ad aprile l’indice è infatti salito a 45,1 grazie ad un miglioramento del mercato del lavoro che suggerirebbe un aumento dei consumi da parte delle famiglie. Sul fronte azionario recupera l’indice Nikkei che ha guadagnato il 2,26% tornando sopra gli 11 mila punti, dopo la notizia di un aumento del peso del Giappone negli indici di MSCI.

Commodity: tornano a salire le quotazioni petrolifere (oltre 40 $/b) in seguito all’aumento delle incertezze sulla possibilità di un rialzo dell’output da parte dell’Opec come preannunciato dall’Arabia Saudita, dato che attualmente i paesi membri stanno già producendo il 10% in più rispetto alle quote stabilite. L’allarme è giunto anche dall’Ocse che vede nel rialzo del prezzo del greggio un ostacolo alla crescita mondiale. Attesi per oggi i dati del Dipartimento dell’Energia.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)