MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (11/11/04)

11 Novembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: come atteso, la Fed ha rialzato i tassi di riferimento di 25 bps portandoli al 2%. Poche le novità nel comunicato allegato: 1) la Fed ha preso atto che il mercato del lavoro è migliorato; 2) le spinte inflative rimangono ben contenute; 3) la produzione sta crescendo ad un tasso moderato malgrado il rialzo del prezzo del petrolio.

E’ stato inoltre ribadito l’atteggiamento misurato nella conduzione della politica monetaria nel prossimo futuro. La decisione, è stata unanime. Questa volta però, a differenza dei precedenti rialzi, la proposta sui tassi è stata sottoscritta da 10 distretti regionali della Fed su 12. In particolare la Fed di San Francisco e quella di Dallas non hanno richiesto l’incremento. Se nel caso della Fed di Dallas la ragione può essere ricondotta alle recenti dimissioni del governatore McTeer, con riferimento invece alla Fed di San Francisco il diverso atteggiamento si ricollegherebbe invece all’atteggiamento più cauto sull’economia espresso dal presidente Yellen.

In sostanza, alla luce anche di questa osservazione, la Fed aspetterà tutti i prossimi dati prima di prendere la decisione per il Fomc del 14 dicembre. Ogni possibilità sembra ancora aperta anche se, la continuazione del miglioramento del mercato del lavoro sembrano spingere maggiormente verso l’ipotesi di un rialzo ulteriore di 25bps. Il dato sulla bilancia commerciale di settembre ha evidenziato una contrazione del deficit, causata in gran parte da una riduzione delle importazioni di petrolio (-1,7% m/m).

Infatti la variazione mensile delle esportazioni (-0,8%) diventa positiva (+0,2%) se considerata al netto del petrolio. Il calo del deficit potrebbe essere stato inficiato dall’effetto uragani che, danneggiando alcuni pozzi di petrolio, ha temporaneamente ridotto l’import di greggio da parte degli Usa. Il deficit commerciale con la Cina ha segnato un nuovo record a quota 15,5 Mld$. Il rialzo del prezzo del petrolio ha però influenzato il dato sui prezzi alle importazioni di ottobre, che ha registrato la più alta variazione mensile (+1,5%) degli ultimi 5 mesi. Al netto della componente greggio, la variazione si tramuta in negativa (-0,2%) e diventa la maggiore dall’agosto del 2003.

Europa: Europa: l’istituto tedesco Diw ha tagliato nuovamente le stime di crescita per il terzo trimestre dell’anno in Germania. L’istituto aveva già rivisto al ribasso le stime portandole al +0.3% t/t, dal +0.5% precedentemente stimato l’8 ottobre scorso ed ieri le ha ridotte nuovamente portandole al +0.2%. La decisione è stata motivata dal fatto che il paese sta assistendo ad un rallentamento delle esportazioni non controbilanciato da un incremento dei consumi, con un effetto netto negativo sulla crescita.

La revisione annunciata ieri da Diw è stata comunque ottimista. Secondo i dati diffusi questa mattina dall’ufficio statistico tedesco il Pil del terzo trimestre sarebbe cresciuto di un modesto 0,1% t/t, dopo il +0,4% del primo trimestre dell’anno. Per il futuro potrebbe pesare sulla crescita il continuo apprezzamento dell’Euro. Malgrado le dichiarazioni effettuate da vari esponenti della Bce negli ultimi giorni, ieri secondo quanto riportato dall’agenzia Market News, che ha citato una fonte anonima vicina alla BCE, il livello che preoccuperebbe le autorità sarebbe quello di 1,40 vs $, mentre l’1,35 sarebbe ancora un valore tollerabile per l’andamento dell’economia.

Secondo Issing comunque, il prezzo del petrolio sopra i 40 $/b potrebbe significare una crescita dell’area Euro per il 2005 inferiore rispetto a quanto stimato a settembre dalla Bce. Issing ha comunque aggiunto che l’area Euro non rischia stagflazione mostrandosi ottimista circa la dinamica dei prezzi al consumo. Infine ieri il Fmi ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil Italiano per il 2005 portandole all’1,7%, dall’1,9% precedentemente stimato.

Asia-Pacifico: Asia-Pacifico: in calo le maggiori borse della regione. In Giappone, il Nikkei 225 ha ceduto l’1,35% sulla scia della delusione per il dato di settembre degli ordinativi di macchinari industriali, calati dell’1,9% sul mese contro un’attesa mediana di +1%, riducendo il tendenziale annuo a +5% e neutralizzando così l’effetto positivo per l’azionario dell’indebolimento dello Yen nei confronti del Dollaro, con il cambio arrivato fino a 107,3 per poi muoversi stamani intorno ai 106,85.

Il problema nipponico rimane quello di un prevedibile rallentamento della spesa per investimenti in capitale fisso, che insieme alle esportazioni ha rappresentato il maggior fattore dietro la crescita degli ultimi cinque trimestri, al quale non si va ancora a sostituire la crescita dei consumi delle famiglie, frenati dalla stagnazione dei redditi da lavoro e dal perdurare della deflazione, anche se ieri l’indice della fiducia dei consumatori per ottobre aveva segnato a sorpresa un avanzamento a 48, dal 46 del mese precedente.

Le autorità monetarie sudcoreane hanno ridotto a sorpresa di un quarto di punto percentuale il tasso di interesse di riferimento a 3,25%, allo scopo di stimolare i consumi interni in corrispondenza del rallentamento delle esportazioni.

Commodity: Commodity: il report settimanale del Dipartimento dell’Energia ha fatto registrare nella settimana conclusasi il 5 novembre un aumento delle scorte inferiore alle attese salendo di soli 1,8 Mln di barili rispetto alla settimana precedente e risultando così in prossimità della media del periodo.

Scendono invece per l’ottava settimana le scorte di distillati e quelle di benzine che tuttavia restano sopra la media. Il dato ha generato un forte aumento del prezzo del greggio cresciuto del 3% e arrivato a toccare i 49 $/b.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)