MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (10/1/05)

10 Gennaio 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: sotto le attese il dato sull’occupazione che ha visto la creazione di 157.000 posti di lavoro nel settore servizi rispetto alle 175.000 unità attese. Sono stati rivisti il dato di novembre (da 112.000 a 137.000 unità) ed il dato di ottobre con 312.000 unità dalle precedenti 303.000. Il 2004 tuttavia si è chiuso con un bilancio positivo con la creazione di circa 2,2 milioni di posti di lavoro, che rende il 2004 l’anno con più assunzioni dal 1999.

Tra i settori, l’industria manifatturiera ha creato 3000 nuovi posti di lavoro, il primo rialzo da agosto, mentre in tutto il 2004 si è assistito ad una crescita nel settore di 76.000 unità, il primo aumento dal 1997. Tra le altre componenti si evidenzia un leggero calo del tasso di partecipazione (60% da 60,1%) ed una durata media delle settimane nello stato di disoccupato in calo a 19,3 da 19,8.

Leggermente al di sotto delle attese invece la variazione media oraria dei salari. Il dato conferma la possibilità di un approccio graduale di politica monetaria da parte della Fed, vista la crescita subottimale del mercato del lavoro. Lo stesso Ferguson, vice governatore della Fed, ha dichiarato che è piuttosto arduo quantificare l’ammontare di eccesso di risorse sul mercato del lavoro, rendendo di conseguenza complesso stimare anche l’impatto inflativo derivante da eventuali rialzi del costo del lavoro.

Sul mercato forex è stato piuttosto forte l’impatto di alcune dichiarazioni di Snow, secondo cui il Congresso dovrà collaborare con il governo per ridurre il deficit di bilancio. L’attesa di provvedimenti concreti in tal senso ha rafforzato il Dollaro. In settimana è atteso il dato sulla bilancia commerciale di novembre, principale market mover in ottica forex. Sono anche attese emissioni sul 5 anni Treasury e sul 10 anni Tips.

Europa: fermo all’8,9% il tasso di disoccupazione dell’area euro del mese di novembre. Tra i paesi che hanno registrato il più basso tasso di disoccupazione vi sono l’Irlanda, il Lussemburgo e l’Austria, mentre tra i peggiori troviamo Spagna e Germania. Sotto le attese il dato sulle vendite al dettaglio che a novembre ha comunque registrato un miglioramento rispetto al mese di ottobre (0,4% a/a da –0,6%).

Secondo l’Eurostat, le vendite di cibo, bevande e tabacco sono aumentate dello 0,2% a/a, mentre nel settore non alimentare l’incremento è stato dello 0,4% a/a. Rallentano gli ordinativi industriali tedeschi del mese di novembre. Il dato preliminare ha infatti fatto registrare un incremento tendenziale dell’1,3% dal precedente 3,8%. All’interno si evidenzia un rallentamento degli ordinativi esteri scesi al 4,3% a/a dal 6,4% di ottobre, mentre scendono gli ordinativi domestici (-1,4% a/a da +1,5%).

Si conferma così il rallentamento dell’economia tedesca determinato da una domanda interna piuttosto debole e da un calo della domanda estera. Tra i dati di rilievo della settimana è attesa la pubblicazione dello Zew, che fornirà un’indicazione dell’evoluzione futura dell’economia dell’area, e la produzione industriale tedesca di novembre.

Tra gli eventi è attesa la riunione della Bce, che non dovrebbe apportare modifiche al livello dei tassi. Interessante sarà seguirà la conferenza stampa di Trichet che potrebbe dare indicazioni sulle future mosse di politica monetaria. Infine la commissione europea pubblicherà le stime di crescita del 4° trimestre 2004 e 1° trimestre 2005.

Asia-Pacifico: chiusi i mercati nipponici per festività. Le contrattazioni riprenderanno domani. Intanto continuano le preoccupazioni delle autorità per l’andamento dei mercati valutari. Il Governatore della BoJ, Fukui, al termine delle riunioni informali che precedono la riunione del G10 in programma oggi, ha dichiarato che l’attuale livello del tasso di cambio del dollaro è un possibile rischio di ripresa economica globale. L’outlook dell’economia sarà infatti il principale argomento della riunione.

Commodity: pressoché stabili le quotazioni del greggio dopo la il forte rialzo di giovedì successivo alla diffusione di alcune dichiarazioni secondo cui l’Opec è disposta a ridurre l’output petrolifero nella riunione di gennaio qualora le temperature nel Nord-Est statunitense, restino sotto la media di periodo ed il prezzo del greggio scenda sotto i 40 $/b.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)