MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (10/06/04)

10 Giugno 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: altri due esponenti della Fed, membri votanti del Fomc, Geithner e Hoenig, hanno ribadito le dichiarazioni di Greenspan: la Fed è orientata verso un graduale rialzo dei tassi, ma allo stesso tempo è pronta ad adottare un atteggiamento più aggressivo qualora l’inflazione subisca un’accelerazione improvvisa. Al momento però i rialzi dei prezzi vengono ritenuti dalla Fed temporanei. A tal proposito ricordiamo che oggi era attesa la pubblicazione del PPI che, per motivi tecnici di computo, è stata rinviata alla prossima settimana nel corso della quale tra l’altro è prevista anche la pubblicazione dell’ancora più importante CPI.

Le dichiarazioni dei membri della Fed hanno aumentato le attese di una banca centrale Usa potenzialmente più reattiva nei tempi e forse anche nell’entità dei rialzi. Tale aspettativa in verità non si è tradotta in un ulteriore allargamento degli spread di mercato: così ad esempio lo spread sul 10 anni govies è rimasto ancorato intorno ai 50bps.

Molto più violento è stato invece l’impatto sull’Euro Dollaro, con un deciso apprezzamento del biglietto verde. Ricordiamo che siamo alla vigilia di un ponte lungo (domani i mercati saranno chiusi per i funerali di Reagan) e di conseguenza potrebbero oggi scattare ricoperture soprattutto sul forex, dopo il forte movimento di ieri. Inoltre, la possibilità della continuazione del rally del Dollaro necessita del supporto dei dati sul Cpi della prossima settimana.

Ieri i dati sulle scorte all’ingrosso di aprile hanno inaspettatamente evidenziato un calo dello 0,1%, il primo degli ultimi 8 mesi, con un rapporto scorte/vendite che ha segnato un nuovo minimo storico a quota 1,12. Si tratta di un segnale che potrebbe celare un atteggiamento ancora molto prudente da parte dei produttori, ancora non fiduciosi della ripresa strutturale della domanda.

Europa: il Pil finale italiano è stato confermato allo 0,4% t/t. Il dato ha evidenziato un buon recupero dei consumi finali (+0,6% t/t, dal –0,1% del trimestre precedente) ed un’accelerazione della spesa per investimenti (+2,5%, dal –0,6%).

Ad aprile la produzione industriale francese, al contrario di quella tedesca, ha registrato un calo dello 0,4% m/m, con un tendenziale che dall’1,4% è passato all’1,1%. La difficile fase congiunturale che sta attraversando la Francia ha spinto il ministro delle finanze Sarkozy a sottolineare come l’attenzione che la Bce pone sull’andamento dei prezzi al consumo sia eccessiva, mentre sarebbe conveniente avere un atteggiamento più accorto nei confronti della crescita e dell’occupazione.

Il commento è giunto il giorno seguente alla dichiarazione del presidente del consiglio italiano secondo cui, se la Bce non provvederà ad un taglio dei tassi nei prossimi mesi, sarà necessario affiancare all’organo monetario una commissione politica, per aiutare la Bce nel suo processo decisionale. Alle dichiarazioni dei due esponenti politici ha fatto eco Noyer, il capo economista della Bce, che, nel ribadire l’indipendenza della banca centrale, ha dichiarato che l’evidenza empirica conferma l’importanza di fissare un target di inflazione al 2% e che i governi nazionali devono portare avanti il risanamento dei conti pubblici, dal momento che deficit eccessivi danno solo l’illusione di alimentare una crescita sostenibile.

Asia-Pacifico: l’indice azionario Nikkei 225 ha guadagnato l’1,1% dopo la notizia di una crescita degli ordinativi di macchinari dell’11,8% destagionalizzato in aprile, rispetto a marzo, maggior crescita in sei mesi e ben superiore all’attesa mediana degli analisti di un 2,3%, segno che le aziende stanno pianificando di aumentare gli investimenti in fabbriche e beni strumentali a fronte di una crescente domanda globale per l’elettronica digitale.

In Cina la crescita della produzione industriale è rallentata (da +19,1 a +17,5% a/a) a maggio per il terzo mese consecutivo, date le più strette politiche di credito delle banche che hanno limitato l’espansione in settori come quello siderurgico ed automobilistico, riducendo altresì la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della banca centrale.

Commodity: le scorte di greggio statunitensi sono aumentate solo di 400.000 barili nella settimana terminata il 4 giugno, un terzo di quanto atteso dagli analisti, mentre le scorte di benzina sono aumentate di 2.100.000 barili, più del doppio delle attese, con una crescita del tasso di utilizzo delle raffinerie dell’1,1%. In chiusura il Wti è riuscito a presentare una leggera variazione positiva. A supportare i prezzi del greggio anche al notizia del prolungarsi di uno sciopero in Nigeria.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)