Società

MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (09/3/05)

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USA: il discorso di Bernanke (membro votante del Fomc) sulle prospettive dell’economia ha evidenziato prospettive in linea con quelle delineate a metà febbraio da Greenspan. Il membro della Fed ha dichiarato che l’economia è in rafforzamento e che allo stesso tempo l’inflazione è stabile. Di conseguenza la fase di politica monetaria restrittiva potrà essere condotta ancora in modo misurato. Sebbene i prezzi delle materie prime siano attesi rimanere su livelli elevati, è però improbabile che continuino a mantenere lo stesso ritmo di rialzo dello scorso anno, impattando meno in termini di inflazione core. Inoltre, l’elevato livello dei margini a disposizione dei produttori, lascia ampio spazio per un assorbimento di tali rialzi mediante una riduzione degli stessi margini.

Sul tema dell’andamento dei tassi di mercati Bernanke ha affermato che una delle ragioni alla base della permanenza di bassi tassi di mercato, è da ricercarsi nell’incremento dell’offerta di risparmio negli ultimi anni. Le stime di crescita per il 2004, secondo Bernanke, sono collocabili nel range 3,75%-4%. In tale direzione si stanno spingendo anche le stime mediane degli analisti per il primo trimestre ’05 che, secondo un sondaggio effettuato da Bloomberg, sono arrivate al 4% da 3,6%, grazie ad un buon contributo atteso della spesa per investimenti.

Sul mercato forex le dichiarazioni di Bernanke (nella parte in cui hanno ribadito l’approccio graduale della Fed) oltre che il rialzo del prezzo del greggio (che hanno aumentato l’impatto negativo atteso in termini di deficit commerciale) hanno penalizzato il Dollaro.

Europa: il deficit pubblico francese a gennaio ha registrato un aumento di oltre il 5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente a causa di un calo delle entrate, penalizzate dal rallentamento economico. Per il secondo giorno consecutivo, l’attenzione si è concentrata sulla discussione relativa alla riforma del Patto di Stabilità e Crescita che ha evidenziato una profonda spaccatura tra i paesi più virtuosi e quelli che, invece, stanno incontrando grosse difficoltà nel mantenere gli impegni in tema di conti pubblici.

La partita si riaprirà in occasione dell’Ecofin straordinario del 20 marzo prossimo. Le incognite riguarderanno solo il numero di deroghe ed il grado di flessibilità delle attuali regole del trattato, che, grazie all’opposizione dei paesi più virtuosi anche se meno importanti politicamente, potrebbero essere più contenute di quanto auspicato dall’asse franco tedesco.

Introdurre un eccessivo lassismo in tema di conti pubblici, giustificato dall’avversa congiuntura economica, potrebbe essere penalizzante per l’intera area Euro nel medio periodo, non solo per il deterioramento del merito creditizio, ma anche perché consentirebbe ai governi nazionali di rimandare l’attuazione di riforme strutturali necessarie ma impopolari.

Asia-Pacifico: in rialzo, stamani, i maggiori indici azionari della regione, con le sole eccezioni dei lievi cali degli indici di Sydney e Shanghai. A Tokio, il Nikkei 225 (+0,67%) ed il Topix (+0,44%) hanno ambedue chiuso ai massimi dal 28 aprile scorso, nonostante i rialzi del prezzo del petrolio, i timori di una parte del mercato per un’accelerazione dei rialzi dei tassi ufficiali d’interesse USA e la revisione al ribasso, ieri, delle previsioni di utili e vendite nel primo trimestre da parte della statunitense Texas Instruments.

I migliori titoli del listino nipponico sono risultati quelli dei servizi finanziari non bancari, con Nomura Holdings, maggiore banca d’investimenti dell’arcipelago, in rialzo del 4,09%, risultando il miglior titolo dell’indice principale, dopo che la stessa ha annunciato di attendersi per il 2005 un aumento del 50% nell’attività di fusioni ed acquisizioni nel paese. Nell’ambito dell’intera regione, i maggiori rialzi si sono visti sui titoli del comparto minerario o comunque legati alle materie prime.

In Giappone, in modo sufficientemente coerente con gli ultimi dati macroeconomici, mentre il dato preliminare per gennaio dell’indice del livello di attività corrente è risultato inferiore alle attese di mercato, passando comunque dal 27,3% di dicembre (rivisto al ribasso) all’88,9%, il dato preliminare per l’indice degli indicatori anticipatori, è riuscito a superare lo spartiacque del 50%, segnando un 55%, in linea con le attese ed in netto progresso rispetto al precedente 41,7% (anch’esso rivisto al ribasso).

Commodity: chiudono in rialzo di oltre l’1% i prezzi del greggio dopo che ieri hanno superato i 55 $/b. A pesare sulle quotazioni sono tate ancora una volta le rigide temperature statunitensi e le dichiarazioni del ministro del petrolio saudita, secondo cui nella riunione del 16 marzo il Cartello non dovrebbe apportare modifiche all’attuale quota produttiva.

Oggi sono attesi i dati sulle scorte petrolifere Usa redatte dal Dipartimento dell’Energia. Il consensus di mercato stima un calo delle scorte di distillati e benzine, mentre quelle di greggio dovrebbero registrare un incremento sebbene inferiore alla scorsa settimana. Tra i metalli, salgono ai massimi degli ultimi 16 anni le quotazioni del rame dietro l’attesa che la produzione mondiale difficilmente riuscirà a soddisfare la domanda nel prossimo trimestre.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)