MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (07/10/05)

7 Ottobre 2005, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI)

USA: il calo del prezzo del greggio insieme con i rinnovati timori sulla dinamica dei prezzi (e conseguente reazione da parte della Fed) hanno contribuito a realizzare il quarto calo consecutivo dei listini azionari Usa. L’indice S&P500 ha perso oltre il 3% nelle ultime 4 sedute e ieri il comparto peggiore è stato rappresentato da quello energetico. Nel frattempo i membri della Fed continuano a ricordare la necessità di frenare le spinte inflattive: ieri Fisher, membro votante, ha esplicitamente definito l’inflazione “un virus da fermare”.

Oggi l’attenzione è interamente concentrata sui dati sul mercato di settembre che dovrebbero dare le prime indicazioni sull’entità degli effetti dell’uragano Katrina. Ricordiamo che le rilevazioni si fermano alla settimana in cui cade il dodicesimo giorno del mese. Pertanto le indicazioni fornite dagli ultimi dati sui sussidi settimanali delle ultime due settimane di ottobre non impatteranno sul dato.

A tal proposito, il dato sulle richieste di sussidi settimanali per la disoccupazione, ha evidenziato un incremento di 21.000 unità posizionandosi a 390.000 nella settimana all’1 ottobre. Un portavoce del dipartimento del lavoro ha però dichiarato che l’impatto dei due uragani sarebbe stato pari a 74.000 unità nell’ultima settimana ed a 70.000 nella precedente.

Tali indicazioni implicherebbero un valore delle suddette richieste di sussidi al netto dell’effetto uragani nel range 300.000-316.000 nelle ultime due settimane, evidenziando pertanto una dinamica occupazionale core ancora positiva.

Europa: come ampiamente atteso la Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse. Nella conferenza stampa successiva alla riunione Trichet, malgrado abbia continuato a ribadire che il livello dei tassi di interesse continua a rimanere appropriato, ha posto l’accento sui rischi di inflazione, confermando la necessità che le autorità monetarie rimangano fortemente vigili sugli sviluppi sui prezzi.

Secondo Trichet, l’inflazione dovrebbe continuare a rimanere elevata nel medio periodo dal momento che i rischi per un’accelerazione dei prezzi al consumo sono aumentati ma le aspettative di inflazione continuano a rimanere ben ancorate anche grazie ad una favorevole dinamica salariale. A tale proposito Trichet ha dichiarato che ci sono alcuni paesi dell’area Euro da monitorare attentamente, anche se l’ultimo dato del costo del lavoro ha evidenziato un rallentamento della crescita dei salari.

Relativamente alla crescita economica Trichet ha dichiarato che il rischio potrebbe essere quello di un’espansione sottotono a causa del caro petrolio, del deterioramento della fiducia dei consumatori e degli squilibri globali, ma le aspettative della banca centrale sono per una graduale accelerazione nella seconda parte dell’anno.

Alla domanda se la Bce avesse preso in considerazione un inasprimento di politica monetaria, Trichet ha risposto che il board ha discusso i pro ed i contro che un rialzo dei tassi di interesse potrebbe avere sull’economia dell’area Euro, avvalorando l’ipotesi che la prossima mossa della Bce sarà nel senso di un restringimento delle condizioni monetarie, decisione che non dovrebbe comunque giungere prima del secondo trimestre del 2006, ammesso che nel frattempo anche i dati macroeconomici evidenzino un consolidamento della crescita.

Asia-Pacifico: la situazione di debolezza del Dollaro, venuta in essere mercoledì e giovedì, ha continuato a beneficiare lo Yen, apprezzatosi fino a quasi 113, per poi ripiegare verso 113,4. Sempre in Giappone, in agosto le spese ordinarie delle famiglie sono aumentate in termini reali del 4,8% sul mese, su base destagionalizzata, più delle attese, portando la variazione tendenziale annua a –0,6%, dal –3,7% di luglio, e sembrando confermare come il progressivo miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro e delle remunerazioni stia lentamente traducendosi in una maggiore attitudine alla spesa per consumi.

Sempre per agosto, il dato preliminare dell’indice nipponico delle condizioni correnti è aumentato a 88,9, dal 30 del mese precedente, a conferma dell’accelerazione della crescita a seguito di un luglio decisamente sottotono, mentre l’indice degli indicatori anticipatori, supposto prevedere l’andamento congiunturale da tre a sei mesi nel futuro, è balzato a 100, livello non più raggiunto dal febbraio 2000, dal precedente 45,5. In settembre, le riserve valutarie nipponiche sono risultate equivalenti a $843,6Mld, in marginale calo.

Commodity: per la quinta sessione consecutiva le quotazioni petrolifere hanno continuato a scendere (-2,3%), toccando un minimo di 60,70 $/b. L’andamento rifletterebbe il calo della domanda ed in particolare il forte rialzo, delle importazioni di carburante.

Tranquillizzante anche l’Aie che nei prossimi giorni deciderà se immettere sul mercato la rimanente parte dei 60 Mln di barili di riserve strategiche promessi a settembre in occasione degli uragani. Ricordiamo che fino ad ora è stato immesso sul mercato l’80% di petrolio accordato.

A cura di A. Cesarano (Responsabile Research and Strategy), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C. Pace (Economista)