MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (06/4/05)

6 Aprile 2005, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’atteso discorso di Greenspan sul tema energia, ha evidenziato un atteggiamento fiducioso sulla possibilità che i prezzi del greggio nei prossimi mesi possano registrare un ridimensionamento. Tra i principali fattori che dovrebbero condurre ad un andamento calante dei prezzi è stata citata l’attesa di un incremento nella costituzione delle scorte, che dovrebbe essere stimolato dalla conformazione della curva del prezzo del greggio che attualmente presenta una pendenza positiva fino alla scadenza di ottobre.

Inoltre Greenspan ha anche aggiunto che, se si ripeterà quanto accaduto in futuro, l’elevato livello del greggio dovrebbe ridurre l’uso dello stesso nel lungo termine. Il capo della Fed non ha fatto cenno all’impatto potenziale del prezzo del greggio sull’inflazione. La view possibilista su un ridimensionamento dei prezzi del greggio, ha però lasciato intendere come il capo della Fed al momento non ritenga vi siano minacce imminenti sui prezzi, pur prendendo atto (nell’ultimo statement) che vi sono maggiori pressioni inflative.

Ieri il Fmi, nel Global Financial Stability Report, ha richiamato l’attenzione sulla necessità che le banche centrali precedano in modo graduale nel processo di rialzo dei tassi, onde evitare rischi di rialzi bruschi dei tassi di mercato soprattutto sul tratto a lungo termine. Sul fronte corporate ieri Moody’s ha tagliato il rating sul debito di General Motors, portandolo al livello minimo di investment grade, con outlook negativo.

In tal modo Moody’s ha allineato il proprio rating a quello già espresso in tal senso da Standard & Poor’s. La stessa Moody’s inoltre ha annunciato di aver preso in esame la possibilità di un taglio del rating di Ford. Alla base di tale decisione soprattutto la perdita di quote di mercato registrata dai due principali produttori di auto Usa.

Europa: l’indice redatto dai direttori di acquisto del comparto dei servizi dell’area Euro di marzo è rimasto invariato rispetto a gennaio. Sul dato ha pesato il calo dei nuovi affari, mentre è leggermente migliorata la sottocomponente occupazionale.

Tra i paesi in controtendenza l’Italia e la Germania che hanno registrato un anomalo miglioramento. In Italia il Tesoro ha diffuso i dati definitivi del deficit pubblico del 2004 che, aggiustato per lo swap sugli interessi, è risultato pari al 3,1% del Pil. Secondo i criteri dettati da Maastricht, il dato rimane comunque in linea con la soglia del 3%.

Intanto Eurostat ha posto sotto esame i conti di Infrastrutture spa e Scip (il veicolo per le cartolarizzazioni). Nel caso in cui la verifica portasse ad una revisione ulteriore della contabilità pubblica italiana, oltre a quella annunciata dal tesoro il 1° marzo scorso, l’Istat a settembre dovrà annunciare le dovute correzioni.

Asia-Pacifico: per lo più in rialzo i maggiori indici azionari della regione, con l’indice Nikkei 225 che ha guadagnato lo 0,45% a Tokio soprattutto grazie al recente allentamento delle tensioni sul fronte caro-energia.

L’azionario nipponico sembra, invece, aver sostanzialmente ignorato il dato preliminare per febbraio dell’indice degli indicatori anticipatori, supposto prevedere l’andamento congiunturale da tre a sei mesi nel futuro, sceso come da attese a 20, dal precedente 54,5, varcando verso il basso la soglia di 50 che separa una situazione di ottimismo da una di pessimismo.

Coerentemente con alcuni recenti dati su produzione e spesa, l’indice delle condizioni correnti è crollato a 16,7, da un livello di 100, rivisto al rialzo, per gennaio. Dopo la chiusura dei mercati, la Banca del Giappone ha reso nota la propria decisione di mantenere invariati i propri obiettivi operativi nell’inondare il sistema di liquidità, sebbene in questo caso il voto non sia stato unanime (8-1), con il voto di dissenso che, secondo il governatore Fukui, non ha riguardato la strategia complessiva, ma la sua implementazione.

Nel mensile Bank’s View, le autorità monetarie nipponiche continuano a prevedere un graduale rafforzamento della ripresa economica, anche grazie alla buona tenuta di investimenti fissi ed utili aziendali, oltre che all’ormai confermata fine del lungo declino dei redditi da lavoro.

Commodity: scendono le quotazioni petrolifere dopo il discorso di Greenspan secondo cui vi potrebbe essere un ridimensionamento del prezzo del greggio. Meno ottimista il Fmi che ha alzato le stime di prezzo del greggio da 37,3 $/b a 46,5 $/b. Oggi sono attesi i dati sulle scorte petrolifere Usa che il consensus vede in rialzo, mentre restano negative le attese per le scorte di benzine e distillati.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista Senior), A. Mercuri (Analista), C.Pace (Economista)