MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (06/07/04)

6 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: deludenti i dati sul mercato del lavoro Usa. Il numero di nuovi posti di lavoro creati è stato pari a circa la metà rispetto alle attese, con il settore manifatturiero che ha ricominciato a perdere posti di lavoro. In lieve calo anche le ore settimanali medie lavorate.

Nel complesso il primo semestre dell’anno è risultato piuttosto positivo con un incremento di nuovi posti di lavoro di circa 1,3 milioni di unità. In sostanza, secondo quanto dichiarato dal NBER, sono stati recuperati tutti i posti di lavoro persi dal momento in cui è terminata la fase recessiva dal novembre del 2001.

Ciò che preoccupa piuttosto è il rallentamento del mercato del lavoro, proprio nella fase in cui si dovrebbe assistere ad un sensibile ridimensionamento del supporto fiscale. Tra le cause che potrebbero rendere non strutturale il recupero fin qui verificatosi vi sono il basso livello del tasso di partecipazione che continua ad essere su livelli minimi da oltre un decennio e la durata media della disoccupazione che staziona ancora sui livelli record da circa un ventennio.

La settimana presenterà pochi spunti dal lato macro, unici dati di rilievo l’Ism non manifatturiero in calendario domani e le scorte all’ingrosso di venerdì. Infine i dati sui nuovi sussidi potrebbero evidenziare un nuovo rialzo, confermando il rallentamento del mercato del lavoro. Oggi i mercati resteranno chiusi in occasione del lungo ponte dell’Indipendence Day.

Europa: inizia oggi la riunione Ecofin in cui l’Italia dovrà convincere i ministri finanziari che la manovra correttiva renderebbe inutile l’invio dell’early warning per il rischio di uno sforamento del rapporto deficit/Pil del 3%. Ricordiamo che lo scorso 28 aprile, Bruxelles ha proposto l’invio di un avvertimento preventivo sulla base delle sue previsioni che, a politiche invariate, stimano un rapporto deficit-Pil del 3,2% nel 2004 e del 4% l’anno successivo. La richiesta è stata poi respinta dall’Ecofin l’11 maggio scorso, rinviando ogni decisione a riguardo ad oggi.

Intanto gli incrementi dei prezzi dei prodotti petroliferi continuano a far sentire i loro effetti. Il Ppi dell’area euro di maggio è infatti cresciuto del 2,4% a/a dall’1,4%, con un incremento della componente energetica del 5,5% a/a, dall’1,3%.

Concorde con l’atteggiamento della Bce, il numero uno del Fmi, Rato, secondo cui le pressioni sui prezzi al consumo non sono ancora elevate né in Usa né in Europa. Rato tuttavia condivide la posizione dei responsabili della politica monetaria nel rimanere vigili sulle spinte inflative.

In settimana pochi saranno i dati pubblicati meritevoli di un’attenzione particolare. Relativamente alla crescita saranno resi noti i dati sugli ordinativi e produzione industriale tedeschi per il mese di maggio che dovrebbero forni maggiori indicazioni sull’avanzamento dello stato economico del paese e le vendite al dettaglio dell’intera area Euro. Infine giovedì sarà pubblicato il bollettino mensile della Bce, che comunque dovrebbe confermare quanto già emerso dal discorso di Trichet.

Asia-Pacifico: i dati del mercato del lavoro statunitense hanno pesato sulla borsa giapponese (il Nikkei 225 cede l’1,53%) e sulle azioni degli esportatori asiatici in generale, con titoli come Toyota e Samsung Electronics, particolarmente esposti data l’importanza del mercato USA per i loro prodotti.

Penalizzati anche i corsi delle aziende legate ai semiconduttori, dopo che gli analisti di Deutsche Bank hanno seguito quelli di Morgan Stanley nell’annunciare che Intel, maggior produttore al mondo di chip, potrebbe non rispettare le previsioni di crescita del fatturato.

Sulla borsa nipponica pesano anche i sondaggi di alcuni dei maggiori quotidiani. Secodno quanto riportato il partito liberaldemocratico del primo ministro Koizumi, ancora visto come un primo ministro riformatore da parte degli investitori esteri, potrebbe perdere voti a favore dei partiti di opposizione nel turno di elezioni di domenica per il rinnovo di metà dei seggi nella camera alta. Il tasso di approvazione dell’operato di Koizumi e’ sceso al 40%, il minimo da quando ha assunto l’incarico, anche per la forte resistenza dell’opinione pubblica al piano di aumentare i contributi obbligatori per le pensioni di stato e la protesta per l’invio di truppe in Iraq. Anche a seguito dell’uscita degli investitori esteri dal mercato azionario nipponico e dell’incertezza legata alle elezioni, lo Yen perde valore in Europa nei confronti del Dollaro, essendo scambiato a livelli vicini al minimo delle ultime quattro settimane.

Commodity: i timori legati ai possibili scarsi rifornimenti nel lungo ponte dell’Indipendence Day hanno continuato a sostenere le quotazioni petrolifere che hanno nuovamente superato i 38 $/b. In rialzo le quotazioni aurifere dopo che i deludenti dati sul mercato del lavoro statunitensi hanno determinato un indebolimento del dollaro.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)