MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (06/05/04)

6 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’indice Ism del settore servizi ha registrato un rialzo rispetto al dato precedente (da 65,8 a 68,4) posizionandosi sul secondo livello record in assoluto. Piuttosto marcato è stata la performance positiva della sottocomponente nuovi ordini (da 62,8 a 65,6, il livello massimo dallo scorso mese di agosto) e di quella occupazionale (da 53,9 a 54,4, pari al livello massimo dal mese di novembre del 2000). Si completa così la pubblicazione di tutti i dati utili per formulare le stime sui non farm payrolls in pubblicazione domani. I dati (consumer confidence insieme con i sua indici Ism) in tal caso sono stati unanimi nell’indicare la possibilità di un recupero del mercato del lavoro. Pertanto un dato sui NFP al di sotto di 150.000 rappresenterebbe un evento inatteso per il mercato.

Nel frattempo, in base all’ultimo sondaggio effettuato da WSJ/NBC News, 6 interpellati su 10 si aspettano un peggioramento dell’economia. Risulta pertanto sempre più determinante la ripresa strutturale del mercato del lavoro. Ieri l Tesoro Usa ha annunciato gli ammontari in asta sul 3, 5 e 10 la prossima settimana. La novità di rilievo è stata però rappresentata dall’annuncio dell’introduzione di due nuovi titoli legati all’inflazione (c.d. TIPS) con scadenze a 5 e 10 anni che dovrebbero consentire al Tesoro Usa di ridurre gli ammontari in emissione su comparto decennale a tassi nominali.

Oggi è attesa la pubblicazione del dato sulla produttività e sul costo del lavoro unitario del primo trimestre. I due dati nel complesso sono particolarmente rilevanti : un aumento del costo del lavoro unitario insieme con un calo della produttività potrebbero essere letti come un segnale di ripresa del mercato del lavoro ama anche di potenziale pressione sui prezzi con possibili penalizzazioni dei bond.

Euro: resta pressoché stabile il Pmi servizi dell’area euro che ad aprile sale a 54,5 da 54,4. Tra le sottocomponenti scende l’indicatore relativo alle aspettative future (64,2 da 66,1), mentre resta a 50 il sottoindice relativo al mercato del lavoro. In Germania l’indice PMI passa da 53,2 a 53,3; in Francia cala da 55,9 a 55, sale in Italia (da 55,2 a 55,8) ed in Spagna (da 53,9 a 55,7).

Sempre in Europa le vendite al dettaglio di marzo sono salite dello 0,9% a/a da –0,1%. Sono salite le vendite dei prodotti alimentari e tabacco (0,8% a/a da –0,2% a/a).

Oggi l’attenzione sarà focalizzata sulla riunione della Bce da cui non dovrebbero emergere cambiamenti al livello dei tassi di interesse, ma sarà interessante la conferenza stampa successiva alla riunione da cui dovrebbero emergere indicazioni sull’orientamento futuro dell’istituto. Lo stesso Rato, neo direttore del Fmi, ha dichiarato che al momento in area euro non vi è alcuna urgenza di procedere con bruschi cambiamenti nei tassi d’interesse, ribadendo quanto già affermato dal G-7 e cioè che l’andamento delle valute deve riflettere la realtà delle varie economie.

Infine oggi è anche attesa la riunione della BoE che, in base alle minute della riunione precedente in cui 8 membri su 9 si erano mostrati a favore di un rialzo, potrebbe procedere con un aumento dei tassi.

Jap: nel primo giorno di contrattazioni dopo le festività nazionali, il Nikkei chiude la sessione in calo dell’1,62%, sotto i 12 mila punti, in attesa dei dati sul mercato del lavoro statunitense di domani da cui potrebbero emergere alcune indicazioni sui tempi di un rialzo dei tassi da parte della Fed. Il calo ha favorito il mercato obbligazionario con il rendimento sul 10 anni sceso intorno all’1,52%.

Commodity: pressoché invariate le scorte petrolifere statunitensi che nell’ultima settimana sono salite di appena 0,1 Mln di barili, mentre salgono le scorte di benzine (4 Mln di barili) che tuttavia restano 5,6 Mln inferiori alla media degli ultimi 5 anni e quelle di distillati (5,6 Mln di barili). Tuttavia le attese di un aumento della domanda di benzine nella stagione estiva ed i livelli record raggiunto dai prezzi delle benzine continuano a sostenere le quotazioni petrolifere salite in prossimità dei 40 $/b, il livello più alto dalla guerra del golfo.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)