MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (05/05/04)

5 Maggio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’attesa riunione della Fed si è conclusa con un comunicato il sui messaggio può essere così sintetizzato: la Fed è orientata verso l’ipotesi di un rialzo dei tassi che dovrebbe però essere graduale e soprattutto considerato alla luce dei dati dei prossimi mesi.
La Fed ha eliminato la parola “paziente” in relazione ai tassi, sostituendola con un’articolata espressione in cui si afferma che “la politica accomodante può essere rimossa ad un ritmo che sarà probabilmente misurato”. Nel complesso le aspettative degli operatori sono sempre rimaste ancorate all’ipotesi di un primo rialzo di 25bps a partire da agosto.

Si è rafforzata l’ipotesi di chi sostiene la possibilità di rialzi successivi di 25bps ciascuno. Allo stesso tempo la Fed ha anche preso atto del fatto che, sebbene vi sia stato un incremento recente dei prezzi, le aspettative di inflazione rimangono però contenute. Insomma, un modo per comunicare al mercato che la Fed al momento reputa gli incrementi dei prezzi non preoccupanti ed in linea con la ripresa cui si sta assistendo.

Greg Ip, in un articolo sul WSJ, ha commentato tale punto dichiarando che i prezzi stanno registrando un incremento del tasso tendenziale contenuto nell’ambito del range 1-2% ritenuto fisiologico da parte della Fed. A tal proposito ricordiamo che il Pce di marzo si è attestato all’1,6%, con la parte core situata su un livello ancora inferiore a quota 1,4%. Lo stesso Ip sottolinea come il cambio di tenore del comunicato abbia come principale scopo quello di evitare una brusca accelerazione al rialzo dei tassi preparando gli operatori all’ipotesi di un rialzo dei tassi contenuto e non immediato. Condividiamo tale tesi. Aggiungiamo che la decisione su un possibile effettivo rialzo entro l’anno, ancora non è da considerarsi scontata.

La Fed attenderà di verificare soprattutto i dati del terzo trimestre, quando, a causa principalmente del calo del supporto della politica fiscale, ci attendiamo dati macro meno favorevoli. Nel frattempo quelli pubblicati continuano ad essere molto positivi come ad esempio gli ordini all’industria di marzo che hanno segnato una variazione del 4,3%, il livello massimo degli ultimi 20 mesi, ma con un rapporto scorte/consegne ancora ai minimi storici. Nel frattempo, qualora i non farm payrolls del prossimo venerdì dovessero collocarsi sopra la soglia delle 200.000 unità, non è da escludere che le aspettative di un rialzo si spostino già al prossimo Fomc del 30 giugno.

Euro: continua la revisione delle stime del Pil italiano che secondo il centro studi Ref nell’anno in corso dovrebbe crescere dello 0,8%, inferiore all’1,2% stimato dalla Commissione europea e all’1,9% del governo che tra l’altro dovrebbe annunciare a giorni le nuove stime. Secondo il Ref, l’Italia dovrebbe crescere meno delle altre economie dell’area. La Germania dovrebbe crescere dell’1%, la Francia dell’1,4% e la Spagna del 3%, con una crescita totale dell’area dell’1,4%.

Le componenti che concorreranno al rallentamento della crescita italiana saranno il calo delle esportazioni, degli investimenti e dei consumi. Sempre in Italia, secondo alcuni voci giunte dalla comunità europea, potrebbe slittare l’early warning, a patto che il paese presenti un piano credibile di rientro del rapporto deficit/Pil, in occasione della riunione Ecofin del 10 maggio p.v.

Migliora la fiducia dei consumatori francesi che ad aprile ha registrato –20 da –22. Il dato porterebbe inoltre a pensare ad un rialzo anche della fiducia delle imprese, che dovrebbero beneficiare di un miglioramento del mercato del lavoro.

Infine in area euro continuano le pressioni sui prezzi con il Ppi che a marzo è cresciuto dello 0,4% a/a, a causa soprattutto del rialzo del prezzo del greggio.

Jap: ultimo giorno di chiusura per i mercati giapponesi. La decisione della Fed di lasciare invariati i tassi di interesse ha penalizzato il dollaro che nella notte si è lievemente indebolito contro Yen scendendo sotto 110.

Commodity: continua la corsa del petrolio con il Wti che ieri è salito oltre i 39 $/b. Le quotazioni risentono del basso livello delle scorte di benzine statunitensi e dei continui attentati in Medio Oriente. Sale l’attesa per la riunione dell’Opec di giugno che dovrebbe decidere il livello delle quote produttive dei paesi membri, i cui commenti al momento sono ancora discordanti. Alcuni paesi infatti ritengono opportuno ricorrere ad un aumento di output, altri auspicano ad un rialzo del prezzo del paniere. Attesi per oggi i dati sulle scorte petrolifere statunitensi.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)