MERCATI FINANZIARI: L’ OUTLOOK (02/07/04)

2 Luglio 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: l’indice Ism del settore manifatturiero ha segnato un lieve calo posizionandosi a quota 61,1. Si tratta dell’ottavo mese consecutivo in cui l’indice si posiziona al di sopra di quota 60, la sequenza più lunga dal 1983. L’indice pertanto ha ridimensionato il brusco calo del Chicago pmi che potrebbe aver risentito maggiormente del calo di vendite nel settore auto.

Il calo dell’indice, benché lieve, è attribuibile in gran parte alla componente nuovi ordinativi che pesa per circa il 30%. Il dato sui sussidi per la disoccupazione settimanali si è posizionato sopra le attese a quota 351.000. La meno volatile media mobile a 4 settimane si è attestata sui livelli massimi da metà aprile. Si tratta di indicazioni che potrebbero manifestare i loro effetti nel corso dei prossimi dati sul mercato del lavoro a partire da quelli relativi al mese di luglio.

Le attese sui dati di giugno, in pubblicazione oggi, rimangono comunque positive, in linea con le buone indicazioni fornite dalla fiducia dei consumatori. I mercati azionari ieri hanno registrato un sensibile calo soprattutto per quanto concerne il settore dei semiconduttori, dove il Sox ha perso circa il 4%. In tal caso hanno inciso negativamente la revisione al ribasso delle stime di fatturato su Intel (trimestrale attesa il 13 luglio) da parte di Morgan Stanley oltre che il peggioramento del giudizio su Yahoo (trimestrale attesa il 7 luglio) da parte di Citigroup.

Incide ovviamente anche il ponte lungo dell’Indipendence Day, che induce gli operatori a prese di profitto, per il timore di attentati. Segnali positivi dal Brasile dove si è registrato il record in termini di surplus commerciale. Le esportazioni stanno infatti registrando un andamento molto favorevole, trainate dal settore agricolo ma soprattutto da quello delle materie prime.

Europa: la Bce ha mantenuto i tassi al 2%. Il presidente Trichet, nella conferenza stampa successiva alla riunione, ha dichiarato che la crescita dell’area è linea con le attese di medio periodo. Secondo l’istituto non è escluso che il tasso d’inflazione resti superiore al 2% anche il prossimo anno. Il presidente ha inoltre ribadito che la Bce non ha alcun bias: Trichet ha però precisato che tale atteggiamento non è da intendersi come disponibilità di tutte le opzioni per la Bce. Tale affermazione potrebbe essere letta come una conferma indiretta di esclusione dell’ipotesi di un taglio dei tassi che era però già tramontata nelle scorse settimane.

Scende il Pmi manifatturiero dell’area euro, evidenziando un rallentamento della crescita del settore. All’interno si evidenzia un calo della componente produzione e nuovi ordinativi. Il calo dell’indice, che comunque resta sopra la soglia 50, conferma il processo di crescita moderata dell’area, facendo inoltre pensare che la crescita del Pil nel secondo trimestre potrebbe essere più moderata del primo. A pesare infine sulle prospettive future anche i rialzi dei prezzi delle materie prime che si riflettono sui prezzi pagati dalle aziende. La sottocomponente infatti sebbene in calo resta su livelli elevati.

Segnale positivo giunge dal mercato del lavoro con la componente occupazionale che ha registrato il livello massimo dal 2001. In Germania per la prima volta in tre mesi calano le vendite al dettaglio: si è trattato del più grosso calo da novembre delineando una forte flessione nel settore abbigliamento e calzature.

Asia-Pacifico: sull’onda delle borse nordamericane il giorno prima, le borse asiatiche hanno registrato un andamento negativo patendo sia i dati macroeconomici statunitensi, interpretati come deludenti per il maggior mercato di sbocco delle esportazioni dell’area, sia il rialzo del prezzo del petrolio a New York.

A farne maggiormente le spese sono stati i titoli delle imprese legate alla produzione di semiconduttori, come la giapponese Tokyo Electron (-3,44%) e la sudcoreana Samsung Electronics (-4,62%), anche a seguito della revisione al ribasso delle stime sul fatturato di Intel da parte di Morgan Stanley.

Il disimpegno degli investitori dall’azionario nipponico ha contribuito al maggior deprezzamento dello Yen nei confronti del Dollaro in tre settimane, con la valuta giapponese che aveva messo a segno un buon guadagno solo il giorno precedente anche grazie alle buone notizie sull’economia nell’ultimo rapporto Tankan. A beneficiare del ribasso delle borse sono stati i titoli di stato nipponici.

Commodity: torna a salire il prezzo del greggio dietro i timori che le continue tensioni geopolitiche possano ostacolare i rifornimenti durante il fine settimana dell’Indipendence Day.

Secondo un’indagine condotta da Bloomberg, il 45% degli intervistati ritiene che la prossima settimana il prezzo del petrolio dovrà ancora scendere a causa anche dell’aumento delle importazioni da paesi Opec. Scendono infine, le quotazioni del rame dopo che i lavoratori cileni hanno deciso di iniziare i colloqui con le autorità spostando eventualmente lo sciopero la prossima settimana.

A cura di A. Cesarano (Responsabile desk Market Research), L. Lorenzoni (Economista), C.Pace (Research Assistant)