MERCATI FINANZIARI:
L’ OUTLOOK (09/03/04)

9 Marzo 2004, di Redazione Wall Street Italia

USA: in assenza di dati macro, l’attenzione ieri si è spostata sulle dichiarazioni del ministro del Tesoro Snow, secondo cui la Fed potrebbe attendere prima di procedere ad un rialzo dei tassi, grazie anche ad un andamento favorevole dell’inflazione. Tali affermazioni hanno dato supporto al recupero dell’Euro verso Dollaro che si è posizionato stabilmente a quota 1,24. Nel frattempo i tassi sui titoli governativi continuano a mantenersi su livelli molto bassi.

Il prossimo mercoledì e giovedì saranno emessi rispettivamente 16Mld$ di titoli a 5 anni e 11Mld$ a 10 anni. Un recente sondaggio effettuato tra 27 money managers, ha evidenziato come la duration media del portafoglio si sia posizionato ai livelli minimi degli ultimi 9 anni. Gli investitori evidentemente sono ancora piuttosto sorpresi dal continuo calo dei rendimenti che, sul tratto decennale, hanno raggiunto i livelli minimi dallo scorso mese di luglio. L’interrogativo che circola tra gli operatori è se il livello critico in termini di tasso (livello cioè oltre il quale sarebbero obbligate ad intervenire con forti acquisti le Gse Usa) sia individuabile in corrispondenza del 3,75% o 3,6% in termini di decennale.

In ogni caso, si rileva nel complesso un atteggiamento di forte sorpresa di fronte ad un’economia che stenta a riprendersi in modo strutturale anche in termini di mercato del lavoro. Sul mercato azionario ieri Texas Instruments ha annunciato a mercati chiusi che nel primo semestre il fatturato potrebbe raggiungere la parte alta del range di stima, grazie al buon andamento delle vendite di chip per cellulari. Nell’ambito dello stesso settore segnaliamo come ieri sia continuato il calo di Intel (-4,32%), che si è posizionata ai livelli minimi da ottobre.

GERMANIA: produzione industriale e ordinativi all’industria a/a%

Euro: proseguono le tensioni all’interno del consiglio direttivo della Bce per la nomina del sostituto dello spagnolo Solans, il cui mandato scadrà a maggio prossimo. I ministri finanziari dell’Unione dovrebbero discutere la questione in occasione della riunione di oggi, ma l’ipotesi di un accordo in tempi brevi appare difficile. La Spagna, appoggiata da Germania, Francia ed Italia, sta cercando di far eleggere come nuovo membro un componente del consiglio direttivo della sua banca centrale, ma il Belgio e l’Irlanda, che non hanno mai avuto propri rappresentanti, stanno proponendo altre nomine. Lo scontro mira a dare un maggiore spazio all’interno della Bce ai paesi maggiori che hanno un peso più consistente all’interno dell’Eurozona in termini di Pil e popolazione.

Con ogni probabilità un accordo prima del prossimo meeting fissato per il 25 marzo, appare improbabile. Ieri le banche centrali europee hanno trovato un accordo circa le nuove vendite di oro sul mercato che entrerà in vigore a partire dal 27 settembre p.v. L’intesa, che è stata siglata dalla Bce, dalle 12 banche centrali dell’Unione insieme alla banca centrale svizzera e a quella Svedese, ha alzato il tetto massimo delle vendite di oro portandolo a 500 tonnellate all’anno per i prossimi 5 anni contro le 400 tonnellate stabilite dall’accordo del settembre ‘99. Sarebbero leggermente più basse rispetto a quanto anticipato in dicembre le stime di crescita ed inflazione dell’area Euro fornite dalla Bce per l’anno in corso. Secondo indiscrezioni fornite a Bloomberg da una fonte anonima vicina alla Bce, le nuove previsioni avrebbero un range medio di crescita dell’1,5% e del 2,4%, nel 2004 e nel 2005 rispettivamente rispetto all’1,6% e al 2,4% precedente, con un’inflazione attesa all’1,7% e all’1,5% dall’1,8% e 1,6% di dicembre. In accelerazione la crescita nel 2006 attesa al 2,7%.

Jap: in calo gli ordinativi di macchinari che a gennaio sono scesi del 12,2% m/m da +8,1% m/m, la variazione più bassa dal 2000. Il dato, buon indicatore dell’andamento delle spese in beni capitali, ha rafforzato l’idea che la ripresa economica proseguirà ad un ritmo abbastanza lento, penalizzata dalla forza della valuta che ha colpito in particolare le principali società esportatrici. Modesto l’effetto delle dichiarazioni del segretario al tesoro Snow sullo Yen sceso a 111,2 vs $ dopo che era salito oltre 112 grazie anche a dei presunti interventi della BoJ sul forex.

Commodity: l’indebolimento del dollaro ha influenzato il prezzo dell’oro tornato sopra i 400 $/oncia. Le banche centrali europee hanno raggiunto ieri in occasione della riunione del G-10 un accordo in base al quale nei prossimi 5 anni le vendite totali di oro non supereranno le 2500 tonnellate. L’accordo valido dal 27 settembre p.v. prevede da parte delle banche una vendita annua massima di 500 tonnellate, in rialzo rispetto alle 400 tonnellate previste dal precedente accordo del 1999-2004. L’intesa è stata firmata dalla Bce e da 14 banche centrali ad eccezione della Gran Bretagna che ha dichiarato di non voler vendere oro nei prossimi anni, sostituita però dalla Grecia. La notizia tuttavia, ampiamente attesa dal mercato, non ha riscontrato importanti riflessi sulle quotazioni aurifere. Sul mercato petrolifero i prezzi del greggio sono scesi sotto i 37 $/b in attesa della pubblicazione di domani dei dati sulle scorte statunitensi.