Mercati: Fed non è una minaccia, puntate su questi settori

30 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Le incertezze sulle azioni delle banche centrali, le continue fluttuazioni sul mercato del petrolio e il consistente apprezzamento del franco svizzero sono tutti fattori che hanno contribuito a un avvio d’anno agitato sui mercati azionari. Ma durante il corso dell’anno emergeranno opportunità.

È quanto affermano gli analisti di Credit Suisse nell’outlook sui mercati per il 2015 secondo cui un eventuale rialzo dei tassi Usa non deve essere considerato una minaccia.

“L’inizio di un nuovo ciclo di rialzi da parte della Fed – un evento chiave da noi previsto nel giugno 2015 – ha storicamente sospinto variazioni della volatilità solo di breve durata. Sebbene le azioni globali abbiano registrato la tendenza a un calo subito dopo il primo rialzo della Fed, di norma i mercati hanno evidenziato risultati positivi nel periodo precedente, e in generale sono tornati a crescere due o tre mesi dopo il cambiamento della politica monetaria della Fed”

Nel complesso il rating della banca elevtica sull’azionario resta neutrale. Preferenze sono espresse nei confrotni dell’area europea e giapponese. L’avvio del Qe da parte della Bce dovrebbe, secondo gli anlaisti “aiutare a sospingere l’attività economica in Eurolandia e determinare un ulteriore indebolimento dell’euro. A sua volta, dovrebbe aiutare le aziende europee a registrare una nuova crescita degli utili, poiché il gap tra gli utili statunitensi ed europei è ai massimi”.

Il Giappone è un altro paese in cui la banca centrale dovrebbe – a detta degli esperti – continuare ad avere un atteggiamento espansionistico. “A fronte del sostegno delle condizioni monetarie, delle interessanti valutazioni, della solidità della dinamica degli utili e delle riforme politiche in corso, a nostro giudizio anche le azioni nipponiche offrono prospettive interessanti”

A livello settoriale, i comparti da favorire sono i beni di consumo ciclici, che dovrebbero trarre vantaggio dalla flessione dei prezzi del petrolio negli USA e dal calo dei tassi in Europa e Giappone. “A nostro giudizio è anche un settore economico, oltre a quello IT, un settore per cui abbiamo anche un giudizio positivo. Mentre, finora, i dati sugli utili sono stati deludenti per le banche negli USA, il programma di QE in Europa dovrebbe aiutare il settore finanziario in generale, e manteniamo prospettive positive per tale settore”.

Per quanto riguarda le valute, gli analisti notano che la volatilità è cresciuta sostanzialmente nelle ultime settimane poiché i mercati si sono focalizzati sempre più sulle decisioni della banca centrale. La BCE ha deciso di avviare una nuova tornata di misure di stimolo, che sono andate anche al di là delle previsioni di mercato. Ciò continuerà a generare una pressione sull’euro, in particolare contro i dollaro Usa. Il 15 gennaio, la Bns ha inaspettatamente deciso di non difendere più il tasso di cambio minimo di 1.20 per la coppia eur/chf. Il CHF ha registrato immediatamente un incremento rispetto a gran parte delle divise, ed è finito in un territorio significativamente sopravvalutato rispetto alla gran parte delle altre principali valute, in particolare in rapporto all’EUR.

Nel prossimo futuro gli esperti credono che il mercato testerà la capacità della BNS di mantenere il valore del CHF in linea al conseguimento del suo obiettivo per l’inflazione, o tramite un intervento valutario o tramite tassi d’interesse più bassi. Un’ulteriore reazione sproporzionata del CHF è quindi possibile nel breve termine, ma, nel complesso, riteniamo che una posizione neutrale sul cambio EUR/CHF sia adeguata ai livelli attuali. Per quanto riguarda infine la sterlina, quest’ultima ha registrato un certo indebolimento per via di una posizione più conciliante della banca centrale britannica. Prevediamo ancora che la sterlina evidenzierà un’outperformance rispetto all’euro, ma restiamo neutrali in rapporto al dolaro Usa. (mt)