MERCATI DOPO LA TEMPESTA: LA PAROLA D’ORDINE E’ MANTENERE LA CALMA

7 Maggio 2010, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Caos. Panico. Sell-off.

Ieri sera, i telefoni suonavano ininterrottamente, e le uniche domande che arrivavano erano: “ma cosa sta succedendo?!?!?” (in termini, naturalmente, molto più coloriti).

Difficile individuare con certezza le micro-cause dei movimenti avvenuti, ma le macro, sono chiare: paura di ulteriori crisi.

Ieri il governatore della Banca Centrale Europea, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la consueta conferenza stampa che si tiene dopo la decisione sui tassi (chiaramente, lasciati all’1%), ha dichiarato di non avere discusso con il board riguardo alla situazione ellenica, e che la unica cosa che può dire è che esclude categoricamente un fallimento della Grecia. E i mercati…

Sono partiti dei movimenti molto violenti su borse ed fx: ad un certo punto avevamo il Dow americano che perdeva quasi il 10%, seguito dalle altre borse, ed i cross yen che sembravano saliti sulle montagne russe (potete trovare i dettagli tecnici ed i livelli nella sezione dedicata all’analisi tecnica).

Ad appesantire i movimenti che erano già in atto, secondo voci circolanti tra i desk internazionali, ci sarebbe stato un trader di Citi che ha inserito un prezzo per 1 billion anziché per 1 million sull’azionario, scatenando il panico più assoluto (sembra tra l’altro, che la Sec americana sia in procinto di aprire un’indagine, tesa a svelare i motivi di questa operazione – se per errore oppure consapevolmente – e a verificare se i controlli tesi ad evitare il cosiddetto snowballing fossero in atto oppure no).

A tutto questo dobbiamo aggiungere che le elezioni in Gran Bretagna hanno avuto un risultato deludente, in quanto i Tory guidati da David Cameron sono risultati essere la forza politica più significativa britannica, ma siederanno in parlamento senza godere della maggioranza assoluta. Una chicca da aggiungere alla già tumultuosa situazione è che alle ore 22 inglesi, alla chiusura dei seggi, c’erano ancora molte persone in fila per poter esprimere il proprio diritto di voto ma che non hanno potuto farlo. Ci sono stati anche degli scontri con le forze dell’ordine proprio per questi motivi.

Le banche ieri erano impazzite. Fornivano prezzi che alla fine non avevano dietro la liquidità sufficiente per essere eseguibili, e si continuavano a cercare delle alternative presso altri istituti, che chiaramente dovevano sia quotare il prezzo che coprirsi a mercato, ed il risultato è stato evidente.

Adesso occorre mantenere la calma e cercare di carpire ulteriori informazioni sull’accaduto.

Certo è che, una volatilità del genere, non si vedeva dall’inizio della crisi finanziaria e dobbiamo solo sperare che sia stata soltanto una fiammata del mercato e non un’anticipazione di qualcosa di più grosso.

Un’ultima nota sull’EurChf: la fortissima discesa iniziata ieri, possibilità che avevamo individuato nel morning di ieri, ma che è stata di gran lunga più pesante del pensabile. Questo movimento ha anticipato tutto.

Dopo giornate come quella di ieri, che per la fortuna di molti capitano solamente poche volte nell’arco di una vita, non è semplice ritrovare facilmente degli spunti per la giornata entrante: in maggior parte perché ovviamente i livelli sono molto ampi.

Iniziamo dall’eurodollaro che, nella confusione più totale ed in anticipo rispetto a quanto ipotizzabile, è giunto molto vicino al livello di partenza del movimento di risalita dell’anno passato, 1.2470: da notare che in quattro giorni la veloce discesa ha prodotto un arretramento dell’euro di 800 punti.

Molto complesso trovare ora un livello di arrivo, se l’euro dovesse risollevare il capo: la linea che abbiamo sempre seguito nelle ultime settimane, che transita oggi a 1.3380, è evidentemente inutilizzabile. Forse osservando un grafico più di breve è possibile notare un’area di congestione a 1.2730.

Molto preciso il movimento di UsdJpy messo a segno ieri. Il cambio infatti ha ricominciato a muoversi, con una volatilità impressionante, a favore dello yen giungendo in una giornata dal livello di stabilità, prossimo a 94, precisamente sino a il precedente minimo di 88.15.

I prezzi nei minuti successivi al doppio minimo si erano già ripresi e di fatti questa mattina ci troviamo a 91.90: come livello interessante di resistenza troviamo ora 92.70, che molti di voi ricorderanno essere stato il livello di supporto per molti giorni, indicato proprio dalla linea di tendenza rialzista dal primo raggiungimento di 88.15, visto a marzo.

Anche per quanto riguarda il cambio UsdChf è stato registrato il “quasi” raggiungimento di un livello precedente di grande importanza: parliamo del picco del 18 maggio scorso a 1.1260. Continuiamo a considerare questo livello per le prossime ore aggiungendo come supporto, al movimento di salita, un livello a 1.1020.

Il cable fa eccezione a quanto visto sino ad ora in quanto i prezzi non si sono “accontentati” di un minimo precedente per arrestare la pressione ribassista. Forse complice l’incertezza derivante dalle elezioni nel Regno Unito, la sterlina ha continuato a perdere terreno tutta la notte senza cenni di recupero ed andando oltre alla forte area di supporto a 1.4790. Dal punto di vista grafico questa rottura complica lo scenario notevolmente, non avendo ora riferimenti sino al prossimo supporto di 1.44. Consideriamo per le prossime ore il precedente livello di supporto a 1.4790, come resistenza ad un’eventuale risalita del cambio.

Parlavamo ieri del cambio EurChf, affermando che l’eccessivo restringimento dei prezzi non sarebbe potuto perdurare oltre… ma onestamente non ci si attendeva una discesa di tale entità. I prezzi sono così giunti oltre il precedente minimo storico di 1.4130, arrivando a toccare 1.40 figura.

Non ci sono livelli passati a cui affidarsi per un’analisi tecnica precisa: quello che possiamo dire è, ovviamente, che posizioni favorevoli ad una ripresa della moneta unica non possono non tenere in considerazione questo nuovo minimo come livello cautelativo. Probabilmente il livello di resistenza si trova ora a 1.4360, parte alta del range mantenuto dal cambio sino alla rottura ribassista di ieri.

Molta pressione ribassista, ovviamente, anche sul cambio AudUsd. È stato ampiamente superato il livello di supporto a 90 figura (che ora diventa il prossimo livello di resistenza) aprendo la strada ad un ribasso che potrebbe giungere al livello di supporto più interessante degli ultimi mesi: stiamo parlando di 0.8580, livello a cui si sono concentrati parecchi minimi da settembre dell’anno scorso.

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