Mercati: correzione di maggio non è la stessa di un anno fa

19 Giugno 2019, di Alessandra Caparello

La storia sembra ripetersi guardando alla fase di correzione dei mercati avvenuta a maggio visto che ha mostrato alcune similitudini con quella che ha caratterizzato la parte finale del 2018.

In entrambi i casi, sottolinea il Team Investimenti di Pramerica SGR, l’origine prevalente della correzione va ricercata nella volontà del presidente Donald Trump di incrementare il livello di scontro commerciale con la Cina, a cui è seguita una reazione non eccessivamente aggressiva da parte del governo di Pechino.

Ma a differenza del 2018 ci sono alcuni elementi di differenza e che, affermano gli analisti, sono riconducibili al contesto macro, all’orientamento delle banche centrali e al quadro politico.

In merito al contesto macro, quello attuale si caratterizza per una stabilizzazione delle dinamiche di crescita, a differenza del 2018 quando si registrava un deterioramento continuo del quadro globale. Inoltre, si è assistito a un cambio significativo dell’orientamento delle politiche monetarie, soprattutto da parte della FED. Per quanto concerne il quadro politico, i risultati delle elezioni per il Parlamento Europeo hanno in larga parte confermato le indicazioni della vigilia e hanno di fatto eliminato il rischio di un’avanzata significativa dei partiti populisti.

Alla luce di questi elementi – dicono gli esperti – a correzione di maggio non anticipa una fase recessiva, ma si può ragionevolmente considerare come una correzione all’interno di un trend che resta sostanzialmente positivo.

Per quanto riguarda le asset class, lo scenario centrale sui mercati azionari resta quello di un trading range. Coerentemente con questa view, a fine aprile l’investimento nell’asset class azionaria è stato ridotto, ipotizzando che il mercato avesse raggiunto un livello di equilibrio coerente con lo scenario di rallentamento/stabilizzazione. La correzione di maggio ha riportato i mercati su quelli che potrebbero essere considerati i livelli minimi del range, nel quale dovremmo muoverci nei prossimi mesi. Pertanto, nella parte bassa del range è opportuno accumulare posizioni per poi andarle a ridurle quando verrà raggiunta la parte ritenuta più alta. Questo movimento di trading range dovrebbe continuare fino a settembre/ottobre, quando eventuali tensioni legate all’Italia potrebbero avere effetti, seppure limitati, sui mercati.