Società

MERCATI:
DA OGGI SI RIPARTE
MA PER DOVE?

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(WSI) –
Da domani mattina, tutti al lavoro, sul serio. E quindi è opportuno ridisegnare la mappa di quello che può succedere. In attesa degli appuntamenti-chiave di settembre per l´economia americana, è opportuno (a beneficio di chi non ha portato troppi giornali in spiaggia) fare qualche ragionamento su quanto è emerso durante il mese di agosto.

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Mettiamo sotto la lente prima di tutto la Federal Reserve degli Stati Uniti (il vero cuore dell´economia mondiale), che nella riunione dell´8 agosto ha mantenuto invariati i tassi al 5.25%. Si è fermata, insomma, dopo ben 17 rialzi consecutivi dei tassi di interesse. E questo rappresenta certamente una novità, e anche grossa. Ma dietro una decisione che i mercati avevano in larga parte previsto, ci sono tanti problemi. Dai verbali della riunione (le cosiddette minute) resi noti da pochi giorni emerge infatti un Comitato Fed (il Fomc, che decide in materia di costo del denaro in America) diviso come rare volte è accaduto di percepire.

Alcuni dei suoi autorevoli membri (i capi delle Fed regionali) si mostrano preoccupati per la continua salita dell´inflazione. Altri più per il rallentamento economico (che sistemerebbe da solo il problema dell´inflazione, ma aprirebbe quello della crescita) e alcuni infine per tutti e due insieme. Alcuni manifestano (in quella riunione) il timore che si vada verso un rallentamento con inflazione (la famosa e temuta stagflazione). E questo sarebbe lo scenario peggiore perché legherebbe le mani alla banca centrale americana che non potrebbe più ridurre i tassi per ridare slancio a un´economia in frenata.

Per i mercati l´argomento Fed-inflazione-crescita è cruciale. Il rally di agosto dei mercati, sebbene fatto su volumi ridotti (e questo va tenuto presente), è partito proprio dallo stop nel rialzo dei tassi e da un dato tranquillizzante di inflazione: tutto questo insieme di buone notizie ha riportato i mercati a scommettere su temi rischiosi quali mercati emergenti e le obbligazioni ad alto rendimento.

Cosa succederebbe ora se settembre portasse notizie di segno opposto? Intanto, la creazione di posti di lavoro ed altri indicatori congiunturali (usciti venerdì) sembrano suggerire che per ora non siamo di fronte ad un rallentamento “tragico” dell´economia, ma per avere la vera parola decisiva per i mercati dovremo attendere i dati di inflazione di agosto per gli Stati Uniti (15 settembre) e la successiva riunione della Fed (20 settembre). Quindi oggi è un po´ presto per stare tranquilli.

Infatti qualche rischio per i mercati c´è ancora. Il rialzo di agosto, avvenuto come di consueto su volumi ridotti (giova ripeterlo), può facilmente tornare indietro se le condizioni economiche generali che l´hanno favorito si rivelassero ingannevoli, insomma se lo scenario a settembre dovesse rivelarsi diverso e contrario. In fondo, come notava un analista di una grande banca estera (veramente gufo), la differenza fra questo mercato e quello di fine 1999, è che allora investitori non indebitati compravano titoli di aziende troppo indebitate, e sappiamo com´è finita. Ora invece investitori molto indebitati comprano titoli di aziende sanissime, e vediamo se la fine sarà diversa.

Dietro la battuta è facile comprendere dove sta il pericolo. I recenti movimenti di mercato sono stati guidati da denaro preso a prestito e investito in temi rischiosi per poter guadagnare sulla remunerazione di tale rischio. Ma è ovvio che un cambiamento percepito come permanente nelle condizioni economiche e monetarie mondiali può facilmente condurre alla chiusura di molte posizioni in titoli rischiosi e quindi alla repentina discesa dei loro prezzi. E, in termini più chiari, al repentino crollo dei mercati.

In sostanza, fin qui le Borse e i mercati sono andati avanti nella convinzione di essere seduti su un´economia americana in dolce frenata, con poca inflazione e quindi con una banca centrale decisa e non toccare più il costo del denaro. Ma, se tutto questo dovesse essere ribaltato entro i primi venti giorni di settembre, allora anche i mercati dovrebbero ribaltarsi, e anche molto in fretta.

Per evitare questo servono molte cose. Serve che nei mesi successi lo “scenario di agosto” risulti confermato. Il che significa che il rallentamento della congiuntura americana dovrà essere morbido. Ma significa anche che la Federal Reserve non dovrà più disturbare nessuno (nel senso che i membri del Fomc potranno riunirsi per prendere un tè o qualcosa di più forte, ma senza toccare i tassi di interesse).

Questo comporta però che l´inflazione americana USA risulti essere sotto controllo. In sostanza, se salta lo “scenario di agosto”, quello che ha spinto la banca centrale americana a chiudere il capitolo dei rialzi del costo del denaro, allora i mercati possono andare incontro a guai molto seri. E questo proprio mentre il Dow Jones si avvia a ritoccare il suo massimo di tutti i tempi (dalle parti di 11 mila e 700).
La sensazione, insomma, è quella di essere su un crinale. E nessuno può dire che cosa succederà nei prossimi venti giorni.

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