MERCATI AZIONARI: NULLA DA TEMERE

30 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Mario Spreafico, direttore di Citigroup investimenti Italia in questo intervento delinea la strategia del gruppo, con alcuni spunti di grande originalità e una visione economica improntata a una ripresa di forte dinamismo in Europa. “La nostra valutazione sui mercati azionari non è cambiata rispetto a quella degli ultimi mesi ed è sostanzialmente positiva”, esordisce Spreafico. “Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una correzione assolutamente normale nell’ambito di un trend solido. Rimaniamo perciò positivi sull’Europa, moderatamente positivi sul Giappone e riteniamo che il mercato Usa sia in linea con la crescita economica del paese”.

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Per quanto riguarda gli Stati Uniti la crescita economica viene ritenuta buona e finora il rialzo dei tassi non avrebbe causato un forte rallentamento dell’economia: qualche rischio viene segnalato dal mercato immobiliare che sta dando segni di rallentamento. Ad ogni modo allo stato attuale gli utili aziendali statunitensi dovrebbero risultare in linea con la situazione relativamente florida dell’economia.

L’Europa è invece considerata più indietro rispetto agli Usa nel ciclo economico e ha ancora ampio margine di miglioramento, di cui già ci sono segnali. Il miglioramento dovrebbe coinvolgere tutte le maggiori economie dell’Eurozona, Germania, Francia, Italia.

Considerando il fatto che gli utili delle società europee hanno a messo a segno una performance ottima in un’economia stagnante, di fronte a una situazione di crescita economica le prospettive migliorerebbero ulteriormente. “Anche nella difficile situazione italiana vediamo dei miglioramenti”, aggiunge Spreafico. “Stanno uscendo segnali incoraggianti da vari indicatori, quali ad esempio gli ordinativi alle industrie del mese scorso. Noi puntiamo molto su un cambiamento da un economia trainata dall’export a una guidata dalla domanda interna. Ci aspettiamo un cambiamento strutturale di questo genere nel vecchio continente”.

Un certo ottimismo viene dimostrato anche nei confronti di un eccessivo ribasso del dollaro, cosa che molti sembrano temere. “Sinceramente non ci aspettiamo un movimento drammatico sulla valuta americana”, continua, è vero che gli Stati uniti hanno squilibri di partite correnti giganteschi, però è altrettanto vero che vi è ancora un differenziale di tassi decisamente forte, cosa che molti sembrano spesso non considerare. Quanto all’inflazione, a fronte di prezzi delle materie prime in crescita da anni, le aziende sono riuscite però a operare una forte riduzione del costo del lavoro, il che è stato un elemento fondamentale nel contenimento del rialzo dei prezzi”.

Per quanto riguarda l’altro settore sotto pressione, il reddito fisso, secondo Citigroup investimenti Italia, bisogna fare una premessa: negli ultimi anni ci siamo abituati a mercati completamente correlati. Non a caso l’azionario è andato su, il reddito fisso pure, le materie prime non ne parliamo, mentre i cambi, nonostante periodi di decise oscillazioni, tutto sommato sono rimasti entro un range tale da non influenzare più di tanto l’andamento delle varie asset-class. Nelle ultime settimane sul reddito fisso ci sono state prese di beneficio tali da riequilibrare un poco i corsi e fare uscire l’obbligazionario dalla situazione di bolla speculativa, che in parte ne ha caratterizzato l’andamento nel 2005 e all’inizio del 2006. Negli ultimi giorni si è verificato in piccola parte un flight-to-quality verso i lidi più sicuri dell’obbligazionario.

Indicazioni interessanti anche sui settori azionari: “Tendenzialmente ci piacciono le società con un basso livello di indebitamento; alcune cose buone si possono trovare tra i finanziari, soprattutto banche, alcuni tecnologici e i titoli industriali. Ovviamente puntando su una crescita della domanda in Europa questi titoli risultano particolarmente appetibili. Sconsiglieremmo invece le commodity che sono impegnate in una fase di correzione; dopo un periodo di soddisfazioni fortissime sono adesso in una fase di incertezza, che coinvolge anche il settore dell’energia, che pure ha fondamentali molto buoni.

Non nascondiamo il fatto che noi puntiamo molto sulle soft commodity, come ad esempio cacao e caffè. Sta cominciando, infatti, un fenomeno che diventerà una delle più grandi sfide economiche del futuro: trasformare la Cina soprattutto, ma anche le altre economie dell’area Bric (Brasile, Russia, India e Cina – ndr), in consumatori, alzando così il loro livello di domanda interna. Il consumo di cacao e caffè tende a crescere all’aumentare del reddito pro-capite e non possono essere certo sostituiti da produzioni locali in posti come la Russia. Sono stati fatti seri studi in proposito che mostrano come la crescita economica stia modificando le abitudini alimentari dei cittadini delle nazioni interessate”.

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