McKinsey: azionario sta perdendo il suo appeal in tutto il mondo

8 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ una rivoluzione alle porte quella che ridisegnerà il mappamondo finanziario. Tempo dieci anni e le azioni non giocheranno più il loro ruolo centrale nei mercati del capitale. Questo andrà a creare un vuoto tra la domanda degli investitori e le esigenze che hanno le aziende per finanziare la loro crescita. E’ quanto risulta da uno studio firmato da McKinsey Global Institute, secondo cui la quota di attività finanziarie globali in azioni quotate in Borsa dovrebbe assottigliarsi a circa il 22% entro il 2020 dall’attuale 28%, che traccia il mondo che verrà.

Gli esperti hanno calcolato che “questo divario ammonterà a circa 12.300 miliardi di dollari nei diciotto paesi presi in considerazione; sarà soprattutto palese nei mercati emergenti, anche se il fenomeno interesserà anche l’Europa”. Da qui la convinzione degli analisti che il costo per la raccolta del capitale da parte delle aziende potrebbe salire, costringendole a dover ricorrere al debito per finanziare la loro crescita. Soprattutto le banche, che si trovano a fronteggiare costantemente il problema di raccogliere ulteriori fondi, potrebbero avere difficoltà nel riuscire a finanziarsi con il ricorso al mercato azionario, viste le previsioni di un allentamento di interesse da parte degli investitori.

La volatilità in aumento, l’invecchiamento della popolazione nelle economie mature e la ricerca di investimenti alternativi saranno i fattori che concorreranno a decretare la fine del ruolo centrale delle azioni, in particolare nei paesi avanzati. Sarà a quel punto che i mercati emergenti diventeranno la forza trainante in grado di plasmare il nuovo sistema finanziario. Oggi gli investitori che operano nei paesi avanzati detengono quasi l’80% delle attività finanziarie in tutto il mondo. Fra dieci anni non sarà più così.

Un assaggio di quel che avverrà è in realtà già sotto gli occhi di tutti. Nell’ultimo decennio, le attività finanziarie dei mercati emergenti sono cresciute del 16,6% su base annua, a un tasso quasi quattro volte superiore al rialzo degli asset nelle economie dei paesi avanzati. Precisamente, nel 2010 tali attività si sono attestate a un valore di $41 trilioni, incidendo sul valore globale degli asset per il 21%, contro la quota di appena il 7% del 2000.

A seconda dello scenario che si prende a modello – conclude lo studio del McKinsey Global Institute – gli asset finanziari dei mercati emergenti cresceranno ancora, tra il 30 e il 36% nel 2020 sul valore totale, ossia tra i 114 e i 141 trilioni di dollari.