Maxi iniezione liquidità Bce: non funziona ed è tossica per le banche

13 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Con la crisi dei debiti sovrani sempre presente e lungi dall’essere stata sconfitta, quali saranno le prossime mosse della Bce? L’istituto di Francoforte guidato da Mario Draghi ha proceduto a massicce iniezioni di liquidità, per un valore di 1.000 miliardi circa, per sostenere le banche.

Con le “famose” operazioni LTRO, la Bce ha finora tentato di arginare la minaccia del credit crunch, erogando finanziamenti a tre anni alle banche che hanno partecipato alle sue due aste. L’ultima è avvenuta alla fine di febbraio.

La verità, tuttavia, è che nelle ultime settimane i mercati dei debiti dei paesi periferici dell’Eurozona sono tornati punto e a capo. La strategia ha avuto sì effetti, permettendo alle banche di acquistare i titoli di stato, frenando dunque una fase di sell off sui bond che stava portando realtà come Italia e Spagna, nel baratro (per il contestuale aumento dei tassi sui titoli di stato); ma la fase di entusiasmo è stata sostituita dal ritorno della consapevolezza, da parte degli operatori, che nulla è cambiato sul fronte dei fondamentali.

“Aumentano le conferme sul fatto che l’operazione LTRO è piuttosto tossica per le banche e non sta funzionando – ha detto, nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg, James Nixon, responsabile economista presso Société Génerale ed ex funzionario della Bce – Non penso che ce ne sarà un altro”.

A questo punto, cosa potrebbe fare dunque la Bce? Dei 22 economisti interpellati da Bloomberg nel corso di questa settimana, 17 prevedono che la Bce sarà costretta a ripristinare il programma Securities Markets Program, ovvero il programma di acquisto dei bond, mentre solo uno ritiene che l’istituto opterà per una nuova operazione di finanziamento alle banche. Nove sono dell’idea invece che la Bce potrebbe considerare l’eventualità di erogare prestiti agli istituti di credito, ma con scadenza minore, di 1 o 2 anni.

“Gli stress in atto sul mercato costringeranno alla fine la Bce a ripristinare il programma di acquisto dei bond, ma ciò non sarà imminente – ha detto Ken Wattret, responsabile economista dell’area Euro presso BNP Paribas a Londra – Tentare di trovare un accordo sarà difficile”.

Ad avallare l’ipotesi del cambio di strategia sono state comunque le recenti dichiarazioni di Benoit Coeure, membro del Comitato esecutivo della Bce, che ha lasciato la porta all’eventualità di un nuovo round di acquisti di bond spagnoli. Intanto Jacques Cailloux, responsabile economista presso Royal Bank of Scotland ha così affermato: “C’è qualcosa di sbagliato quando si acquistano asset che erano considerati rischiosi a novembre, e che di colpo a gennaio non vengono più considerati totali. Stiamo assistendo al peggio che potevamo prevedere. Fino a quando la situazione sul mercato dei debiti sovrani peggiora, le banche saranno messe sotto ulteriore pressione. Si tratta di un fattore estremamente negativo”.

Intesa Sanpaolo è un caso poi indicativo. La banca italiana, fa notare Bloomberg, ha ricevuto 36 miliardi di euro con le aste della Bce, e la somma è stata in parte utilizzata per acquistare debito italiano. Ma le sue quotazioni sono scese quest’anno del 7,3% contro l’indice Bloomberg Europe Banks and Financial Services, che racchiude 43 società tra banche e istituti finanziari, che dagli inizi del 2012 è salito del 7%. Altro esempio, quello della società di erogazione di mutui madrilena Bankiter, che ha utilizzato i finanziamenti a tre anni della Bce per acquistare titoli di stato nel breve termine, e che ha visto il titolo crollare quest’anno del 26%.