MATTEO ARPE: FIGURARSI SE E’ FUORI DEL SISTEMA

22 Novembre 2009, di Redazione Wall Street Italia
Questo articolo e’ tratto da ChicagoBlog, il blog di Oscar Giannino, che ringraziamo. Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Matteo Arpe, l’ex amministratore delegato prodige di Capitalia allontanato poi dai soci e da Geronzi, ha illustrato di recente programmi e prospettive di Banca Profilo, la piccola investment bank di cui la sua Sator ha rilevato il 55%, salvandola.

Competenze taglienti ed ego all’altezza non mancano, all’ex giovane banchiere e alla sua squadra di fedelissimi. Ha puntato su tre concetti che, se perseguiti sul serio, nel mondo bancario italiano – e non solo – sarebbero pressoché rivoluzionari. Il primo è l’indipendenza “vera”, vantata rispetto a tutti gli altri soggetti. Bene: non resta che metterla alla prova dei fatti, rispetto ai soci noti di Sator, tra cui la fondazione MPS, Moratti, gli Angelini, i D’Amico, API holding, il gruppo Santarelli. Il secondo è la mancanza di conflitti d’interesse. Benissimo: e anche su questo vale quanto detto sopra, non si chiede di meglio e parleranno i fatti. Il terzo è, invece, singolare: “il valore del denaro dipende anche dai soggetti che lo detengono”, ha detto. E’ davvero un buon principio? No.

Secondo me, no. da liberale, liberista e financo da italiano: no. Coi primi due princìpi, è evidente che Arpe intende distaccarsi dal modo in cui la Mediobanca con Cuccia per decenni, con Geronzi adesso, conduce i suoi affari. Vedremo, di sicuro ce n’è un gran bisogno: ma non è che per esempio Luigi Spaventa, compagno di Arpe in Sator, scenda dall’empireo e non sia fittamente intrecciato a interessi che contano eccome, in Italia.

Ma il terzo principio proprio no, non mi convince. Sembra una versione azionista sui patrimoni dell’elitismo finanziario che Cuccia applicava ai patti di sindacato, quando diceva che le azioni non si contano, ma si pesano.

Il denaro ha lo stesso valore chiunque lo detenga, e i limiti al suo utilizzo come strumento di pagamento possono essere posti solo dall’autorità pubblica, mediante sequestro cautelare o confisca nei casi in cui esso sia provento supposto di reati o mezzo stesso del loro compimento. Se il banchiere dichiara che si sostituirà allo Stato, distinguendo detentori di denaro “buono” da quelli di denaro “cattivo”, ci sta solo dicendo che userà criteri non trasparenti.

Chi saranno, i supposti “galantuomini”, visto che non dovrebbero essere certo gli amici degli amici, poiché Arpe dichiara di esser libero da conflitti d’interesse? Gli sconosciuti che vengono troppo dal basso? Coloro che non sanno parlare troppo bene l’inglese? Gli imbecilli troppo arrischiati e assetati di ritorni a doppia cifra? E dire che Bruno Visentini ripeteva sempre che Cuccia su una cosa aveva ancor più ragione che su altre: il compito del banchiere è separare i denari dai cretini che li detengono.

Direte voi: ma no, quanto la fai lunga, Arpe ha enunciato il suo principio sull’odore del denaro parlando di scudo fiscale. E’ ovvio che si riferisca a soggetti magari non troppo specchiati, tra coloro che regolarizzano capitali costituiti all’estero. Ah beh, ma se si tratta di questo allora Arpe sbaglia ancor più di grosso. E’ innanzitutto per recuperare alla base imponibile proprio quei capitali “sospetti”, che lo scudo serve, almeno nella sua versione “nobile”, essendo poi largamente invece prevalente l’altra, quella cioè di recuperare alla bell’e meglio il massimo di gettto possibile per il futuro per non tagliare spesa pubblica.

Scriveva Vilfredo Pareto, 114 anni fa: “in quest’Italia si preferisce indurre il contribuente a ritenere meno colpevole la distrazione di somme dalle sue tasche a fini di supposto interesse generale che ohimé ingrassano invece i politici e gli inefficienti amministratori pubblici, piuttosto che liberamente costituire in Paesi meno rapinosi del nostro i frutti del proprio lavoro”.

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Prende forma la nuova Banca Profilo targata Matteo Arpe. Il nuovo piano industriale 2010-2012 ha visto oggi la luce. Il cda dell’istituto presieduto da Matteo Arpe ha approvato il nuovo piano che arriva a conclusione della prima fase di ristrutturazione aziendale “necessaria a restituire solidità patrimoniale, risanamento economico ed efficienza operativa”, rimarca la nota dell’istituto milanese.

Tra luglio e ottobre 2009 sono stati conclusi i due aumenti di capitale per un totale di circa 100 milioni di euro (70 milioni riservati ad Arepo BP, controllata del Fondo Sator; 29,8 milioni in opzione agli azionisti), operazioni che, unitamente alla tranche di ulteriori 10 milioni oggetto di collocamento presso investitori istituzionali e professionali, portano il coefficiente patrimoniale di vigilanza consolidato a circa il 25%.

Le linee strategiche di sviluppo contenute nel piano industriale puntano alla focalizzazione del business nel settore del Private Banking attraverso l´offerta di servizi di consulenza specialistica e gestione personalizzata del patrimonio complessivo della clientela. Basi operative per la crescita organica e per vie esterne saranno l´Italia e la Svizzera, dove ha sede la controllata ginevrina Sociètè Bancaire Privèe (Banque Profil de Gestion dal 1 dicembre 2009).

Tra gli obiettivi reddituali al 2012 del gruppo Banca Profilo c’è una raccolta totale da clientela a fine triennio pari a 8,4 mld di euro, di cui 5,1 mld Banca Profilo. La crescita dell’organico nel triennio è attesa del 48%, con ricavi consolidati a oltre 100 mln di euro nel 2012. Il cost income a fine fiennio è visto al 59%, con Roe al 16,8%.

L’obiettivo al 2012 in Italia è di oltre 60 banker in Italia distribuiti su 10-12 filiali. Il piano prevede anche la possibilità di una crescita per linee esterne che sarà comunque limitata al massimo al 25% delle nuove masse con una forte disciplina in termini di creazione di valore. Per le attività svizzere del gruppo si prevede di raggiungere importanti obiettivi di crescita nel 2012 in termini di raccolta, superiore a 3 mld di euro, e di ricavi, ad oltre 30 milioni.