Mascherine Coronavirus: le aziende italiane che si sono riconvertite

30 Marzo 2020, di Alberto Battaglia

Si moltiplicano le iniziative delle aziende italiane, che stanno riconvertendo la propria produzione verso quei prodotti più importanti per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Uno sforzo che, dal 26 marzo scorso, può contare anche sull’aiuto di stato: presentando una domanda a Invitalia, infatti, è possibile ottenere una fetta dei 50 milioni di euro che il governo ha stanziato per incentivare la produzione di mascherine a alti prodotti utili nella lotta contro il virus, ventilatori, occhiali, camici e tute di sicurezza.
Per accedere all’incentivo è sufficiente essere un’impresa costituita in forma societaria (anche società di persone): non ci sono vincoli di dimensione.

Mascherine, l’impegno della filiera della moda

Confindustria Moda e Cna Federmoda hanno annunciato un protocollo di intesa che porterà la produzione di mascherine “chirurgiche”, da parte della filiera della moda, da 350mila a 1,45 milioni al giorno nel giro di 3 settimane.
Secondo quanto affermano le due organizzazioni si sono già riconvertite il 15% delle aziende del circuito moda.

Nell’ambito del settore sono numerosi i grandi marchi che hanno deciso di destinare parte delle proprie linee produttive alla causa della solidarietà. Ecco alcuni nomi che hanno deciso di produrre, nello specifico, le mascherine.

  • Prada: già dal 18 marzo la casa di moda italiana ha avviato la produzione di 110mila mascherina per fornire il personale sanitario della Regione Toscana.
  • Gucci (gruppo Kering): il marchio italiano di proprietà francese ha donato in tutto 1,1 milioni di mascherine.
  • Gruppo Zegna: parte degli impianti della società in Italia e in Svizzera sono stati riconvertiti per la produzione di mascherine mediche.
  • Klopman, società leader nell’abbigliamento da lavoro ha avviato la produzione di 700mila mascherine protettive al mese.
  • Herno,  l’obiettivo per la società guidata da Claudio Marenzi, è quello di produrre circa 10.000 camici al mese e 25.000 mascherine, che andranno rifornire in particolare l’ospedale di Verbania (Lago Maggiore).
  • Altri nomi della filiera della moda “convertiti” alle mascherine sono, inoltre, la Miroglio di Alba (Cuneo), Calzedonia, Marzotto, Forall Pal Zileri, Brunello Cucinelli.